Codice Oleario

Avviamento e messa in marcia del frantoio

Expertise. Tecnologia olearia, andata e ritorno, la seconda puntata. Svariati inconvenienti possono verificarsi. Come comportarsi? La tipologia delle verifiche dipendono dal tipo di impianto installato. A chi affidarsi? E’ possibile richiedere all’azienda fornitrice dell’impianto la consulenza di un esperto di processo

Michele Librandi

Avviamento e messa in marcia del frantoio

Partiti!? A seconda della latitudine e della maturazione, della tipologia di prodotto da trasformare e dei tempi di consegna delle macchine, in questo momento ci sono frantoi già partiti, che stanno per farlo o che sono alle prese con il primo avviamento e la messa in marcia.

Storicamente l’apertura dei frantoi avveniva “dopo i morti”, come succede ancora in tante zone d’Italia, anche se ormai in moltissimi casi l’inizio della campagna coincide con il mese di ottobre, e in alcuni areali anche a fine settembre (ad esempio in qualche zona della Sicilia).

Si tratta naturalmente di momenti delicati, l’avviamento e la messa in marcia di un frantoio equivalgono un po’ alle qualifiche e al warm up di una gara, volendo usare un gergo motoristico.

Innanzitutto è bene chiarire la differenza tra i termini: per avviamento si intende l’accensione delle macchine una volta completata l’istallazione (Leggi QUI la puntata precedente) o il rimontaggio delle macchine a inizio campagna, mentre la messa in marcia avviene una volta che l’avviamento ha dato esiti positivi, e consiste nell’utilizzare le macchine con il prodotto, le nostre amate olive.

Detto questo, è ovvio che l’avviamento assuma un’importanza diversa nel caso in cui si tratti del primo avvio in assoluto.

In questo caso è l’installatore professionale a verificare che il montaggio sia stato ben eseguito e sia finalmente possibile mettere in moto le macchine. Durante l’avviamento tutti i motori vengono provati “a vuoto”, ovvero senza prodotto, e viene verificato il corretto cablaggio elettrico.

Svariati inconvenienti possono verificarsi durante un’installazione, e l’avviamento consente di far collimare tutte le componenti dell’impianto, in modo che l’insieme possa funzionare così come gli ingranaggi di un orologio. Rientra tutto nella norma, tranquilli!

Banalmente, può succedere che un motore giri al contrario, che sia necessario serrare le tubazioni di carico e scarico, che si debbano regolare i sistemi di pompaggio o verificare la corretta sequenza della partenza delle coclee di scarico sanse.

Un’altra verifica importante è quella relativa all’impianto termoidraulico, affinché si raggiungano tempestivamente le temperature desiderate e la portata d’acqua sia sufficiente a far funzionare correttamente le macchine.

Naturalmente la tipologia delle verifiche da effettuare o degli inconvenienti che si possono presentare in sede di avviamento dipendono dal tipo di impianto installato.

Gli impianti di tipo elettromeccanico sono certamente più semplici e questo favorisce un più rapido avviamento, mentre con impianti provvisti di sistemi di automazione i controlli da eseguire sono ben maggiori e richiedono più tempo. In quest’ultimo caso sono i cablaggi elettrici ad assumere un’importanza vitale, e la maggiore attenzione viene posta nel quadro elettrico, vero cuore dell’impianto.

Spesso il funzionamento dell’intero impianto viene comandato da un display che può essere integrato nello stesso quadro elettrico o installato a parte, nei pressi delle macchine o in area dedicata ma comunque centrale rispetto alle sezioni di gramolazione ed estrazione/separazione.

In alcuni impianti sono installati anche dei veri e propri monitor che permettono alla clientela di visualizzare il “tragitto” delle proprie olive, comodamente dalla sala di attesa. In questi casi gli impianti sono forniti di sistemi di rilevazione delle temperature e dei tempi di gramolazione su ogni singola gramola, con l’indicazione del nome della partita lavorata.

Il primo avviamento è dunque un momento vissuto in presenza dell’installatore professionale, mentre gli avviamenti successivi, che si ripresentano di campagna in campagna, vengono solitamente effettuati dal personale di frantoio, che ha acquisito dimestichezza con le macchine e che contatterà l’installatore solo in caso di necessità.

La messa in marcia, come dicevamo, avviene successivamente all’avviamento e con l’utilizzo del prodotto.

E’ bene che la messa in marcia avvenga qualche giorno prima rispetto all’inizio vero e proprio della campagna o al giorno previsto di apertura del frantoio al pubblico, questo per avere il giusto tempo eventualmente necessario a sistemare qualche piccolo o grande inconveniente. In particolare, in caso di nuove attività e dunque di neo-frantoiani, la messa in marcia è il momento in cui viene effettuata la formazione e l’istruzione del personale di frantoio al corretto utilizzo delle macchine. In alcuni casi è possibile richiedere all’azienda fornitrice dell’impianto la consulenza di un esperto di processo, che possa presenziare per un numero di giorni stabiliti in sede di contratto, anche successivamente alla messa in marcia, al fine di facilitare la formazione dell’operatore/i addetto/i all’impianto.

