Saperi

I passi falsi del poeta

Nel tentativo di dare migliori condizioni di vita ai braccianti agricoli, Girolamo Comi fece aprire un oleificio, ma la sua iniziativa di imprenditoria solidale non ebbe successo

Luigi Caricato

I passi falsi del poeta

Lo scrittore Girolamo Comi (1890-1968) – per chi non lo conoscesse – era un ricco e dotto barone originario di Lucugnano, un paesino pugliese del sud Salento. Visse per lo più tra Roma e Parigi, intessendo degli stretti legami con i maggiori intellettuali del Novecento. Chi si occuoa di letteratura lo ricorda per l'Accademia Salentina che ha fondato, la rivista “L’Albero” e la casa editrice omonima. E’ proprio per amore della sua terra che dedicò all’olivo la rivista denominata non a caso “L’albero”.

Nelle sue tante frequentazioni, entro in amicizia con grandi personalità della letteratura mondiale, da Verhaeren a Claudel, da Gourmont a Valery. Come autore di versi, ha pubblicato tra gli altri, i volumi Spirito d’Armonia, nel 1954, e Canto per Eva, nel 1958. Oltre all’interesse per la poesia, parte della sua vita la dedicò anche al riscatto della vasta comunità dei braccianti meridionali.

Comi credeva molto nelle potenzialità dell’olivo e dell’olio quale via per il riscatto della sua gente. Stretto al loro fianco, si era schierato apertamente, nonostante lui stesso fosse un ricco proprietario terriero. Così difese a spada tratta le ragioni dei braccianti, adoperandosi per offrire loro tutte le possibili occasioni di riscatto.

Fondò la società Oleificio Salentino, un tentativo di imprenditoria solidale che non andò tuttavia a buon fine. Gli impianti che un ingegnere del nord Italia gli procurò erano tecnicamente superati e gli operai privi di esperienza: fallì miseramente, terminando la propria vita tra gli stenti, ma guadagnando in compenso la carità dei suoi paesani. Una magra consolazione, certo, ma la sua vita resterà impressa nella storia e nelle memoria collettiva della sua gente in Puglia.

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