Olivo Matto

La grande sfida cui è chiamato il mondo dell’olio

Luigi Caricato

Sono tante le sfide alle quali il mondo dell’olio si deve aprire. Una in particolare riguarda tutti, e, soprattutto, i Paesi della grande tradizione olivicola e olearia come Spagna e Italia, ma anche Grecia, Portogallo e Paesi del Nord Africa.

Tutti questi paesi sono chiamati ad affrontare il mercato internazionale senza la logica della concorrenza, ma in una ottica di reciproca collaborazione. Il mercato accoglie tutti.

Nel mondo si consuma meno del 4% di oli da olive, c’è spazio dunque per tutti. Occorre solo lavorare insieme per promuovere e incentivare i consumi, ma soprattutto per qualificare i consumi. Occorre però farlo con grande lucidità e intelligenza, senza mai rinunciare alla qualità e alla purezza degli oli.

Intanto, la situazione italiana. Come si può affrontare una grande sfida, e tutte e sfide se si versa in uno stato di grande crisi culturale?
Il mercato degli oli da olive in Italia è maturo ed è in forte carenza di prodotto. A volte si è costretti a importare il 75 per cento dell’olio di cui si ha necessità. Non si piantano più nuovi oliveti e quelli vetusti vengono abbandonati perché antieconomici.

Innovare è una parola che fa paura, e chi innova viene accusato di essere contro la tradizione. Nonostante ciò, sono fortemente convinto che gli italiani abbiano grandi talenti, capaci di fare la differenza e che da una situazione di crisi possano dimostrare il coraggio di voltare pagina.

La qualità intanto c’è. Mancano le quantità d’olio, però. Io sarei felice se in Italia si accogliessero oli di tutte le provenienze, così come già accade con i vini.
È bello poter trovare sugli scaffali bottiglie di olio spagnolo, greco, portoghese, tunisino, marocchino, accanto alle bottiglie di olio italiano. Sarebbe una grande conquista di civiltà. Per tutti.

La strada da percorrere è una sola: investire sui nuovi mercati. Sicuramente i mercati che non hanno mai avuto occasione di conoscere una materia prima così preziosa costituiscono una grande opportunità. Credo che investire in promozione e in attività culturali in Paesi come Cina, India e altri Paesi nuovi al consumo degli oli da olive, sia molto coinvolgente sul piano intellettuale. Si tratta solo di far percepire il valore di un alimento che ormai è ritenuto da tutti un functional food. Per farlo bene è necessario che a farlo siano tutti i Paesi produttori, insieme, co una azione coordinata.

Si tratta solo di capire se questo obiettivo comune lo si voglia realmente portare avanti oppure no. Saremo capaci di accogliere le nuove sfide?

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