Olivo Matto

La grave colpa di Coldiretti

Luigi Caricato

Chi mi conosce sa il mio pensiero su questa oranizzazione di categoria. Ho la massima disistima nei confronti della dirigenza, ma non ho un giudizio bonario nemmeno nei confronti dei soci, i quali senza fiatare, senza il minimo rispetto verso se stessi, accettano in maniera passiva quanto decidono dall’alto.

E’ una organizzazione verticistica Coldiretti. Non mi amano, anzi mi ostacolano e mi fanno una incomprensibile e strisciante guerra sotterranea. Sono uno dei pochi nemici veri. Dalla loro hanno il vantaggio di avere una persona libera e pertanto più facilmente attaccabile, ma sanno bene che proprio i liberi, gli indipendenti, sono i nemici più ostili da distruggere.

Essere outsider in un contesto legato all'agricoltura, è come essere ai margini assoluti della società. Non hai padroni, sei completamente fuori. Non me ne lamento, e sono anzi orgoglioso della mia libertà, fiero del mio coraggio.

Non ho pregiudizi nei confronti di Coldiretti, visto che è una organizzazione che conosco molto bene dal momento che ho persone a me care che ne fanno (loro malgrado) parte. Non è una colpa essere in Coldiretti, sia chiaro, a scanso di equivoci: è una grave colpa, semmai, essere succubi di una classe dirigente di così scarso spessore, anche dal punto di vista intellettuale. In altri tempi non era così.

Non saprei dire da quanto tempo sia iniziato il declino di questa organizzazione, ma da almeno dieci anni a questa parte c’è il buio assoluto, il quale paradossalmente coincide con il momento di massima esposizione mediatica registrato nella storia dell'organizzazione. E’ sorprendente assistere al dominio pressoché assoluto della scena da parte di Coldiretti. A volte mi interrogo su come facciano i miei colleghi giornalisti a riportare il pensiero unico dei gialloverdi ignorando chi fa realmente l’agricoltura.

Coldiretti per me è solo fumo, gli agricoltori che ne fanno parte curano solo gli interessi personali e di conseguenza sono poco inclini a domandarsi cosa succeda all’interno del loro sindacato. Non so tuttavia se sia corretto parlare di "sindacato" per tale organizzazione di categoria, giacché Coldiretti tutto fa tranne che gli interessi dei propri associati.

Sia chiaro: chi è nel sistema, nelle maglie del potere (anche solo quello più periferico) qualcosa ha in cambio, ma ha senso perdere la propria libertà e autonomia in cambio di un piatto di lenticchie?

Non si offendano coloro che si sentono profondamente coldirettiani. Se hanno da manifestare contrarietà al mio punto di vista mi scrivano pure e pubblicherò senza filtri, come è mia natura fare. Pubblicherò le loro ragioni, e soprattutto il perché si sentano, in cuor loro, di fidarsi di Coldiretti, cosa li faccia sentire più sicuri, soddisfatti e sereni.

Una raccomandazione, però: io non faccio parte di nessuna organizzazione di categoria, né tanto meno sono contrario all’esistenza di tali sodalizi, anzi. Vorrei soltanto che tali organizzazioni si rinnovino radicalmente ritornando alle origini. Forse non si rendono conto, ma sono ancora più torbide dei partiti politici, rappresentano un sottobosco pericoloso per la società. Dovrebbero riformarsi per dare dignità ai propri associati e a se stesse. Se in politica si è registrata una volontà di rinnovamento (che non ha portato a nulla, ma almeno si è sentita l’esigenza di ricominciare), in agricoltura le organizzazioni di categoria tutte, ma più di tutte Coldiretti, sono restìe a cambiare passo.

Perché ho messo il titolo La grave colpa di Coldiretti? Perché se l’agricoltura è totalmente assente dalla società (a parte le stupidaggini folcloristiche propinate da Coldiretti in tivù), una ragione per giustificare tale marginalità ci sarà pure.

L’agricoltura è ostaggio di Coldiretti perché questa organizzazione non ha fatto diventare adulti gli agricoltori, rendendoli imprenditori autonomi e capaci. Chi lavora la terra e sposa la causa di Coldiretti ha solo un obiettivo: essere assistito. L’agricoltura italiana è malata di infantilismo proprio perché gli agricoltori si attendono tutto da mamma Coldiretti, che li nutre di sogni inattuabili e speranze illusorie.

Le colpe di Coldiretti sono molte, e gravi, ma questa, tra tutte le responsabilità che cadono su una dirigenza di basso profilo, è la colpa originaria, che è causa – diretta e indiretta – del grande declino dell’agricoltura italiana. Così, al di là dei tanti proclami di un fantomatico “ritorno alla terra”, resta solo l’amarezza di chi assiste a una falsificazione della realtà attraverso un’opera di propaganda che nuoce potentemente all’agricoltura e ai suoi valori.

Ciò che più mi soprende e amareggia, è che i vescovi italiani ancora stiano a fare i testimonial di tale organizzazione. Sorpresa e amarezza poiché nulla di cristiano, quanto a valori, intravedo in Coldiretti.

E’ il mio punto di vista, certo; ma, che vi piaccia o meno, è ciò che penso. Se qualcuno può convincermi del contrario, prenderò in seria considerazione l’ipotesi di cambiare opinione. Non ho alcun pregiudizio nei confronti di Coldiretti e dei suoi sodali. Sappiate, tuttavia, che sono sensibilmente allergico al pensiero unico – e non accetto regalìe, sia ben chiaro; ascolto solo opinioni che possano convincermi, contribuendo a farmi cambiare idea.

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