Olivo Matto

Le grandi e irrisolte paure

Luigi Caricato

A Foggia, nel corso di una giornata di approfondimento organizzata da Agromillora, la più imponente e all’avanguardia azienda vivaistica di olivi al mondo, si è affrontato il tema dell’olivicoltura ad alta densità. 

Il pubblico presente, numeroso e molto attento, ha dato dimostrazione di quanto oggi sia importante rendersi conto che l’olivicoltura italiana ha urgente necessità di intraprendere un nuovo corso. 

Quella di Foggia è stata una giornata alquanto efficace, anche perché, dati alla mano, è ormai evidente che ciò che più conta nelle decisioni future di un imprenditore siano i risultati, non le parole. Interessanti le relazioni presentate eilluminanti le osservazioni emerse.

Il futuro fa perno sulla scelta degli oliveti intensivi o super intensivi, non ci sono altre soluzioni possibili. Con ciò non significa dismettere il patrimonio varietale presente e i sistemi di allevamento adottati, anche perché l’Italia ha una propria identità da preservare, ma il futuro, a parte l’esistente, va in una sola direzione.

È ora si smetterla con le grandi e irrisolte paure che hanno finora impedito all’Italia olivicola di crescere e di voltare finalmente pagina ed entrare nell’età moderna dell’olivicoltura. Le resistenze che finora non hanno fatto che regredire il Paese non possono più essere ammissibili.

L’innovazione serve a farci colmare lacune mai risolte. La modernità più che una scelta di campo deve essere una scelta di pieno convincimento. Una adesione alla modernità sottrae il Paese al degrado delle campagne abbandonate.

È ora che l’olivicoltura venga considerata alla pari della frutticoltura e viticoltura, puntando sempre a ottenere il meglio e la giusta remunerazione per chi lavora.  

Per mancanza di una solida base culturale, finora chi ha occupato posizioni strategiche a livello decisionale, ha contrastato in maniera subdola il passaggio al nuovo, ma non è più possibile ascoltare i detrattori dell’alta densità e continuare a regredire come sistema Paese. Ci si deve ribellare a coloro che non riescono ancora a comprendere l’arretratezza della nostra olivicoltura. Siamo fermi da più di trent’anni ed è arrivata l’ora di superare le grandi e irrisolte paure che alcuni ancora non riescono o non vogliono affrontare, da persone adulte e coscienziose.

È ora invece di dire basta, e per fortuna alcuni illuminati imprenditori hanno iniziato a comprendere il drammatico stato della realtà in cui ci troviamo. Così, investendo in prima persona in nuovi oliveti, sono già diversi coloro che agiscono con saggezza e professionalità, buon per loro e per il futuro dell’olivicoltura italiana. 

La salvezza dell’Italia può venire solo dall’alta densità e dal mantenimento in essere degli oliveti tradizionali nei territori in cui non è possibile, per ragioni orografiche, far diversamente. Che sia un buon inizio per chi investe nel futuro.

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