Saperi

Fermati un attimo

In un attimo accadono miliardi di cose nel mondo: le stelle esplodono, le persone si innamorano e, ahimè, si muore. Sono gli odori, o alcuni oggetti, o alcuni sapori, a far rivivere gli attimi che sono stati parte di un “passato”. Tic-toc, tic-toc, e l’attimo fugge, a ogni movimento della lancetta, e non vale a niente attendere l’attimo perfetto per agire, perché passa davanti agli occhi senza che nessuno se ne renda conto

Clara Benfante

Fermati un attimo

24 aprile 2005. I quarant’anni sono una bella meta e lo sono ancora di più quando si ha una bella famiglia con cui condividere questa transizione dall’età “ancora giovane” a quella “non più così tanto giovane”. Quel giorno avevamo deciso di trascorrere il traguardo dei 40 di papà in uno dei mille posti splendidi che la Sicilia offre: il bosco della Miraglia.

Io e mio fratello eravamo nella tenera età della scoperta, dell’avventura e della voglia di chiedere sempre: “e perché mamma?”. In quell’occasione mio fratello, grande intrepido all’insegna “dell’armiamoci e partite”, era stato colpito dalla curiosità del perché il laghetto del bosco fosse ghiacciato.

Penso sia stata colpa del cartone animato “L’Era glaciale”, allora tanto in voga, o solo che mio fratello voleva dimostrare, con un suo esperimento, che la testa realmente fosse più pesante del corpo… chissà!

Lascio libera l’immaginazione… ma mio fratello, un po’ come il Narciso di Caravaggio, decise di “misurare” la temperatura dell’acqua del laghetto e, come in uno specchio, la sua immagine riflessa nell’acqua gelata si frantumò in un attimo …

In un attimo, senza fare i soliti calcoli razionali, mio padre si precipitò all’interno del laghetto ghiacciato per recuperare e ricomporre l’immagine di Jack.

Fortunatamente il nostro “narciso” continua ad ammirare la sua curiosità in tutti gli specchi di casa nostra, riconoscente dell’Attimo.

In un attimo accadono miliardi di cose nel mondo: le stelle esplodono, le persone si innamorano e, ahimè, si muore.

In un attimo, e Jack è balzato, grazie alla spinta delle forti braccia di papà, fuori da quel laghetto e poi il resto… è fatto, fortunatamente, di bellissimi ricordi.

Quando la mia mente non è travolta dai mille pensieri che “affliggono” noi giovani, mi capita di ripensare ad alcuni episodi della mia infanzia.

Sono gli odori o alcuni oggetti o alcuni sapori a farmi rivivere questi attimi che sono stati parte del mio “passato”. E, quando mi capitano questi dejà vu, penso alla figura geometrica della circonferenza e alla sua definizione matematica: “il luogo geometrico dei punti del piano equidistanti da un punto fisso detto centro”.

La circonferenza come insieme di punti, la concezione ciclica del tempo (a me tanto cara) intesa come eterno ritorno dell’uguale non fanno che della vita un insieme di attimi. Tic-toc, tic-toc, e l’attimo fugge a ogni movimento della lancetta, e non vale a niente attendere l’attimo perfetto per agire perché passa davanti ai nostri occhi senza che nessuno se ne accorga e lascia dietro il rimorso e l’insostenibile sensazione del “cavolo! Potevo fare così”.

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Ma perché proprio la circonferenza? Sembrerebbe essere la figura geometrica della perfezione, quella che accontenta tutti i suoi punti e non li fa bisticciare tra loro perché sono sempre alla stessa distanza dal loro amato centro.

Il centro, il punto principale dal quale partono infiniti raggi che, come braccia, afferrano i loro adorati punti creando un legame perfetto.

Questa “tiritera” mi ricorda tanto l’immagine del mondo e del suo funzionamento: ogni tanto la perfezione (il centro della circonferenza degli attimi) si aggancia a qualche punto e crea l’attimo perfetto, quello che tutti cercano ma che, in pochi, sono destinati a ricevere all’infinito perché “l’uomo è il più crudele degli animali: ecco che io muoio e scompaio (…) e in un attimo sono un nulla. Le anime sono mortali come i corpi. Ma il nodo di cause, nel quale io sono intrecciato, torna di nuovo, esso mi creerà di nuovo! Io stesso appartengo alle cause dell’eterno ritorno. Io torno di nuovo, con questo sole, con questa terra, con quest’aquila, con questo serpente, non a nuova vita, o a vita migliore, o a una vita simile: io torno eternamente a questa stessa identica vita” (Friedrich Nietzsche, in Così parlò Zarathustra)

Non è vero che la ruota della fortuna gira per tutti in maniera equa.

Nella vita si programma e si cerca di far bilanciare il tutto, ma uno zero in più o in meno può essere responsabile di un cambiamento totale della sorte.

La vita è fatta di attimi, ma qual è quello giusto? Non importa…

La vita è fatta di attimi e io ho paura di perderli.

La vita è fatta di attimi fuggenti, perciò: buttiamoci nel laghetto, ci sarà sempre “un super papà” a salvarci da ciò che potremmo perdere.

Buttiamoci perché tutto scorre e perché “Non si può discendere due volte nel medesimo fiume”.

Buttati senza pensarci su, tutto viene e va.

Panta rei.

 

A mio fratello e alla sua curiosità… Non pensarci due volte, fallo e basta!

Il dipinto in apertura è “Narciso”, di Caravaggio

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