Economia

Ripensare il lavoro in agricoltura

“In una situazione di emergenza – ci scrive Dino Scanavino, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani – ogni proposta è buona, se ha come obiettivo l’incremento dei lavoratori nel settore agricolo, dal reddito di cittadinanza ai voucher, sul cui ritorno, però, c’è la chiara avversione dei sindacati. Serve, oggi più che mai, una sanatoria per regolarizzare gli immigrati e gli irregolari che lavorano nei campi, insieme a una piattaforma per gestire i lavoratori stagionali”

Olio Officina

Ripensare il lavoro in agricoltura

Gentile Direttore,

la priorità degli agricoltori, sempre, e ancora di più durante una pandemia che obbliga le persone a restare a casa, è quella di garantire a tutti l’approvvigionamento alimentare, in modo semplice e sicuro, senza rischio di “scaffali vuoti”. Non ci possiamo permettere di buttare cibo mai e soprattutto in questo momento, eppure ora il pericolo esiste. Tanti prodotti, a partire dall’ortofrutta, rischiano, infatti, di rimanere sui campi e nelle serre, perché al momento non ci sono abbastanza lavoratori da impiegare per la raccolta.

Già da qualche settimana abbiamo cominciato a registrare richieste dai territori che si stanno facendo giorno dopo giorno, sempre più pressanti. 

Con la primavera, infatti, inizia il periodo delle grandi campagne di raccolta, che termina a ottobre con la vendemmia. Non c’è tempo da perdere, servono interventi urgenti per reperire subito almeno 200mila lavoratori da impiegare in campagna, che vadano a sopperire alla mancanza di manodopera straniera per effetto dell’emergenza Coronavirus, con i limiti alla mobilità imposti dalla pandemia e molti braccianti, soprattutto dell’Est Europa, tornati nei loro Paesi d’origine.

In una situazione come questa, ogni proposta è buona, se ha come obiettivo l’incremento dei lavoratori nel settore agricolo, dal reddito di cittadinanza ai voucher, sul cui ritorno, però, c’è la chiara avversione dei sindacati.

Non c'è dubbio che ha ragione la ministra Teresa Bellanova quando dice che siamo noi, adesso, ad avere bisogno degli immigrati. Per questo, come Cia-Agricoltori Italiani, chiediamo al governo di cominciare a regolarizzare quelli che già stanno da noi, velocizzando e semplificando le procedure senza che ci siano troppi intralci burocratici e prorogando il permesso di soggiorno.

Serve, insomma, oggi più che mai, una sanatoria per regolarizzare gli immigrati e gli irregolari che lavorano nei campi, insieme a una piattaforma per gestire i lavoratori stagionali nel settore agricolo sulla scia di quanto accade già in Austria e Francia. 

Secondo le stime di Cia, un provvedimento di regolarizzazione, che in Italia manca dal 2012, oltre a coinvolgere una platea di 150mila persone e a inserire in una cornice di legalità i lavoratori già presenti nel nostro Paese, potrebbe portare nelle casse dello Stato anche nuove entrate per 1,2 miliardi di euro, tra Irpef e contributi previdenziali.

L’idea di Cia è quella di prevedere, alla stipula del contratto, il pagamento di un contributo forfettario da parte del datore di lavoro e il rilascio del permesso di soggiorno per il lavoratore. La piattaforma, invece, servirebbe per incrociare domanda e offerta di lavoro in maniera trasparente, mappando i fabbisogni di lavoro agricoli per fronteggiare l’assenza di manodopera in agricoltura e prevenire, così, anche una possibile emergenza umanitaria che rischia di determinarsi negli insediamenti affollati di immigrati irregolari. 

Oltre a questa ipotesi, come Cia chiediamo strumenti flessibili per assumere in campagna pensionati, giovani, cassaintegrati, o anche chi beneficia del reddito di cittadinanza. Ora vanno bene tutte le categorie purché siano in grado di dare una mano al nostro settore. 

È vero, il lavoro agricolo richiede spesso competenza e conoscenza specifica, ma, ad esempio, la raccolta di prodotti agricoli destinati all’industria non richiede una particolare specializzazione. Anche la ministra Bellanova è favorevole all’utilizzo nei campi dei percettori di sussidi pubblici. 

L’importante, però, è fare presto. I tempi della natura, dell’agricoltura, non seguono i tempi della burocrazia e non possono più aspettare. Adesso serve agire, trovando una soluzione rapida e condivisa, per permettere al settore di continuare a garantire, dal campo agli scaffali dei supermercati, cibo sano e fresco a tutte le famiglie italiane.

Dino Scanavino

Presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani

Gentile presidente Scanavino,

grazie per questi spunti preziosi. È proprio vero, lo scenario che si presenta oggi è inquietante e siamo chiamati tutti ad agire subito, in maniera concreta, con coraggio e determinazione. 

L’agricoltura è il settore economico più precario ed esposto a continui rischi. La situazione attuale rende tutto più problematico e risente in maniera sensibile delle conseguenze di una assenza decennale di politiche agricole e, soprattutto, attende una rimodulazione dei rapporti di lavoro che non possono essere paragonati ad altri settori produttivi.

La società ancora non comprende il ruolo degli agricoltori e sottovaluta il lavoro in campagna, se non addirittura lo rifiuta, soprattutto sul piano psicologico perché ritenuto per molti versi, seppure erroneamente, poco edificante; e invece è necessario assegnare il valore perduto all’economia agricola, le proposte che ho letto mi sembrano convincenti, ma devono essere condivise da tutti, anche dagli stessi sindacati dei lavoratori. 

Il lavoro agricolo è un lavoro diverso e richiede una legislazione specifica, senza per questo rinunciare ai diritti dei lavoratori, ma anzi assegnando loro un riconoscimento maggiore, un plus a loro dovuto proprio per l’importante funzione ambientale e sociale che ogni giorno svolgono a beneficio di tutti.

Luigi Caricato   

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 Nella foto di apertura, il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani Dino Scanavino

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