Economia

Il registro Sian opprime

Pur utile, perché fotografa la realtà del settore oleario, il portale del registro telematico mette in seria agitazione gli operatori del settore, visibilmente in difficoltà nella tenuta del nuovo registro a seguito delle modifiche apportate. Si reclama il diritto al tempo libero e alla serenità, oltre al rispetto delle economie aziendali, e di quanti non possono sopportare, soprattutto in tempi di crisi, un ulteriore aggravio di costi

Olio Officina

Il registro Sian opprime

Situazione complicata per chi ha da gestire il nuovo registro Sian. L’Agea ha reso noto che il 30 giugno 2015 provvederà alla chiusura del vecchio registro con il passaggio al nuovo con una operazione che avverrà in automatico.

I servizi informativi non saranno disponibili a partire dalle ore 00,00 dell’1 luglio fino alle ore 08,00 del 6 luglio 2015. Di conseguenza, le registrazioni relative al suddetto periodo dovranno essere riportate nel nuovo registro entro il 12 luglio 2015. Il registro provvisorio sarà tuttavia ancora disponibile entro il 15 luglio, all’interno del sistema Sian, onde consentire l’obbligatorio aggiornamento dei dati relativi al mese di giugno.

Tali cambiamenti hanno suscitato un sentimento di grande disapprovazione da parte delle aziende, anche perché queste continue modifiche del sistema mettono le aziende in seria crisi per via delle gravi difficoltà cui debbono sottostare per adeguarsi al sistema in tempi ristretti, ciò comportando, tra l’altro, un notevole aggravio di costi, non indifferente soprattutto per le piccole aziende. Non solo: le stesse aziende di software hanno loro stesse necessità di apportare le nuove modifiche ai propri sistemi gestionali.

In tutto ciò, l’aspetto più incredibile – sostengono alcuni operatori, che per timore di ritorsioni preferiscono tacere il proprio nome – è che i tempi molto stretti previsti da questo passaggio dal vecchio al nuovo sistema, non lasciano spazio alla sereneità. Oltretutto, la scelta di effettuare tali cambiamenti anziché per esempio in primavera, quando le occupazioni in azienda sono meno intense, ma proprio in piena estate, quando dunque i titolari, soprattutto delle piccole aziende, riescono (forse, non tutti) a ritagliarsi qualche briciolo di vacanza, dovranno invece fermarsi a studiare il nuovo sistema, oltre a dover sopportare un pesante incremento significativo dei costi, soprattutto dopo un’annata, l’ultima, così disastrosa, per via del grave ridimensionamento dei ricavi. Inoltre, chi ha deciso tali cambiamenti, non comprendono quanto sia oneroso e complicato per quanti, tra gli operatori, per lo più anziani, non si sentono tecnologicamente all’altezza di affrontare con serenità un registro telematico, in particolare in quelle aree del Paese in cui risulta difficile il collegamento alla Rete, proprio per negligenza di uno Stato che da un lato pretende adeguatamenti, ma dall’altro ancora non investe sulla banda larga, per facilitare il compito di chi lavora in aree rurali o in paesi della piena provincia malserviti e penalizzati da gravi disservizi.

L’aspetto più criticato di queste modifiche al registro Sian concerne in particolare i tempi stretti di registrazione, vista anche la disponibilità di soli sei giorni per l’inserimento nel registro telematico di ciascuna delle operazioni effettuate. Alcuni dicono che non ce la fanno più, con questa burocrazia che li annienta e non rispetta le persone: “Chiedono, chiedono, ma nello stesso tempo alla severità e alla intransigente celerità dei tempi con cui pretendono che gli altri si adeguino, non rispondono mai con una fornitura di servizi semplici e adeguati”.

Le lamentele sono tante. La procedura di accesso viene definita complicata e astrusa, soprattutto in merito ai codici attribuiti a ogni cliente-fornitore-committente. Molti, inoltre, lamentano anche la scarsa sensibilità da parte dell’ente preposto al Sian nel provvedere a semplificare la procedura di registrazione – anche perché un simile servizio dovrebbe rendere più semplici le operazioni di registrazione, e non complicarle ulteriormente, con un pesante aggravio di costi e di tempo per chi vi si applica.

Altri operatori infine lamentano una difficoltà di comunicazione, nel momento in cui richiedono delucidazioni, e, seppure senza esporsi, per timore di ritorsioni (è paradossale che uno Stato venga percepito come Stato oppressore, pur vivendo in un contesto democratico), molti si domandano il perché in Italia non si riesca a tutelare gli operatori del settore, rendendoli più competitivi sul mercato, dal momento che già l’olio italiano è più caro di altri, per non essere riusciti in tanti anni a ridurre i costi di produzione. Si chiede, pertanto, quanto meno uno sgravio di una burocrazia che tuttoggi annienta il poco tempo libero a disposizione di quanti lavorano, talvolta anche quindici-venti ore al giorno, senza nemmeno avere alcuna certezza di vedere riconosciuti i propri diritti, come tanti altri lavoratori, al proprio tempo libero e alla serenità.

In ultimo, in molti si chiedono pure il perché di tali nuove modifiche, effettuate sul portale del registro telematico Sian. E’ forse – si chiedono – il segno evidente che si è trattato di un lavoro compiuto non in maniera professionale? Non si poteva, suggeriscono, attivare un registro telematico senza dover ogni volta apportare modifiche e penalizzare le aziende e tanti lavoratori tanto appassionati per il proprio lavoro quanto esasperati dalla pesante e opprimente burocrazia.

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