Il bando, con la documentazione necessaria per parteciparvi, sarà pubblicato sul sito di Agea. Per ora si sa poco di concreto. Agea non comunica. Molti produttori sono giustamente in allerta, preoccupati delle sorti di un tale tesoretto. Che fa certamente gola a molti.

Veniamo al punto. Il Masaf attraverso Agea si fa carico di acquistare olio extra vergine di oliva Dop e Igp per l’ammontare complessivo di 16 milioni di euro. Non sono pochi.

Quest’olio sarà destinato quale aiuto alimentare agli indigenti. È cosa buona e giusta, direbbero nelle chiese. Andare incontro a chi ha bisogno è un’operazione sempre meritoria, ma l'intervento che prevede la fornitura minima di 1.809.954 litri di olio, pone una serie di dubbi.

Le confezioni devono essere da litro. Anche se i disciplinari delle varie Dop e Igp lo consentono, di fatto sul mercato si trovano bottiglie perlopiù da mezzo litro, proprio allo scopo di far meglio percepire il valore. Invece, in questo caso, visto che di bottiglie da litro sugli scaffali non se ne trovano, sarebbe una eccezione che rompe gli schemi, seppure si tratti di forniture che saranno veicolate fuori dai consueti circuiti commerciali. Però conta l’azione in sé: contribuire a creare un elemento di rottura.

C’è chi lavora per generare valore, e chi invece per svilire il valore che con fatica si va creando.

Per rimanere alla pura cronaca, questa operazione attinge ai finanziamenti del Fondo sociale europeo Plus. Il ministro Francesco Lollobrigida esprime tutta la sua soddisfazione, quando afferma che con questa misura si mettono insieme due priorità del Governo: sostenere le famiglie che vivono una condizione di difficoltà e valorizzare una delle eccellenze più rappresentative dell'agroalimentare italiano". 

È giusto secondo voi tutto ciò?

In linea di principio, sì: ogni azione a favore degli indigenti è lodevole e va incentivata.

Rimanendo nella logica della linea di principio, ci viene spontaneo osservare che l’idea di optare per gli oli Dop e Igp significa solo contribuire a svilire il valore intrinseco degli oli certificati.

Il ministro sostiene che "i prodotti Dop e Igp sono un patrimonio che deve essere accessibile anche a chi fatica ad arrivare a fine mese”, ma la questione in realtà è ben diversa. Perché, o si attribuisce un valore a un olio con indicazione geografica, o lo si banalizza.

Sostanzialmente, un olio che nasce per generare valore non può essere snaturato ricorrendo a simili espedienti, seppur con nobili e generosi principi di solidarietà verso chi ha bisogno.

A una attenta osservazione della realtà, questa operazione sembra più un soccorso – peraltro discutibile – agli oleari in difficoltà, o semplicemente in cerca di risorse, che non agli indigenti. Quest’ultimi accetterebbero anche un olio 100% italiano senza stare a sindacare se certificato o meno Dop Terra di Bari, tanto per citare una attestazione di origine a caso.

Certo è che chi vincerà il bando a queste condizioni lo si può ben intuire.

Un operatore osserva giustamente che – cito virgolettando e mettendo in evidenza:

"Il 4 agosto Coldiretti, Unaprol e FOA Italia hanno chiesto al ministro Lollobrigida un bando per acquistare olio extra vergine italiano destinato agli indigenti, indicando anche l’obiettivo di alleggerire le giacenze della filiera.

Il 23 ottobre il Ministero ha annunciato un intervento da 16 milioni di euro per l’acquisto di almeno 1.809.954 litri di olio EVO DOP/IGP. Il capitolato richiama esclusivamente la campagna olivicola 2025/2026, mentre la nuova campagna è già iniziata. 

La domanda è inevitabile: perché limitare la fornitura alla vecchia campagna, anziché consentire anche l’olio della campagna 2026/2027, purché conforme a tutti i requisiti?

Ma c’è un secondo problema, altrettanto importante.

Le giacenze di olio Dop e Igp sono monitorate attraverso il sistema Frantoio Italia dell’Icqrf. La disponibilità del prodotto certificato non è distribuita uniformemente tra denominazioni e territori. Se una gara richiede una determinata annata, la platea dei fornitori potenzialmente in grado di partecipare può restringersi drasticamente.

Che cosa significa, in concreto, per le imprese della Calabria, della Sicilia, della Toscana e delle altre regioni produttrici? Quali denominazioni dispongono effettivamente di quantità sufficienti della campagna richiesta? Quanti operatori possono soddisfare i requisiti dei singoli lotti? 

Sono domande alle quali Agea deve rispondere con dati verificabili.

Il fatto che una regola sia formalmente uguale per tutti non basta a escludere effetti distorsivi, se la disponibilità del prodotto richiesto è concentrata in poche denominazioni o presso pochi operatori.

E il contesto rende la questione ancora più rilevante: chi ha chiesto il bando aveva indicato pubblicamente anche l’obiettivo di alleggerire le giacenze. È quindi legittimo domandare se il requisito temporale sia stato valutato in modo da garantire un accesso effettivamente aperto e neutrale alla procedura.

Non stiamo chiedendo di abbassare gli standard qualitativi o di derogare ai disciplinari Dop/Igp. Chiediamo l’esatto contrario: requisiti motivati, controlli rigorosi e pari opportunità per tutti gli operatori capaci di fornire prodotto conforme.

C’è infine l’interesse delle persone destinatarie dell’aiuto. L’olio deve essere conforme e presentare caratteristiche qualitative adeguate al momento della consegna. Perché non valutare anche il prodotto della nuova campagna?

Sedici milioni di euro di risorse pubbliche richiedono risposte chiare.

Perché è stata scelta esclusivamente la campagna 2025/2026?

Quali operatori e denominazioni possono concretamente partecipare?

Perché non ammettere anche la campagna 2026/2027?

Chiediamo al Ministero e ad Agea di chiarire questi punti prima che la procedura prosegua e di valutare una rettifica che consenta l’ammissione di entrambe le campagne, nel rispetto dei disciplinari e dei requisiti di qualità. 

La solidarietà non deve diventare una barriera alla concorrenza. E il denaro pubblico deve essere speso con trasparenza, nell’interesse dei beneficiari e dell’intera filiera”.

Bene, fin qui il virgolettato che abbiamo riportato fedelmente.

Ora, la questione, a ben riflettere, è che gli indigenti in questo caso costituiscono solo il pretesto per favorire l’accesso di un beneficio economico proprio a vantaggio di quelle realtà che, paradossalmente, per varie ragioni non hanno saputo gestire e far fruttare al meglio gli oli di cui disponevano, peggio ancora se dall’origine certificata. 

Se sbaglio mi “corriggerete”, certo, ben volentieri, ma qui, di fatto, si insiste con il foraggiare un comparto che da decenni a fasi alterne chiede sempre emolumenti e non sa stare in piedi sulle proprie gambe – il che è assurdo.

Afferma Lollobrigida: "Con questo intervento mettiamo a valore circa 16 milioni di euro di fondi europei destinati al contrasto della povertà, trasformandoli in un aiuto concreto per le persone in difficoltà. È questa la direzione che vogliamo seguire: utilizzare al meglio le risorse disponibili per rispondere ai bisogni sociali e, allo stesso tempo, sostenere il sistema produttivo nazionale".

Voi ci credete?

In apertura, particolare di un'opera di Pierre Marie Louis Vidal (1849-1925) ("Cubierta para La Vie à Montmartre"), foto di Olio Officina