Economia

Voucher, basta fake news

Il vero problema - ci scrive il segretario generale della Uila-Uil Stefano Mantegazza - è l’incrocio domanda-offerta di lavoro. L’agricoltura - precisa - dispone già di lavoratori in eccesso a cui rivolgersi e di massima flessibilità nell’utilizzarli. Quello a cui il sindacato si oppone è l’ulteriore deregolamentazione dei voucher

Olio Officina

Voucher, basta fake news

Gentile Direttore, 

Con riferimento all’articolo da lei pubblicato venerdì 3 Aprile sulla testata che dirige, in merito alla questione di voucher e alla posizione di Fai, Flai e Uila (QUI) che lei giudica “anacronistica e contro gli interessi dei lavoratori”, mi preme sottolineare alcuni aspetti che spesso non vengono evidenziati nel dibattito politico.

I voucher sono già stati definiti nella loro ultima versione dal primo governo Conte con il “decreto dignità” ad Agosto 2018 e ad oggi gli agricoltori possono assumere disoccupati, studenti, pensionati, lavoratori in cassa integrazione e persino percettori di reddito di cittadinanza. Inoltre, le aziende agricole possono acquistare un voucher da 4 ore di lavoro continuativo e utilizzarlo entro dieci giorni senza il limite della durata minima giornaliera.

L’agricoltura, quindi, dispone già di lavoratori in eccesso a cui rivolgersi e di massima flessibilità nell’utilizzarli.

Quello a cui il sindacato si oppone è l’ulteriore deregolamentazione dei voucher. Ed il motivo è semplice: nel settore agricolo lavorano oltre un milione di persone, ma circa 450mila di queste non raggiungono le 51 giornate di lavoro che sono necessarie per accedere alle tutele previdenziali e assistenziali. Quello che noi vorremmo evitare è che, attraverso una ulteriore deregolamentazione dei voucher, aumentasse l’esercito dei braccianti senza tutele e senza diritti. 

La minaccia di scaffali vuoti nei supermercati, se non verranno reintrodotti i voucher in agricoltura, è una grande “fake news” e noi vorremmo che l’attenzione della politica e dei media, invece di rincorrere notizie dannose per il paese e per i lavoratori che tuteliamo, si concentrasse su un tema più reale ovvero come fare incontrare l’offerta di lavoro con la domanda delle imprese. 

Ad oggi ritengo esista una sola strada possibile per dare una risposta efficace e soprattutto rapida al problema: utilizzare gli Enti bilaterali agricoli, costituiti congiuntamente dal sistema delle imprese e dai sindacati, già presenti in tutte le province italiane e previsti tra i soggetti attuatori della legge 199/2016. Alle piattaforme degli enti territoriali potranno iscriversi anche tutti quei lavoratori provenienti da altri settori, oggi disoccupati, ai quali va garantita, come a tutti gli altri, certezza dell’applicazione di leggi e contratti, benefici previdenziali e assistenziali e non lavoro accessorio precario. 

Stefano Mantegazza

Gentile Segretario generale Mantegazza,

grazie per le sue preziose e puntuali osservazioni. Contribuiranno senza dubbio a fornire ulteriori contenuti a partire dai quali riflettere per cercare di dare una svolta a un settore per molti anni abbandonato a se stesso e con poche prospettive future. 

Mi auguro che le organizzazioni agricole prendano spunto dalle sue considerazioni per cercare di trovare soluzioni alla carenza della manodopera in agricoltura e alla questione, non meno importante, dei diritti dei lavoratori. 

La tutela di chi lavora in campagna è fondamentale ma non può essere disgiunta dalla complessità di un comparto produttivo che richiede un approccio diverso rispetto ad altri contesti operativi. L’irrisolto problema della mancata remunerazione della gran parte dei titolari delle aziende agricole, i mercati che premiano solo i commercianti e non i produttori, l’assenza di politiche agricole efficaci e lungimiranti, la presenza nemmeno tanto nascosta della criminalità nelle campagne e nelle transazioni commerciali, e, non da ultimo, l’avversione della società verso il mondo agricolo, rendono tutto difficile.

Per questo è stata evidenziata come “anacronistica” l’opposizione dei sindacati verso l’introduzione dei voucher in agricoltura, ma lei, giustamente, da conoscitore delle dinamiche legislative qual è, ha precisato in maniera impeccabile le ragioni dei sindacati. 

Credo che per uscire dall’infelice situazione in cui vive oggi l’agricoltura si debba prendere coscienza di come gli stessi titolari delle aziende agricole non siano di fatto tutelati nei loro diritti e, anzi, sono in gran parte proprio costoro la vera parte debole che nessuno rappresenta. 

Ovviamente, quando faccio riferimento a questa categoria di imprenditori agricoli, mi riferisco espressamente ai tanti operatori onesti, non a quella parte, criminale, e incontrollata dallo Stato, che pianifica ogni attività basandola unicamente sullo sfruttamento dei lavoratori.

Concordo pienamente sul fatto che la minaccia di scaffali vuoti nei supermercati, se non verranno reintrodotti i voucher in agricoltura, sia una grande e colossale “fake news”.

Grazie ancora per la sensibilità e l’accortezza nel precisare le sue ragioni, mi auguro nel contempo che si trovi presto una intesa tra le parti per pianificare un futuro diverso, in modo da risollevare le sorti del lavoro in agricoltura, perché, di fatto, resta ormai un dramma, per chi opera in agricoltura, la difficoltà nel reperire manodopera.

Luigi Caricato

LEGGI ANCHE

Ripensare il lavoro in agricoltura

“In una situazione di emergenza – ci scrive Dino Scanavino, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani – ogni proposta è buona, se ha come obiettivo l’incremento dei lavoratori nel settore agricolo, dal reddito di cittadinanza ai voucher, sul cui ritorno, però, c’è la chiara avversione dei sindacati. Serve, oggi più che mai, una sanatoria per regolarizzare gli immigrati e gli irregolari che lavorano nei campi, insieme a una piattaforma per gestire i lavoratori stagionali”

Nella foto di apertura, il segretario generale della Uila-Uil Stefano Mantegazza

Iscriviti alle
newsletter