Saperi

Da fabbrica a Museo archeoindustriale di Terra d’Otranto. Accade a Maglie

In provincia di Lecce un open day di cantiere permetterà ai partecipanti di vedere in anteprima i lavori di recupero, conservazione, restauro e allestimento del MAI. È un evento unico, perché si tratta della prima struttura museale dedicata al patrimonio industriale nel meridione d’Italia. L’altro museo italiano è a Bologna

Olio Officina

Da fabbrica a Museo archeoindustriale di Terra d’Otranto. Accade a Maglie

A Maglie, in provincia di Lecce, sabato 12 settembre 2020, alle ore 19, ci sarà un open day di cantiere, che permetterà ai partecipanti di vedere –in anteprima- i lavori di recupero, conservazione, restauro e allestimento del MAI-Museo archeoindustriale di Terra d’Otranto. Il primo nel meridione d’Italia. L’altro museo italiano dedicato al patrimonio industriale, è a Bologna all’interno della nota fornace per mattoni della ditta Galotti; una fornace Hoffmann recuperata e rifunzionalizzata.

La fabbrica di mobili dei noti ebanisti F.lli Piccinno, poi magazzino di tabacco diventa un Museo dedicato all’industria della città di Maglie e al patrimonio industriale presente sul territorio di Terra d’Otranto: le attuali tre province di Lecce, Brindisi e Taranto.

L’idea di recuperare e destinare la pregevole struttura (dichiarata di interesse culturale da parte del MiBACT il 23 luglio 2003) di gusto floreale a museo, risale al 2002 e si deve all’arch. Antonio Monte, ricercatore del cnr-istituto di scienze del patrimonio culturale (CNR-ISPC) e vice presidente dell’associazione italiana per il patrimonio archeologico industriale (AIPAI).

La sobria struttura architettonica venne realizzata su progetto di Adolfo Piccinno nel 1919 che, a partire dal 1922, ospitava la fabbrica di mobili delle Officine Artistiche Mobili d’Arte dei Fratelli Piccinno.

Cartolina pubblicitaria della ditta Piccinno

La fabbrica, il 23 marzo 1926, a seguito di un’asta giudiziaria venne acquistata dalla Società Anonima C.I.T.I.-Compagnia Italiana Tabacchi Indigeni, con sede a Roma che la utilizzava come magazzino per la lavorazione premanifatturiera di tabacchi orientali.

Targa magazzino

Il magazzino, il 4 gennaio 1938 venne acquistato dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato che lo destinò ad “Agenzia Coltivazione Tabacchi – Magazzino Sussidiario”, utilizzandolo come fabbrica per la prima lavorazione, che rimase attivo sino al 1995.

Dopo anni di abbandono da parte del Demanio dello Stato, l’amministrazione Chirilli, con Delibera di C.C. n. 70 del 15.11.2004, istituiva il Museo di archeologia industriale “da allocarsi presso l’ex stabilimento industriale” dei fratelli Piccinno.

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A ottobre 2005 viene presentato un progetto, a cura dell’ing. Giovanni Puce, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Commissione Infrastrutture e Cultura, della Commissione Infrastrutture e Cultura per la Formazione di un Programma di Interventi Prioritari. Il progetto viene finanziato nel 2006 con 700 mila euro.

I lavori del I° lotto ebbero inizio con l’amministrazione Fitto; furono avviati il24 marzo 2010 e si conclusero il 26 settembre 2011.

Nell’agosto 2015, con l’amministrazione Toma, viene finanziato il completamento del museo con un importo di 2.100 mila euro, nell’ambito del Fondo di Sviluppo e Coesione 2007-2013-Accordo di Programma Quadro "Settore aree urbane-città", Azioni Pilota Programmate in fase di elaborazione del P.P.T.R.-C. "Patto Città-Campagna".

I lavori del II° lotto hanno inizio nel novembre 2016 e si stanno concludendo ora, con l’apertura al pubblico del MAI-Museo archeoindustriale di Terra d’Otranto.

Il Museo è dedicato e “racconta”, come ricordato in precedenza, l’industria e la storia della produzione industriale della città di Maglie e della Terra d’Otranto; infatti è diviso in due sezioni: una dedicata all’industria di Terra d’Otranto; una alla Maglie industriale, nota in tutto il Salento meridionale come “l’emporio del Capo di Leuca”.

