Olivo Matto

Troppa enfasi sul ruolo dell’etichetta degli oli

Luigi Caricato

L’etichetta è utile, perché offre preziose e importanti indicazioni, ma non è poi così fondamentale come si tende a credere. Viene infatti assegnata una enfasi eccessiva sul ruolo salvifico dell’etichetta a tutela del consumatore, ma, volendo essere intellettualmente onesti, non sta bene portare avanti una concezione così ontologicamente errata, perfino troppo ingenua (e ridicola) per essere vera.

L’etichetta infatti non tutela il consumatore, nell’atto stesso in cui si compie la scelta per esempio di un olio, quand'egli si trova davanti a uno scaffale di un qualsiasi punto vendita. L’etichetta offre, semmai, solo una forma di tutela a posteriori. Teniamola sempre presente questa efficacia parziale delle etichette. Di conseguenza, tutti coloro che ne enfatizzano il ruolo di tutela prendono in giro se stessi e soprattutto il consumatore.

Quando un ispettore, di qualsiasi organismo di controllo esso sia, effettua prelievi dallo scaffale di un punto vendita, in modo da esaminare successivamente il contenuto di una bottiglia, può soltanto verificare, appunto, la natura e la qualità effettiva di un olio (come pure di qualsiasi alimento), ma solo in un momento successivo, non immediatamente, nell’atto in cui esamina l’etichetta.

Lo ripeto, a scanso di equivoci: solo dopo opportuni riscontri di laboratorio, è possibile cogliere l’esatta corrispondenza tra quanto riportato in etichetta e quanto invece contenuto nel contenitore posto in vendita.

Tutt’al più, l’ispettore può soltanto scorgere una errata compilazione dell’etichetta, e agire di conseguenza, prendendo i dovuti provvedimenti, quando è il caso. Alla luce di quanto prevedono le tante leggi sull’etichettatura, se risponde a verità quanto riportato in etichetta, in merito alla denominazione merceologica dichiarata, è tutto da considerare perfetto, altrimenti si procede con sanzioni, e quant’altro necessario.

L’etichetta, riportando fedelmente quanto prevede la legge, può solo indirizzare il consumatore, ma non può tutelarlo nell’immediato, ovvero nell’atto stesso dell’acquisto.
Questo aspetto relativo al valore assegnato all’etichetta, per nulla secondario, non va assolutamente trascurato. Di conseguenza, repeitiva iuvant: l’enfasi assegnata all’etichetta è da ritenere fuori luogo.

Dire al consumatore “guardate l’etichetta, leggetela con estrema attenzione”, è un buon consiglio, ma serve solo a dare una idea più dettagliata e precisa rispetto a quanto si è deciso di comprare, ma l’effettivo strumento che il consumatore ha a disposizione per verificare la qualità di un olio è solo l’assaggio, l’approccio diretto con l’olio. Se il consumatore non sa valutare la qualità attraverso l’assaggio, l’etichetta serve a ben poco.

E’ solo il nostro laboratorio sensoriale a venirci in aiuto. Attarverso le dovute comparazioni tra diversi oli, è possibile stabilire una propria scala di valore. Per quanto vi sia una scarsa conoscenza della materia prima, è evidente che ciò che è buono lo si nota se il confronto lo si effettua tra più oli in degustazione. Un olio che profuma di fresco, con sentori puliti di varia natura, è sempre ritenuto più buono di oli i cui odori risultanp poco gradevoli. E’ un approccio elementare, ma in qualche modo efficace. Però occorre confrontare tanti differenti oli, perché se non ci si pone con questo approccio, si continuerà a scegliere solo in funzione del prezzo apparentemente più conveniente ma senza compiere una scelta giusta. Anche se non si conoscono le tecniche di assaggio, è possibile comunque ncomprendere il differente grado di qualità di un olio. L’etichetta? Serve a ben poco. La troppa enfasi assegnata al ruolo dell’etichetta non è l’esercizio di una corretta informazione.

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