Olivo Matto

Come si azzera un territorio. Le incongruenze del Ceglie Food Festival

Luigi Caricato

Come si azzera un territorio. Le incongruenze del Ceglie Food Festival

Lo dico con tutta sincerità: a me non piace essere critico per il gusto selvaggio di criticare. Preferisco essere sempre cauto, nel momento in cui decido di scrivere qualcosa, denunciando anomalie o gravi errori commessi da terze persone. Anche perché tutti – e io per primo – possono sbagliare. Nessuno – anche prendendo le dovute precauzioni – è esente da errori. Quando tuttavia gli errori sono frutto di insensatezza, e a volte anche di arroganza, allora, sì, io non mi trattengo. E’ più forte di me. E’ il caso per esempio della preannunciata manifestazione “Ceglie Food Festival”. Una inziativa da bocciare in toto e in assoluto, sia per l’insensatezza di una proposta che anziché valorizzare le risorse locali le depaupera e le svilisce, sia per i gravissimi errori di un sindaco, Luigi Caroli, che, se fosse davvero coerente con le logiche con le quali è stato eletto, dovrebbe rassegnare immediatamente le proprie dimissioni. Dimissioni doverose e inevitabili, per rispetto verso se stesso, prima ancora che verso i cittadini – e non importa qui la parte politica da cui proviene il sindaco, anche perché il mio non vuole essere un attacco alla sua appartenenza, ma una severisssima critica alla evidente incapacità ad amministrare una comunità e provvedere con saggezza alla gestione del bene comune, oltre che a soddisfare i bisogni del territorio.

Non entro qui nel dettaglio, visto che del caso specifico potete leggere quanto il ristoratore cegliese Francesco Nacci riporta sul proprio profilo facebook.

La denuncia è stata ripresa, con lucida obiettività, sul notissimo blog del giornalista Luciano Pignataro, che vi consiglio di leggere con molta attenzione, ma ormai è tutta la stampa, soprattutto pugliese, a scriverne, riportando anche le ragioni (purtroppo deboli e miopi, e perciò tanto più gravi) del Sindaco. (Da leggere inoltre la nota di Pino De Luca su facebook, ma anche su Affari Italiani, Un poco di Buono, Vino Way, Brindisi Report e altrove).

Intanto due parole di sintesi, con una precisazione che mi sembra d’obbligo.

Io ero stato preavvertito qualche tempo fa della manifestazione che si sarebbe dovuta svolgere a Ceglie Messapica.

Ho ricevuto tra l’altro l’invito, da parte di Francesco Nacci, a parlare di olio, e avevo dato il mio assenso, dopo essermi accertato di essere libero da impegni nelle date individuate. E libero da impegni lo ero per davvero, anche se non libero del tutto, perché avevo già programmato la mia vacanza per le date indicate; si trattava di sacrificarmi un po’, interrompendo un tempo di sano relax che per uno come me che non ha mai tempo libero è tempo prezioso. Oltretutto sono, nel periodo del festival, in vacanza in tutt’altro luogo.

Ho detto di sì e sentivo con tutto me stesso di farlo, pur di garantire la mia presenza a una manifestazione che si sarebbe svolta nel “mio” Salento.

Un vero atto d’amore verso la mia terra d’origine, oltre che un attestato di stima e fiducia nei confronti di Nacci, e dei tanti bravi chef e ristoratori cegliesi, tra i quali Antonella Ricci, in primis, di cui peraltro ho sempre apprezzato il lungimirante e innovativo lavoro compiuto dal padre, prematuramente scomparso, figura di primo piano e trascinatore di entusiasmi.

Ho tenuto a precisare questa mia nota per correttezza, in quanto ero stato coinvolto da chi poi non ha più avuto modo di organizzare la manifestazione, visto che a spuntarla sono stati altri soggetti, altri concorrenti in gara. Non entro qui nel merito dei criteri di scelta, e nemmeno del programma di chi attualmente sta organizzando l’evento, tuttavia scorgendo i nomi di alcuni personaggi invitati, resto delusissimo da quanto danaro pubblico debba essere convogliato verso figure del tutto incongruenti, dal momento che la manifestazione è incentrata sul food e non sullo spettacolo.

Mi chiedo pertanto che cosa abbiano a che fare figure – tanto per intenderci – come Gianni Ippoliti, (artista?) che tra l’altro non apprezzo nemmeno sotto tortura, visto che è stato il promotore, a Porto Cesareo, di una obbrobriosa e insulsa statua dedicata a Manuela Arcuri, tra tante polemiche e fiumi d’inchiostro.

Credo che per fare cultura gastronomica autentica ci voglia ben altro spirito. Per fare cultura gastronomica intanto è necessario indovinare il nome del festival. Che senso ha per esempio il riferimento a Ceglie, se per promuovere il territorio si decide scientemente di ricorrere a risorse di altri luoghi. Non è che si debba precludere lo spazio ad altri chef, sia ben chiaro, ma nemmeno censurare i talenti locali, è da dissennati.

Credo anche che, al di là delle questioni egregiamente affrontate dallo stesso Nacci e da Pignataro, a cui rimando sempre per avere una informazione completa, vi sia soprattutto da denunciare l’incongruenza di una manifestazione tanto insulsa quanto deprimente, proprio per essere stata concepita – forse anche involontariamente, o almeno lo spero – non allo scopo di valorizzare la forza propulsiva di una Ceglie Messapica caratterizzata, come sappiamo tutti, dalla brillante capacità delle sue punte di diamante – chef e ristoratori – capaci di proposte gastronomiche non più confinate alla sola sfera pugliese, ma contraddistinte da un prestigio e da una fama che in alcuni casi hanno guadagnato una eco perfino internazionale.

A me sembra che la soluzione cui si è arrivati sia, non solo incongruente, ma addirittura punitiva nei confronti delle risorse umane locali, le quali, giusto per essere chiari, sono rappresentate da professionisti impeccabili che hanno reso, in tutti questi anni – con spirito di grande sacrificio e dedizione – uno sconosciuto comune dell’entroterra salentino, qual è Ceglie Messapica, la patria indiscussa della gastronomia pugliese, unico centro in cui si concentrano tanti talenti che altri comuni invidiano e non riescono a eguagliare.

Piaccia o non piaccia, anche questa è l’evidenza di una cattiva amministrazione della cosa pubblica. Non si può restare sempre indifferenti. Io non ci sto, voglio un’Italia migliore.

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