Saperi

Dal mondo olivicolo a quello agricolo nella sua totalità: la storia di Michele Larocca

Tra i fondatori dell’associazione provinciale olivicoltori di Potenza e colonna portante di Legacoop, per trent’anni svolse il ruolo di direttore della società cooperativa Unità Contadina. Nonostante le difficoltà che incontrò inizialmente, nel 1986 vi fu la svolta. Quello, infatti, fu l’anno in cui si misero le basi per nuovi rapporti e prospettive d’azione future che portarono l’organizzazione a ottenere importanti e significativi risultati

Alfonso Pascale

Dal mondo olivicolo a quello agricolo nella sua totalità: la storia di Michele Larocca

Michele Larocca è scomparso il 19 luglio. Esprimiamo il nostro cordoglio personale e quello del mondo agricolo cooperativo lucano e nazionale. Larocca è  stato un dirigente della Confcoltivatori di Basilicata e tra i fondatori dell’associazione provinciale olivicoltori di Potenza.

Per trent’anni, dal 1980 al 2010, svolse il ruolo di direttore della società cooperativa ‘Unità Contadina’ di Lavello.

Era una colonna portante di Legacoop, ha ricoperto diversi ruoli all’interno dell’associazione.

Sin dal 1982 è stato componente della direzione di Legacoop Basilicata e, dal 2000 al 2012, membro della presidenza regionale e nello stesso periodo responsabile regionale del settore agroalimentare.

È stato anche componente della direzione nazionale di Legacoop Agroalimentare.

Nel maggio scorso è stato eletto presidente della cooperativa agricola La Riconquista di Lavello.

Per la perizia, per la laboriosità e per la buona condotta morale nel suo percorso lavorativo, contribuendo nel contempo alla crescita della sua comunità, nel 2012 è stato insignito del titolo di “Maestro del Lavoro”.

Michele è stato il primo cooperatore lucano a cui è stato conferito questo riconoscimento.

Trascrivo il racconto della sua esperienza di direttore della cooperativa Unità Contadina che raccolsi per il volume Un percorso lungo trent’anni. L’evoluzione sociale economica ed imprenditoriale di Legacoop in Basilicata (2008):

“Nel 1980 Il consiglio di amministrazione della cooperativa Unità Contadina di Lavello propose alla Confcoltivatori regionale di potermi assumere come direttore.

Dal 1974 organizzavo i corsi di formazione professionale agricola nell’ambito del Cipa – l’ente formativo dell’organizzazione professionale – e dal 1978 dirigevo l’associazione dei produttori olivicoli della Provincia di Potenza. 

Mi chiamò Giovanni Bulfaro, che allora presiedeva l’organizzazione regionale in cui lavoravo, per acquisire il mio parere sulla proposta che mi riguardava.

Volli essere rassicurato che questa provenisse effettivamente dal consiglio di amministrazione e non rispondesse ad esigenze estranee alla cooperativa.

Dopo di che accettai di buon grado, in quanto mi veniva prospettato un impegno più appagante rispetto all’attività che allora svolgevo.

Una cooperativa agricola punta ad accrescere il fatturato e a migliorare la propria performance nella commercializzazione dei prodotti come condizione per garantire il reddito dei soci.

L’associazione olivicola che avevo diretto fino a quel momento, per poter integrare il reddito dei coltivatori, produceva solo ‘carte’, limitandosi a distribuire risorse della Comunità Europea. 

Trovai la cooperativa in un mare di difficoltà, che affrontai rapidamente con soddisfazione degli amministratori e dei soci.

La svolta avvenne nel 1986, quando la cooperativa procedette all’acquisto, a Contrada Pozzo D’Alitto, di un impianto di stoccaggio per i cereali che nel 1991 sarebbe stato ampliato.

Inoltre, affittò un altro impianto di stoccaggio di proprietà dell’Esab a seguito del fallimento dell’oleificio sociale di Melfi.

Con l’intervento dell’Aica e dell’Anca, si determinò anche un nuovo rapporto con la base sociale che nel giro di poco tempo si moltiplicò come si moltiplicarono pure il prodotto e il fatturato.

Nel 1996 l’ Unità Contadina’ incorporava la cooperativa ‘Rocco Girasole’ di Venosa e il Consorzio Co. Cer. di Lavello. Quando arrivai in cooperativa, il fatturato era di cento milioni di lire. Alla fine degli anni ’90 era di svariati miliardi”.

In apertura, Michele Larocca

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