Alla fine l'hanno spuntata gli spagnoli. Dcoop e Acesur hanno chiuso l'accordo per acquisire Deoleo, superando la proposta della cordata formata dall'italiana Pietro Coricelli e dalla spagnola Migasa. È un'operazione da 520 milioni di euro che merita attenzione soprattutto per le conseguenze che potrebbe avere sull'organizzazione del mercato oleario internazionale, ben oltre la pur considerevole cifra sul tavolo.
La vera particolarità dell'intesa sta nella natura dei due acquirenti
Da un lato c'è Dcoop, una delle maggiori organizzazioni cooperative agricole spagnole, che ha un ruolo di primo piano nella raccolta e nella commercializzazione dell'olio. Dall'altro troviamo Acesur, un importante gruppo industriale privato, presente da tempo nel confezionamento e nella distribuzione internazionale. Parliamo di due realtà che operano in momenti differenti della filiera e che, pur avendo interessi non sempre coincidenti, hanno deciso di affrontare insieme un investimento di queste dimensioni. L'operazione potrebbe consentire di collegare più strettamente la produzione agricola ai mercati di consumo.
Anche perché Deoleo porta in dote un patrimonio commerciale costruito nel corso di molti decenni. Carbonell, Hojiblanca, Carapelli, Sasso e Bertolli sono marchi conosciuti in numerosi paesi, con una presenza consolidata nella grande distribuzione. Bertolli presenta peraltro una situazione particolare: il marchio appartiene alla giapponese Mizkan, mentre Deoleo lo utilizza nel settore dell'olio d'oliva attraverso specifici accordi di licenza. Una delle condizioni previste per il perfezionamento dell'acquisizione è infatti che Mizkan non comunichi, entro due mesi dall'annuncio, l'intenzione di risolvere determinati accordi di licenza.
Una rete distributiva internazionale con marchi già affermati
Disporre di una consistente produzione di olio è certamente importante, ma poter contare su una rete distributiva internazionale e su marchi già affermati permette di raggiungere direttamente il consumatore e di partecipare alla formazione del valore del prodotto confezionato. La Spagna, che rappresenta da tempo il principale produttore mondiale di olio d'oliva, ha già un peso considerevole nel confezionamento e nell'esportazione. L'eventuale integrazione di Dcoop, Acesur e delle attività di Deoleo potrebbe rafforzare ulteriormente questa posizione sui mercati internazionali.
Per l'Italia l'esito della trattativa lascia qualche motivo di riflessione. Carapelli, Sasso e Bertolli sono nomi che appartengono alla storia della nostra industria alimentare e che continuano a essere associati, soprattutto all'estero, alla tradizione gastronomica italiana. Da molti anni, tuttavia, le vicende proprietarie di questi marchi si sviluppano al di fuori dei confini nazionali. Non assistiamo quindi alla perdita di aziende fino a ieri italiane, ma a un ulteriore passaggio nella concentrazione di attività che hanno ormai una dimensione internazionale.
Il punto sull'Italia
Questo allontanamento dei centri decisionali dal territorio d'origine solleva però dubbi concreti sul ruolo futuro degli stabilimenti italiani, sulle politiche di approvvigionamento e sulla gestione dei rapporti con i fornitori. Non sono questioni secondarie, soprattutto considerando che l'identità commerciale di un marchio non coincide necessariamente con l'origine dell'olio confezionato. Un marchio storicamente italiano può commercializzare, nel rispetto delle disposizioni sull'etichettatura, oli provenienti da paesi diversi. Si tratta di una distinzione ben conosciuta dagli operatori, ma decisamente meno evidente per una parte dei consumatori.
Lo spiraglio per un maggiore coinvolgimento imprenditoriale italiano nella gestione di questi brand si era aperto proprio con la partecipazione di Pietro Coricelli nella cordata concorrente insieme a Migasa. L'offerta di Dcoop e Acesur è stata invece preferita anche per ragioni diverse dal prezzo. Nella comunicazione ufficiale del 5 novembre, Deoleo ha sottolineato che la proposta prescelta era interamente finanziata, prevedeva un numero limitato di condizioni sospensive e presentava, nel complesso, un minore rischio di esecuzione rispetto alle altre offerte ricevute.
