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E blend sia

Altra puntata della nostra inchiesta sul blending, dove per ora ci limitiamo a riportare le considerazioni degli addetti ai lavori. Questa settimana vi presentiamo i punti di vista di Paolo Barbiero del Frantoio di Valnogaredo, di Nicola Monterisi dell’azienda agricola omonima, di Maurizio Tamellini, dell’Azienda La Contarina, e di Rino Matone dell’azienda Tenuta Zuppini. E voi, cosa ne pensate? (6. continua)

Olio Officina

E blend sia

Abbiamo dedicato un intero numero della rivista trimestrale OOF International Magazine, il quinto, al tema del blend. Gli strilli di copertina recitano: Arte e scienza del blending. Extra vergini a misura di mercato.

La rivista trimestrale cartacea di Olio Officina, pubblicata in doppia lingua italiano/inglese, è possibile richiederla scrivendo a posta@olioofficina.eu, e, per chi voglia abbonarsi, è sufficiente cliccare QUI.

Sul web, in Olio Officina Magazine, stiamo riportando, a puntate, alcune delle tante risposte che abbiamo ricevuto su nostra sollecitazione, ringraziando quanti hanno voluto esprimere il proprio parere.

 

L’INCHIESTA

DOVENDO SPIEGARE AI NON ADDETTI AI LAVORI COS’E’ IL BLENDING, COME LO DEFINIREBBE?

Paolo Barbiero, Frantoio di Valnogaredo: Il blending è un insieme di caratteri che si completano a vicenda, ottenendo un prodotto finale equilibrato e armonico.

Nicola Monterisi, Azienda Agricola Nicola Monterisi: Blending vuol dire miscelare oli ottenuti da diverse cultivar di olive. 

Maurizio Tamellini, Azienda La Contarina: Io produco due monovarietali e due blend. Quindi alla vostra domanda rispondo che il blend è  un incontro di sapori tra varietaà diverse con lo scopo di ottenere complessità di sensazioni. 

Rino Matone, Azienda Tenuta Zuppini: Il blending è la massima espressione di un grande assaggiatore, che prima lavora le olive per singole varietà e successivamente le riunisce in un unico olio, cercando di creare un prodotto unico con caratteristiche ben definite e soprattutto equilibrandolo, non solo dal punto di vista dell’amaro e del piccante, ma anche sotto l’aspetto aromatico. 

 

UNA DOMANDA SECCA: PERCHÉ IL BLENDING È NECESSARIO? LO E’ PER DAVVERO? 

Paolo Barbiero, Frantoio di Valnogaredo: Si, i blend esprimono sempre il massimo, se dosati sapientemente, e appagano i nostri sensi appieno, senza avere caratteristiche dominanti.

Nicola Monterisi, Azienda Agricola Nicola Monterisi: Il blending non è necessario; alcune tipologie di consumatori lo richiedono perché vogliono un olio più morbido, o per rendere più forte un olio molto delicato. Con il blending, se si hanno le conoscenze necessarie, si può modellare un olio sul gusto desiderato.

Maurizio Tamellini, Azienda La Contarina: Direi che nei blend si raggiunge più armonia di sapori ed equilibrio del prodotto. Facciamo un esempio: la coratina viene spesso venduta come monovarietale. Di fatto ha un amaro marcato e un piccante persistente al limite del fastidioso. Non sono molti a gradirlo al nord. Mettendo del Leccino o Leccio del Corno la si porta a livelli più morbidi. Ecco pertanto il mio pensiero: i blend li faccio per creare più equilibrio e più sensazioni complesse. 

Rino Matone, Azienda Tenuta Zuppini: L’arte del blending oggi ancora non ha la visibilità che merita, in quanto ancora si pensa che l’olio di qualità esca solo grazie a olive sane e tecnologia all’avanguardia, trascurando l’aspetto umano, che per me oggi rappresenta la parte fondamentale per la realizzazione di grandi oli monovarietali in frantoio e successivamente alla creazione di grandi blend, che danno completezza aromatica e complessità gustativa all’olio. 

 

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La foto di apertura è di Olio Officina

 

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