Visioni

Eros e olio

Nicola Dal Falco

Per il secondo anno, il chiostro del Palazzo delle Stelline, ospita una mostra di grandi xilografie, grazie ai buoni auspici di Olio Officina Food Festival e del suo ideatore, Luigi Caricato.

Sembra una sfida e lo è, quella di misurarsi con gli spazi a disposizione, reggendo il confronto con le volte e gli archi, dove le xilo di sedici maestri prendono aria e corpo.
D’altra parte, il tema della mostra Eros e olio, si presta per qualcosa che sia fuori dalle righe, dalle convenzioni culturali, artistiche e merceologiche.

Diceva Plinio il Vecchio che «duo sunt liquores corporibus gratissimi, intus vini foris olei», sentenza che tradotta letteralmente dice: due sono i liquori graditissimi ai corpi, dentro il vino fuori l’olio».

I pedanti dell’aggiornamento, correggono liquori in liquidi, mentre l’etimologia parla chiaro e fa derivare liquores da liqueo: sono liquido, scorro; per i romani indicava soprattutto l’acqua sorgiva, limpidissima ed oggi, con una totale giravolta di senso, una bevanda spiritosa.

A questo, allo spirito, basta l’accostamento, fatto da Plinio, con il vino, legato al concetto di verità. Vino e olio, scorrendo insieme, hanno fondato la civiltà mediterranea a cui apparteniamo, garantendo nella prontezza delle menti e dei cuori così come nella bellezza lucente dei corpi, quel po’ di buono e di bello che aiuta a vivere.
Pertanto, se l’olio è un liquore, qualcosa che scorre libero, puro, non può essere paragonato che all’Eros, scritto con la E maiuscola qualora gli si riconosca, a ragione, un’azione costante nella natura e nella società.
Ma, come insegnano i maestri, eros senza anima non può che trasformarsi in una forza incontrollata, alienante e perversa fino al paradosso di mostrarsi ripetitiva, provocando l’effetto contrario all’eros, che è vita.

La risposta può, e a ragione, offrirla l’arte, l’unica che possa trattare eros ad armi pari, da amante innamorato.
Ecco, dunque, sedici valorosi xilografi che hanno raccontato a modo loro l’eros-olio, accettando che la loro impresa partisse da una matrice non inferiore a un metro di larghezza e a due metri di altezza.

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