Olivo Matto

L’altro volto dell’extra vergine

Luigi Caricato

L’altro volto dell’extra vergine

Quest’oggi sul sito di Olio Officina Food Festival compare un’anticipazione del programma. Si scopre così che non esiste solo un ambito strettamente alimentare per l’olio extra vergine di oliva. Si può e si deve varcare tale limitante confine. Occorre infatti andare oltre al concetto di puro alimento, anche se sono in pochi ancora a crederci, soprattutto in Italia. Non è facile, lo so, ma anche questa è una scommessa da vincere. Volete una prova di quanto vado sostenendo? Provate a leggere un illuminante articolo della professoressa Tullia Gallina Toschi apparso alcuni mesi fa su Teatro Naturale. Il fatto è che a 51 anni appena compiuti dalla categoria merceologica “olio extra vergine di oliva”, l’olio fitoterapico per eccellenza, quello appunto ricavato dall’oliva, non è ancora contemplato in farmacopea.

Si legge, tra l’altro, nell’articolo di Tullia Gallina Toschi, il seguente passaggio che deve far riflettere:

Tra le sostanze e i preparati vegetali ammessi dal Ministero della Salute per la preparazione estemporanea di prodotti salutistici in farmacia (formulazioni galeniche) compaiono moltissimi oli, tra i quali, a titolo di esempio, quello di vinaccioli o di enotera. Le parti dell’Olea Europea L. che possono essere impiegate vengono indicate come i frutti, le foglie, i giovani getti o le gemme. E’ evidente che l’olio extra vergine, ottenuto dalle drupe, si potrebbe considerare sottinteso, ma è troppo sperare che il legislatore, al prossimo aggiornamento dell’elenco, riporti espressamente l’olio mediterraneo più salutare e citato dalla letteratura scientifica mondiale tra le principali sostanze e preparati vegetali utilizzabili a scopo salutistico?

Già, che amara considerazione. Non sarebbe il caso di rivalutare l’olio extra vergine di oliva anche per usi non necessariamente alimentari? Che ne dite?

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