Economia

C’è chi dice no. A Coldiretti

L’Antitrust non è riuscita a venire in possesso dei bilanci di questa Associazione e delle informazioni per verificare la sua presenza nelle strutture economiche agroalimentari. Ma Coldiretti pretende dallo Stato dati sensibili delle imprese per poter eventualmente agire avvantaggiata nel mercato. Vecchio vizio della “bonomiana”, ereditato dal fascismo: usare l’amministrazione pubblica per accrescere indisturbata il proprio impero, anche a costo di colpire gli interessi dei propri associati

Alfonso Pascale

C’è chi dice no. A Coldiretti

Lo scandalo della Federconsorzi insegna. Il tutto avvolto nel mistero, nella nebbia, come sempre. Non è gratuito supporre vi siano forze che al mantenimento di questa bruma sono interessate, complice una diffusa opzione per la non conoscenza, quasi una rimozione collettiva, dell’opinione pubblica.

La pubblicazione del parere dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) richiesto dal Ministero della Salute, relativo al contenzioso in atto tra questa Amministrazione e Coldiretti  sulla comunicazione di dati attinenti le importazioni in Italia di latte e prodotti lattiero-caseari, apre ulteriori e inquietanti interrogativi sulla reale natura di questa organizzazione professionale. Il parere è stato pubblicato sul Bollettino dell’AGCM n. 25 del 24 giugno 2019, pp. 19-21.

Vediamo succintamente il contesto

Due anni fa, Coldiretti ha avanzato al Ministero della Salute un’istanza di accesso civico per ottenere le informazioni concernenti le operazioni di entrata, uscita, transito e deposito di materie prime riguardo al latte e ai prodotti lattiero-caseari provenienti da paesi UE ed extra UE realizzate dagli operatori nazionali del settore alimentare, comprensive dei nomi delle imprese italiane importatrici. Il Ministero ha accolto solo parzialmente la richiesta, negando l’elenco delle imprese. A seguito di tale diniego parziale, Coldiretti ha adito la giustizia amministrativa ma si è vista rigettare la domanda dal TAR del Lazio. A seguito dell’impugnazione di detta sentenza, il Consiglio di Stato ha stabilito che il Ministero deve dare corso alla richiesta di Coldiretti, ma deve prima attivare la procedura di confronto con i potenziali controinteressati. Successivamente, “l’Amministrazione potrà, se del caso, tenere conto (mediante il parziale oscuramento dei dati) solo di eventuali specifiche ragioni di riservatezza dei controinteressati”.

Nel frattempo che si sta svolgendo la procedura di confronto con i soggetti controinteressati, il Ministero della Salute ha chiesto all’Autorità cosiddetta “Antitrust” “se la diffusione dei dati richiesti dalla Coldiretti possa compromettere la concorrenza sul mercato oltreché la credibilità e la produttività delle aziende, tenuto conto che tali dati hanno un ruolo fondamentale nella strategia aziendale e che la loro diffusione ad aziende concorrenti potrebbe essere gravemente lesiva degli interessi economici e commerciali, considerato pure che la Coldiretti non è solo un sindacato agricolo, rappresentante di coltivatori diretti, imprese e società agricole, cooperative di trasformazione e consorzi di imprese, ma è anche azionista, con propri rappresentanti nei consigli di amministrazione, di numerose aziende di trasformazione private e cooperative ed agisce quindi anche da concorrente delle aziende delle quali chiede dati e informazioni riservate e che, pertanto, esiste il concreto rischio che le informazioni diffuse [dal Ministero] vengano utilizzate in modo strumentale, distorto o parziale da parte di uno o più concorrenti”. 

Il parere emesso dall’AGCM è frutto di un ragionamento abbastanza condivisibile

La prima considerazione è che la comunicazione dei dati richiesti è sicuramente rilevante in una prospettiva antitrust nel caso in cui questi fossero scambiati tra operatori concorrenti. 

La seconda è che la disponibilità dei dati da parte di Coldiretti, in ragione delle caratteristiche soggettive e operative di tale organizzazione, potrebbe essere di per sé pregiudizievole per la concorrenza.

Ma udite, udite cosa dice a questo riguardo l’Antitrust! I bilanci contabili pubblici relativi a Coldiretti non sono stati resi disponibili nemmeno all’Agenzia. E, dunque, questa non ha potuto acquisire un quadro informativo sulle partecipazioni societarie, e più in generale sulle attività economiche rilevanti di questa organizzazione. Solo una federazione provinciale risulta, da fonti aperte, titolare “di partecipazioni in importanti imprese nazionali operanti nel settore lattiero-caseario, e ciò per di più in partnership con primari operatori del medesimo settore che sono attivi produttivamente sia in Italia che all’estero”. Risulta poi all’Agenzia “che negli organi direttivi e rappresentativi di Coldiretti, sia a livello di confederazione nazionale che di singole federazioni locali, siedano persone fisiche detentrici di interessi diretti in imprese del settore lattiero-caseario”. 

La conclusione a cui l’Antitrust perviene è dunque questa: “In assenza di specifiche, rigorose, predeterminate e trasparenti misure volte a circoscrivere e tracciare l’impiego da parte di Coldiretti dei Dati al fine di garantire che questi non siano impiegati da essa in quanto impresa ovvero interlocutrice e/o facilitatrice di contatti tra imprese terze (siano o meno queste sue associate), non si può pertanto escludere che dalla trasmissione a tale organizzazione dei Dati possano derivare pregiudizi alle corrette dinamiche di mercato”. 

Cosa deve fare il Ministero della Salute? A questa precisa domanda l’AGCM risponde: “Avviare il procedimento in contraddittorio con gli eventuali controinteressati al fine di tutelare i loro diritti. Qualora, nel contesto di tale procedura d’interpello, i controinteressati sollevassero la potenziale rilevanza sotto il profilo concorrenziale, nei termini sopra indicati, della comunicazione dei Dati a Coldiretti, siffatta obiezione dovrebbe essere tenuta in considerazione quale specifica ragione di riservatezza, al fine di evitare ogni pregiudizio alle condizioni concorrenziali del settore di riferimento”.  

Evviva! Finalmente qualcuno ha detto: “Ora basta!”

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