Per l’allestimento del museo, sono state molto importanti le numerose donazioni fatte dalle famiglie magliesi, delle quali i loro congiunti sono stati i protagonisti di questa straordinaria storia, ed anche altre donazioni fatte da alcune famiglie salentine.

Un museo reale e al tempo stesso multimediale.

La pregevole collezione di macchine, mobili, oggetti e utensili, raccontano, con l’ausilio sia di strutture espositive retroilluminate che con sofisticate applicazioni per la comunicazione museale e un video in 6d, le straordinarie imprese di “capitani coraggiosi” che hanno saputo trasformare le loro piccole botteghe artigiane in importanti stabilimenti industriali, scrivendo così un’interessante pagina di storia dell’industria.

La sezione dedicata all’industria di Maglie è articolata in due settori: quello agroalimentare e il manifatturiero; il primo illustra le attività e i suoi protagonisti, legate alla produzione dell’olio, del vino, del grano e pasta, dei dolci.

Nel secondo invece si parla: della produzione di mobili; di cancelli, inferriate, mobili e altro in ferro battuto; di berretti e cappelli; di tabacco; della concia delle pelli; di fiscoli e altro.

Molte sono le “figure di spicco” che hanno reso nota Maglie, anche fuori dai confini regionali e nazionali; nell’ambito dell’agroalimentare note sono le “imprese” delle ditte Zocco, Sticchi, Tamborino, Starace, Alessandrì, Cezzi, Sfiligoi, Garzia, Cavalieri, Maglio, Romano, Toma, Fracasso, Scuro e tanti altri.

Nell’industria manifatturiera si distinsero per i loro numerosi successi i pluridecorati f.lli Piccinno Adolfo e Luigi figli di Luigi senior, che nel 1863 fondò l’azienda. Non di meno fu la dinastia dei maestri ebanisti Conte (Pietro, Giuseppe, Giovanni e altri fratelli); di Giuseppe Vella; di Nicola, Salvatore e Alberto Portaluri; Pietro Romano; Salvatore Marsella. Abili maestri nella lavorazione del ferro e nella produzione del ferro battuto furono Salvatore Scrascia e figlio Amleto; Dante De Donno e Luigi De Carolis. Merita di essere ricordato anche Giuseppe Manna, per la realizzazione di impianti completi (frantoi, presse, pompe, ecc..) per la trasformazione delle olive in olio.

Targa della ditta Giuseppe Mamma

Noti in tutta Italia e anche all’estero erano i berrettifici di Sabino D’Oria; Ettore Negro; Roberto Scarpello; Vincenzo De Donno e Giuseppe Partaluri & Figli.

Carta intestata dello stabilimento di Gennaro Starace

L’industria del tabacco era demandata a numerosi concessionari; infatti a Maglie erano ubicati 18 magazzini tra cui quelle delle ditte e società: C.I.T.I.; Sticchi Saverio & C.; Della Gatta, Ferramosca & C.; Tamborino Paolo; Gianfreda Luigi e altri.

La sezione dedicata all’industria di Terra d’Otranto è racchiusa in un “teatro virtuale”, che con un filmato in 6d racconta uno spaccato delle diverse attività produttive presenti nei centri urbani del Salento.

Dall’Arsenale Militare Marittimo di Taranto, ai fari costieri; dai numerosi stabilimenti vinicoli alle distillerie; dai trappeti ipogei e semipogei, agli oleifici moderni sino ai sansifici e saponifici; dai magazzini di lavorazione del tabacco alle manifatture e altro.

Infine, due postazioni di virtual realitypermetteranno la fruizione immersiva in un trappeto ipogeo. 

La ricerca e la consulenza scientifica è stata svolta dall’ Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISPC).

Il coordinamento scientifico è stato svolto dall’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI)

L’allestimento è a cura dell’ATI: ETT S.p.a.; SPACE S.p.a. e ORIONE S.r.l., con la direzione tecnica dell’arch. Raffaela Zizzari.

Le applicazioni per la comunicazione museale e il video sono della ditta TECHNE’.

Restauro delle macchine e dei mobili è stata svolto dalla MESSAPIA ANTIQUA di Dario Taras.

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