Italia-Spagna, due sistemi organizzativi differenti
L'esito della gara ripropone comunque una questione che riguarda da vicino il nostro sistema oleario. In Spagna il processo di aggregazione ha favorito la crescita di grandi organizzazioni cooperative e industriali, capaci di gestire quantità importanti di prodotto e di sostenere investimenti sui mercati internazionali. In Italia, soprattutto nella fase agricola, la frammentazione continua invece a rappresentare un limite strutturale. Questo non significa che il modello spagnolo debba essere necessariamente imitato. L'olivicoltura italiana presenta caratteristiche diverse, con una grande varietà di cultivar, territori e produzioni di qualità che costituiscono un patrimonio da conservare. Abbiamo anche imprese industriali e commerciali di notevole esperienza. Resta però la difficoltà di raggiungere, attraverso forme di aggregazione e collaborazione, dimensioni adeguate a competere con gruppi sempre più grandi.
Anche il mercato dell'olio sfuso potrebbe risentire del nuovo assetto proprietario
L'integrazione fra una grande organizzazione cooperativa e un importante gruppo di confezionamento potrebbe modificare l'organizzazione degli acquisti, con una maggiore concentrazione degli approvvigionamenti e nuovi equilibri nei rapporti commerciali con i fornitori. È presto per prevedere eventuali conseguenze sulle quotazioni, che continueranno a dipendere principalmente dall'andamento delle campagne produttive, dalle disponibilità di olio e dalla domanda. Per le imprese commerciali indipendenti e per i mediatori che operano abitualmente nei rapporti fra produzione e industria sarà comunque un'evoluzione da seguire con attenzione.
L'acquisizione, peraltro, non è ancora definitiva. Dovranno arrivare le autorizzazioni antitrust in Spagna e negli Stati Uniti, oltre a quelle relative agli investimenti esteri in Italia e all'approvazione dell'assemblea degli azionisti. I tempi stimati per i procedimenti autorizzativi sono di sei-otto mesi.
Sul piano finanziario, i 520 milioni rappresentano il valore d'impresa attribuito a Deoleo Holding. Alla società quotata Deoleo S.A., per la partecipazione del 50,99% detenuta nella holding, dovrebbe spettare un corrispettivo indicativamente compreso fra 190 e 200 milioni di euro, soggetto agli aggiustamenti contrattuali e alle somme da trattenere in garanzia. Rimane da definire l'eventuale destinazione agli azionisti delle somme incassate.
Cosa ci insegna l'operazione Deoleo
Al di là degli aspetti societari, la vicenda merita una riflessione da parte dell'intero comparto italiano. Da anni discutiamo della necessità di aggregare l'offerta, rafforzare le imprese e valorizzare maggiormente la nostra produzione. Sono obiettivi sui quali esiste un consenso abbastanza diffuso, ma che incontrano ancora molte difficoltà nella loro realizzazione. L'operazione Deoleo mostra quanto sia diventato importante disporre non soltanto della materia prima, ma anche delle strutture industriali, dei marchi e dei canali attraverso i quali l'olio arriva al consumatore. La Spagna continua a investire in questa direzione, mentre l'Italia deve ancora trovare un equilibrio tra la salvaguardia delle proprie peculiarità produttive e la necessità di una maggiore presenza industriale e commerciale sui mercati internazionali.
Non è tanto una questione di nazionalità dei marchi. Il punto è capire quale ruolo potranno avere domani le nostre imprese nelle scelte che riguardano la produzione, gli approvvigionamenti e la distribuzione dell'olio d'oliva. La vendita di Deoleo è un'occasione per tornare a parlarne, andando oltre le dichiarazioni di principio.
L'immagine di apertura è un concept di Olio Officina generato da AI