Il frantoiano (esperto o nuovo) si preoccupa quindi di approvvigionarsi di un certo quantitativo di olive necessarie alle prove, utili non soltanto per verificare il corretto funzionamento dell’impianto, ma necessarie anche a togliere quel difetto di metallico che si ripresenta ogni volta che le macchine vengono rimesse in marcia. Il primo olio estratto deve dunque essere stoccato a parte una volta prodotto.

La prima messa in marcia in assoluto consente di verificare che tutte le macchine funzionino correttamente, che vi sia la giusta portata di lavaggio e frangitura, che i sistemi di termoregolazione funzionino a dovere, che il decanter sia provvisto dei giusti livelli di uscita acqua e olio e che la separazione, laddove presente, avvenga correttamente e consenta di ottenere un olio privo di impurità e ben chiarificato. In alcuni casi la separazione viene sostituita o integrata dalla filtrazione, naturalmente questo richiede la messa in marcia anche dei sistemi di filtraggio, laddove vengano utilizzati in linea ovvero subito dopo l’estrazione o la separazione.

Se del caso, vengono apportate le opportune regolazioni, che sarà sicuramente necessario rivedere anche con il prosieguo della campagna, ovvero al variare delle cultivar, della maturazione e delle condizioni meteo, per citare alcuni casi. Affronteremo questi argomenti nella prossima puntata.

Buona olivagione a tutti!

Prima puntata. L'installazione.

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Riccardo Pavia

Riccardo Pavia

20 novembre 2013 ore 01:38

Sig. Ricchi, anch'io opero come broker e mi fa piacere incontrare un collega, ed ancor di più leggere la sua interessante analisi sulla quale concordo pienamente.

Ma aggiungo che questo atteggiamento ''furbesco-truffaldino'' finalizzato ad ottenere vantaggi commerciali e di portafoglio con forme e modi differenti va avanti da quando esiste un mercato dell'olio in questo paese. Senz'altro sarebbe utile una riflessione sugli aspetti etici e di legittimità di determinate pratiche, sia riguardo al passato che al presente. Ma oggi ancor più utile e soprattutto urgente sarebbe una presa di coscenza immediata da parte di tutti gli attori della filiera e delle istituzioni, una presa di coscienza su cosa sia oggi il mercato globale dell'olio e su quali siano le strade per 1-sopravvivere e 2-riemergere come leader a livello mondiale.

Sembra che i grandi attori non se ne rendano conto, ma proseguendo di questo passo l'Ilalia olivicola, non solo degli agricoltori e della campagna, ma anche quella dell'industria e soprattutto del marchio e dela qualità Italiana, MORIRÀ.

Il punto più preoccupante è che la grande industria non sembra molto interessata. Chi ha capitali riesce a sopravvivere o a riadattarsi decentralizzandosi, aprendo nuove sedi all'estero, e nei paesi produttori e consumatori nuovi protagonisti. Chi può svende i propri marchi come nel caso dei nomi noti venduti agli Spagnoli.

Tutto questo cosa significa? Che il futuro dell'olio d'oliva non sarà in Italia, che i grandi capitali e know-how si trasferiranno altrove, e che tanto per cambiare sarà la povera gente a rimetterci, gli agricoltori, i contadini, i lavoratori, gli operai i professionisti, un'importante pezzo di economia e di storia di un paese che una volta di più verrà svenduto al miglior offerente in base agli interessi particolaristici di pochi.

Riccardo Pavia

Riccardo Pavia

14 novembre 2013 ore 17:23

Sig. Caricato, condivido a grandi linee il suo commento. In buona sostanza 1)non si fa nulla di importante per sbloccare e superare la crisi dell'olivicoltura italiana 2)scandalosamente, di fronte ad una situazione drammatica si continua a reagire NASCONDENDOSI dietro LA FOGLIA DI FICO, come se questo potesse bastare, scandalizzandosi di fronte alle cose più palesi e note, e sostenendo discorsi francamente ridicoli come quello che paesi ALTRI dall'ITALIA non siano in grado di produrre olii di qualità eccellente, quando ormai nel mondo globalizzatto di oggi, TUTTI PIANTANO OLIVI (anche la CINA!) e TUTTI sono in grado di produrre olio DI ECCEZZIONALE QUALITÀ, anche e soprattuto con i mezzi ''MODERNI'' dell'OLIVICOLTURA INTENSIVA e della MECCANIZZAZIONE.

E' come se l'Italia soffocata da una cappa di oscurantismo medioevale, mentre il mondo intero disquisisce delle meraviglie e dei misteri di un SISTEMA SOLARE appena scoperto, CONTINUASSE in casa sua a PARLARE di come sia BELLO VIVRE SULL'UNICO PIANETA INTORNO AL QUALE TUTTI GLI ALTRI CORPI CELESTI RUOTANO!

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