Olivo Matto

Copiate, copiate, ma con un po’ d’anima

Luigi Caricato

Questa estate ho letto, tra i vari libri, anche la prosa del poeta Valerio Magrelli: Geologia di un padre, per Einaudi. E’ un bel libro, che consiglio a tutti di leggere. Anche perché parla del rapporto tra figlio e genitore. E’ un libro che si legge molto volentieri, i cui brevi capitoli possono essere considerati corpi narrativi unici. E’ un libro nato dopo che l’autore ha preso appunti per tutta una vita, quasi a prendere come un sarto le misure al padre. Lo ha sorvegliato per tutta la vita trascorsa insieme fino al giorno della morte e ne ha respirato tutti gli umori. Scritto molto bene, con grande garbo, tra i vari passaggi che ho sottolineato, come è mio solito fare, vi è quello che segue, che riporto volentieri su Olivo Matto: “La somiglianza fra l’imitatore e il suo modello, scriveva Petrarca a Boccaccio, deve essere come quella tra padre e figlio, imponendosi anche quando essi risultino molto diversi d’aspetto”. Ecco, a partire da questo breve estratto, colgo l’occasione per riflettere su quanto avviene nel mio mondo, quello dell’olio, mondo che da diversi decenni ormai frequento assiduamente. E rifletto, in particolare, sul costante processo imitativo che spinge questo mondo a non cercare mai una originalità distintiva. Debbo riconoscere che in molti, effettivamente, mi imitano ormai da lungo tempo, il più delle volte anzi mi copiano, e in diversi casi direi in maniera anche spudorata, non solo rubando e appropriandosi di mie idee, ma anche saccheggiando la mia stessa forma, i miei modi di dire, oltre ad appropriarsi anche di molte mie intuizioni. E così oggi, a distanza di tanti episodi di copiature perfino spudorate, rifletto su quanto ha scritto Magrelli, circa la somiglianza tra l’imitatore e il suo modello. Ed ecco dunque in cosa hanno fallito i miei imitatori: nel non riuscire a essere al pari di una somiglianza tra padre e figlio. Di conseguenza, mi sono imbattutto, in tutti questi anni, a continue repliche di molti miei pensieri, oltre che delle mie parole riprese in vari casi tal quali, al punto da suonare disarmoniche, apparendo così depotenziate rispetto al loro messaggio originale e a volte anche goffe. Ed ecco, pertanto, ciò che davvero manca al mondo dell’olio: sia l’originalità di un pensiero, con un utilizzo di modi di dire, di espressioni, parole e intuizioni anche grafiche che abbia il carattere della singolarità e unicità; e sia, nel contempo, la capacità di rendere coerente ciò che si è copiato, o comunque che appaia in qualche modo elegantemente mutuato, in linea con il proprio personale vissuto, con la propria personale visione della vita. Insomma, io credo che molto di ciò che viene detto e scritto, nel mondo dell’olio, sia una pessima imitazione di modelli che per niente affatto risultano vicini a una somiglianza tra padre e figlio. Di conseguenza: copiate, copiate, sì, ma con un po’ d’anima.

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