Saperi

La complessità delle cose

L’agricoltura come metafora dello stile oratorio. Una importante lettura del pensiero di Plinio il Giovane ci porta a capire come affiori nettamente la somiglianza tra le due sfere d’attività, quella forense da una parte e quella strettamente agricola dall’altra

Nicola Dal Falco

La complessità delle cose

Nelle Lettere ai Familiari (Libro I, XX) Plinio il Giovane, nipote dell’autore della Naturalis Historia, morto durante l’eruzione del Vesuvio, scrive a Cornelio Tacito una lunga lettera sullo stile oratorio; in particolare se si debba propendere per la concisione, puntando dritto alla questione principale o, al contrario, dilungarsi il tempo necessario a sviscerare tutti gli argomenti sul tavolo.
Di fronte ad un’esposizione stringente e secca, Plinio il Giovane si schiera in campo opposto, affermando che: «Quasi tutti gli argomenti, invero, da una più lunga trattazione acquistano forza e peso; la parola ben si addentra nelle menti, come il ferro in corpo, non tanto per l’urto quanto per una lunga pressione» (1).

Nella lettera indirizzata allo storico, l’autore parteggia per lo stile ampio di Demostene e Eschine, di Cesare e Cicerone, preferendolo a quello di Lisia, dei Gracchi e di Catone.
Sostiene anche la chiara superiorità delle opere d’arte e dei libri, capaci di confrontarsi con un gran numero di pagine e con dimensioni imponenti. Opinione discutibile anche se dettata da una visione imperiale, provvidenziale e universale di Roma.

Il punto che ci interessa è, però, un altro, in cui viene ribadita la necessità di restare il più vicino possibile alla realtà del processo, ricordando che: «Alcuni giudici sono impressionati da un’argomentazione, altri da un’altra; e sovente cose piccole ne producono grandissime».
Aggiungendo che: «Vari sono i giudizi, vari i sentimenti degli uomini; onde coloro che hanno ascoltato la discussione della medesima causa hanno talvolta diverso avviso, talvolta invece lo stesso, ma determinato da sentimenti diversi… È dunque necessario suggerire a tutti qualcosa che essi intendano, che essi riconoscano».

Suggerire a tutti qualcosa è un atteggiamento che presuppone l’idea di dedicare tutto se stesso all’approfondimento della questione, senza tralasciare i dettagli. La complessità delle cose è più interessante, più reale, di un unico aspetto considerato fondamentale.
Ma sentiamo Plinio il Giovane cosa scrive, riportando le parole contrarie di un suo collega: «Mi disse una volta Regolo mentre difendevamo la stessa causa: «Tu pensi che bisogni trattare minutamente tutto ciò che ha rapporto con la causa; io miro subito alla gola (dell’avversario) e la stringo». Egli stringe bensì quello a cui ha mirato, ma spesso gli accade di sbagliare nella mira. Gli risposi che la parte da lui creduta la gola poteva essere invece un ginocchio o un calcagno. « E io – dissi – che non posso vedere la gola, m’appiglio a ogni parte, tutte le tento, insomma d’ogni pietra mi faccio un’arma».

Ed ecco, sopraggiungere, in nome della totale adesione alla causa del proprio cliente, alla devozione nei confronti dell’arte oratoria, alla lunga esperienza forense, in tutti i ruoli che essa comporta e al rispetto delle piccole cose in grado di partorirne di grandi, la metafora dell’agricoltura, in cui affiora la somiglianza tra le due sfere d’attività.
«E come nell’agricoltura curo e coltivo non soltanto le viti, ma anche gli olmi, e non soltanto gli olmi, ma anche i campi, e come gli stessi campi non semino solo frumento o segale, ma anche orzo, fave e ogni altra specie di legumi, così nel trattare cause spargo, per così dire, semi a piene mani, per poi raccogliere quello che sarà venuto su».
Il paragone con l’agricoltura vale come espediente retorico, ma, a leggerlo con attenzione, ci raccomanda una visione unitaria del lavoro in campagna.

Nel descrivere la concatenazione di cure necessarie, riporta a galla un sapere totale, un modo di scendere (o piuttosto di salire) a contatto con l’ambiente circostante; di usare occhi e addirittura orecchi per capire cosa fare e cosa non fare.
Forse, oggi, ci parla, tra le righe, di un’agricoltura senza effetti collaterali, in cui utilizzare tutto quanto la natura può già offrirci.

(1) Lettere ai Familiari, Plinio il Giovane, testo latino e versione di Guido Vitali, Libri I-V, Zanichelli 1959

In apertura la villa di Plinio il Giovane, da una illustrazione antica tratta da Internet

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