Olivo Matto

I talebani dell'olio

Luigi Caricato

A volte mi chiedo se il mio stato d’animo appaia in tutta la sua evidenza.

Mi chiedo in particolare se si comprenda fino in fondo il grande senso di disagio e dolore da cui sono afflitto da tempo. Il dover affrontare con impotenza una disastrosa comunicazione sull'olio mi induce quasi a desiderare un ritorno al passato, con una pazza voglia di far tabula rasa e ricominciare di nuovo.

Più volte mi capita di pensare a quando nessuno parlava o scriveva di olio. A parte alcuni pionieri, da Piero Antolini al sottoscritto, oggi è un mezzo disastro. Troppi soloni spuntano come funghi.

A osservare lo stato della realtà, mi viene da desiderare di gran lunga il silenzio e l’indifferenza degli anni passati, rispetto alla spocchia e alla superficialità sfoggiata nell’ultimo periodo dai “talebani” dell'olio.

La comunicazione è ormai adulterata. Non è più veritiera. Non c’è più uno sguardo etico e rispettoso della realtà. Si preferisce mescolare il vero e la falsificazione del vero.

I nuovi comunicatori, convertiti sulla via di Damasco, ma senza avere la tempra dell’apostolo Paolo, si presentano come mossi da una tensione etica, ma sono soltanto moralisti che affondano la propria ispirazione sull’ipocrisia e sull’inganno. Cosi, o esaltano la realtà, edulcorandola e creando falsi miti, inutili e pericolosi, o, al contrario, creano, come contraltare, una comunicazione in cui l’allarme e lo scandalo sono la loro cifra distintiva.

Così, anziché optare per una strada lunga e insidiosa, dai risulati non immediati, preferiscono puntare sul facile allarmismo, su notizie non notizie che spacciano per fatti eclatanti, inutilmente gridando ai quattro venti la propria purezza e l’altrui sporcizia. Annunciano la potenza del male, accusando drammi che solo loro percepiscono, truffe e azioni crimimali, senza però mai centrare i problemi reali, puntando solo sull’appariscenza, sulla facile via del sensazionalismo che quando lo evochi paga sempre, perché cercando lo scandalo a ogni costo qualcosa sempre si ricava, poco importa che a essere danneggiata sia l’immagine stessa dell’olio da olive e di tutte le sue categorie merceologiche.

Ecco, se qualcuno ancora non lo avesse capito, mi sento solo, o quasi, in questa mia battaglia di civiltà. In molti pensano che per rendere la comunicazione vincente basta sbandierare i propri istinti piu' spontanei per sentirsi appagati, ma oggi la comunicazione, a ben guardarla, mi appare in tutta la sua cruda essenza, solo drogata e artefatta, edulcorata e distorta.

Non so se sia meglio auspicare un ritorno al passato, quando vi era l’indifferenza per l’olio da olive, o accettare di vivere con rassegnazione il momento attuale, pur così volgare nelle sue espressività, sempre teso a mistificare e a distorcere il senso profondo della realtà più che a edificare qualcosa di utile per tutti che sia pienamente condiviso.

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