C'è aria di nervosismo in Spagna. Si parte da un nome, Antonio Luque, e da un peccato originale, la perdita, nel 2014, del brand premium Hojiblanca. E ora torniamo all'oggi.
L’azzardo di Antonio Luque su Deoleo: la parabola del marchio Hojiblanca e la complessa partita industriale per la poltrona
Per comprendere a fondo il nervosismo e i colpi di coda mediatici che stanno agitando il fine settimana del settore oleario spagnolo, è necessario riavvolgere il nastro della storia agroindustriale andalusa esattamente di dodici anni. La complessa partita per l'acquisizione di Deoleo non è soltanto una sfida milionaria per il controllo del leader di mercato; per Antonio Luque, presidente del colosso cooperativo Dcoop, rappresenta un tentativo quasi ossessivo di chiudere un cerchio storico. Un cerchio aperto nel 2014 con una scelta strategica che oggi molti operatori definiscono il peccato originale della sua intera carriera.
Il peccato originale del 2014: una scalata fallita e la perdita di Hojiblanca
Per capire perché nel 2014 Dcoop cedette la titolarità di Hojiblanca — il brand premium che rappresentava l'orgoglio, l'identità e lo sforzo industriale di generazioni di olivicoltori andalusi — bisogna svelare il vero piano di Antonio Luque di allora. L'obiettivo profondo del presidente non era affatto una ritirata strategica, bensì l'esatto contrario: Luque voleva scalare Deoleo dall'interno per arrivare a gestire e governare l'intero gruppo agroindustriale, imponendo la visione della sua cooperativa.
I suoi piani di comando si scontrarono però frontalmente con l'ingresso nel capitale del fondo d'investimento britannico CVC Capital Partners. CVC, forte del suo peso finanziario e intenzionato a imporre logiche di gestione puramente manageriali e globali, ingaggiò un duro braccio di ferro con il presidente andaluso. Luque perse nettamente quella partita di potere: messo all'angolo dal fondo e privato di qualsiasi reale spazio di manovra sulla governance del gruppo, fu costretto a una ritirata che si rivelò fallimentare.
Per mascherare la sconfitta politica e l'impossibilità di controllare il colosso oleario, Dcoop decise di smantellare la propria presenza azionaria (cedendo il suo 9,9%), lasciando però nelle mani di Deoleo e di CVC il gioiello di famiglia: il marchio Hojiblanca. Un addio che per la base agricola si tradusse in una mutilazione identitaria. Oggi, a dodici anni di distanza, Luque tenta il grande colpo di spugna: guidare una cordata (in tandem con Acesur) per riacquistare Deoleo e riprendersi a caro prezzo quel marchio che la sua stessa fallimentare strategia di gestione aveva lasciato alla finanza internazionale.
Il fronte interno: la crisi con Pompeian (Devico) e il divorzio americano
A rendere lo scenario attuale ancora più critico per Luque è la profonda instabilità che sta logorando le fondamenta stesse del suo impero commerciale. La base associativa e le alleanze strategiche di Dcoop non sono più un blocco monolitico: da tempo è evidente una crisi profonda e insanabile tra Luque e la famiglia Devico, la potente dinastia di origine marocchina alla guida del colosso statunitense Pompeian.
La storica joint venture transatlantica tra Dcoop e Pompeian è ufficialmente in discussione. Negli ambienti finanziari e sulle testate specializzate si rincorrono con insistenza indiscrezioni sull'intenzione di arrivare a una liquidazione delle quote di una delle parti. Questa complessa situazione di stallo societario priva Luque del suo storico scudo sul mercato nordamericano e indebolisce la sua credibilità contrattuale proprio nel momento di massimo sforzo sul dossier Deoleo. Se il legame con i Devico dovesse spezzarsi, Dcoop perderebbe il controllo diretto sul canale distributivo più ricco del mondo.
La strategia del fango contro i propri clienti
Davanti a una trattativa che si è rivelata molto più complessa del previsto, e di fronte alle indiscrezioni che vedono l'asse transfrontaliero Coricelli-Migasa(Farmers Elite Global) in forte vantaggio sul piano economico (530 milioni di euro contro i 510 del blocco spagnolo), Luque ha abbandonato la diplomazia commerciale. Negli ultimi giorni, il presidente di Dcoop ha cercato di sollevare un polverone politico e mediatico, lanciando accuse pesantissime sulla perdita di "spagnolarità" di Deoleo e attaccando frontalmente i rivali nella corsa all'asset.
Il paradosso macroeconomico, che qualunque operatore del settore conosce perfettamente, è che questa dura campagna mediatica è diretta contro aziende che rappresentano i principali clienti industriali di Dcoop. Ogni anno, Deoleo, Coricelli e la stessa Migasa acquistano volumi colossali di olio sfuso andaluso dai silos di Dcoop per alimentare le proprie linee di confezionamento. Attaccare pubblicamente i propri migliori acquirenti pur di spuntarla in una gara d'acquisto è un azzardo commerciale che rischia di compromettere equilibri commerciali delicatissimi.
L’incubo del post-signing: il rischio di perdere tre clienti e la poltrona
Fino a quando la CNMV non pubblicherà il comunicato definitivo di "Hecho Relevante", nessun vincitore potrà essere proclamato, e la partita rimarrà del tutto aperta a colpi di scena . Tuttavia, se i fondi CVC e Alchemy dovessero confermare la preferenza per la solidità finanziaria e la complementarietà dell'asse Migasa-Coricelli, l'effetto boomerang per Luque rischierebbe di essere devastante.
La ritorsione sullo sfuso: una volta preso il controllo di Deoleo, il nuovo blocco integrato Migasa-Coricelli-Deoleo avrebbe la facoltà immediata di ridisegnare la propria politica di approvvigionamento, azzerando o tagliando drasticamente i contratti di acquisto di sfuso con Dcoop e spostando i flussi finanziari verso altre reti di produttori andalusi.
Per Dcoop questo scenario significherebbe una crisi di liquidità immediata e l'impossibilità di liquidare i soci a prezzi competitivi. A quel punto, la base agricola andalusa presenterebbe il conto a un presidente che ha perso il marchio Hojiblanca nel 2014 dopo uno scontro frontale con CVC, la cui partnership con Pompeian è al collasso e che rischierebbe di perdere, nel 2026, i tre più grandi clienti di sfuso della cooperativa in un colpo solo. Per Antonio Luque, la difesa disperata di questo weekend potrebbe non essere l'inizio di una riconquista, ma l'atto finale della sua lunghissima carriera.
In apertura, foto di Olio Officina