Olivo Matto

La bottiglia prestigiosa violata, un classico in alcuni ristoranti

Luigi Caricato

La bottiglia prestigiosa violata, un classico in alcuni ristoranti

La sfacciataggine di alcuni ristoratori è senza ritegno. “E’ una bottiglia che avevi aperto tu stesso qui a pranzo, e siccome è molto bella la riempio sempre con un vino sfuso che faccio io, migliore del tuo, e la metto sul tavolo dei clienti, così ti faccio anche pubblicità”. Questa insulsa giustificazione da parte di un ristoratore pugliese la potete leggere nell’articolo di Nazareno Dinoi apparsa su “Corriere del Mezzogiorno”, la costola pugliese del “Corriere della Sera” di sabato 24 agosto. E’ inaudito. E’ accaduto con un vino prestigioso, il “Racemi” di Gregory Perrucci, ma, credetemi, accade pressocché abitualmente con gli oli migliori. Il metodo è il medesimo: il rabbocco delle bottiglie. E’ un malcostume spregevole che si fa fatica ad arginare, complici coloro che non comminano severe sanzioni. Paradossalmente, i produttori oltre a subire una perdita economica, ci rimettono anche in immagine, ma c’è pure il rischio che qualche sprovveduto controllore attribuisca il prodotto al vero produttore e non al mistificatore, con possibili danni conseguenti. Non credete sia il caso di risolvere una volta per tutte il problema? Ciò che stupisce, è il silenzio delle associazioni di ristoratori e chef, quasi fossero complici di un simile e vergognoso atto di vigliacchieria. Eppure alcuni ristoratori andrebbero forse espulsi, visto che esiste anche un’etica professionale. In certi casi sono necessarie le maniere forti per porre freno all’arroganza e all’impunità. E’ veramente inacettabile, in un Paese che si dice civile, imbattersi in casi di strafottenza come questi.

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