Economia

Il successo dell’Oil Bar

L’ho ideato io, introducendolo nelle manifestazioni fieristiche e in altri eventi pubblici. E’ uno strumento di comunicazione semplice e immediato, molto funzionale ed efficace. Dal Simei a Olio Capitale, da Olio Officina Food Festival a ogni angolo del mondo

Luigi Caricato

Il successo dell’Oil Bar

L’Oil Bar l’ho ideato io, concependolo come uno strumento di comunicazione semplice e immediato. Infatti viene apprezzato subito da chi si avvicina alle bottiglie d’olio con curiosità e interesse.

Ho immaginato tale strumento pensando in particolare a un pubblico che non conosce bene gli oli ricavati alle olive e che li consuma soprattutto per abitudine. Ma anche a un pubblico che li conosce bene ma che vuole approfondirne la conoscenza. Tutti in fondo hanno bisogno di verificare il profilo sensoriale di un olio, valutarne la qualità e le peculiarità. I consumi d’olio da olive d’altra parte crescono e si estendono verso nuovi Paesi, anche in quelli che poco prima non conoscevano neppure tale prodotto. Il fatto che i consumi crescano e si diffondano non significa che tutti abbiano la capacità di individuare la vera qualità, quella oggettiva di un olio.

Proprio per questo occorre metterci sempre il naso, e provare direttamente, verificando magari con il supporto di assaggiatori esperti, collocati dietro al bancone dell’Oil Bar, soprattutto se non si è del tutto sicuri o si vuole comunque avere un confronto. Ho pensato così di proporre tale strumento operativo nelle fiere, perché mi sembra uno strumento molto funzionale ed efficace.

Ho ideato l’Oil Bar esattamente quando mi hanno chiesto una consulenza in una nota manifestazione fieristica italiana, il Simei di Milano. Poi, dopo il grande successo ottenuto, ho trasferito tal quale l’Oil Bar in un’altra nota fiera a Trieste, Olio Capitale. Ed è stato un altro grande successo. Ora vedo spuntare Oil Bar dappertutto e questo mi gratifica, è segno che ho visto giusto.

Non ho voluto brevettare tale formula, anche perché a mio parere deve essere uno strumento di tutti, da condividere e perfezionare. Non è un caso che ho pensato all’Oil Bar come a un luogo di confronto e di dialettica, in cui si annusano i vari oli e si degustano nel bicchiere, per provarli con calma, senza fretta.

L’intento è di far provare gli oli a chi visita una fiera come pubblico, siano essi operatori del settore o semplici consumatori. Mettere tutti gli oli a disposizione nei vari stands usufruibili anche nell’Oil Bar, equivale a consentire, a chi si accosta davanti all’Oil Bar, di avere un approccio personale e libero, senza che vi sia il produttore dell’olio a sollecitare un riscontro o a condizionarlo.
In tal modo è stato possibile far soddisfare ogni curiosità, con la dovuta calma e riflessione, per poi far avere in secondo momento, dopo aver preso nota dei vari oli degustati, un momento di dialogo costruttivo con il produttore, incontrandolo di persona e approfondendo l’olio degustato.

In questo modo, tutto diventa più semplice, e anche se non vi è alcuna intenzione di acquistare un olio, si torna comunque a casa più sapienti, dopo una fiera, con una visione più ampia e documentata. Ed è proprio per questo, in fondo, che oggi ovunque, in diversi Paesi, viene utilizzato l’Oil Bar.

A Milano, a Olio Officina Food Festival, grazie all’Onaoo, l’Organizzazione degli assaggiatori di olio di oliva, l’Oil Bar è stato ripensato e attualizzato, rendendolo uno strumento più interattivo e tecnologico. Ora, il compito degli esperti è di perfezionare tale strumento, rendendolo uno strumento strategico di marketing e comunicazione. Non c’è altra via che il sapere per giungere a una scelta degli oli saggia e qualificata.

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