Saperi

L’armatrice

Narrazioni. ‹‹Affascinante›› commentarono quasi all’unisono. Si recò alla cassa e chiese all’amico: ‹‹Ci prendiamo una cioccolata calda? Dubito che la sappiano fare come si deve. Qui non è il posto giusto… ma sì, proviamo›› si rispose da solo. Le signore si chiesero che rapporto ci fosse tra i due

Mariapia Frigerio

L’armatrice

Era alto e sportivo il tipo che si presentò alla cassa del caffè sul lungomare con un terrier al guinzaglio. Alcune signore sedute a un tavolino non gli levarono gli occhi di dosso. Un’altra, seduta da sola, fece dei complimenti al cane. ‹‹Un panino tonno e pomodoro e un bicchiere d’acqua››. Levò dalla tasca disordinatamente della moneta, euro e franchi svizzeri. Li appoggiò sul piattino di vetro. Nel mezzo una barchetta di carta, quelle che si fanno con gli scontrini fiscali, con le bustine del tè, con i biglietti dei parcheggi, con la carta dei grissini, con la stagnola che riveste certe caramelle, con i tovagliolini dei bar. Quella era bianca. Uno scontrino. L’uomo – forse il proprietario del locale - prese i soldi e lo guardò mentre, con cura, riponeva la barchetta nella tasca del giubbotto. Notò che l’avventore aveva l’aria un po’ sbattuta. Forse non aveva dormito. Probabilmente era in viaggio. Non disse nulla del cane. Capì che era straniero e, di sicuro, il suo era un cane educato.

Dopo aver appoggiato la canna da pesca al muro fuori dal caffè ed essersi rimesso in bocca la pipa spenta, un uomo pensoso che indossava un k-way andò alla cassa. Chiese un macchiato. Cercò un euro nella tasca davanti della cerata: ne uscì la moneta e una barchetta gialla. Forse una bustina di Earl Grey. Gli cadde per terra. La raccolse. Le solite signore commentarono: ‹‹Niente male anche questo››.

Spento il toscano, il nuovo venuto varcò la porta del caffè in un completo di velluto pesante a coste. Occhi dal taglio mediorientale, labbra ben disegnate, barba un po’ lunga, ma curata, si avvicinò per pagare: ‹‹Vorrei un succo di mela e…››. Il gestore lo guardò distrattamente. Con molta attenzione, invece, le signore che sedevano al tavolo. ‹‹Questo non deve essere di qui. Da dove verrà? Sembra Sean Connery››. E gli sorrisero. L’uomo estrasse i soldi da un portamonete di sapore antico. Cercò quella giusta, scansando una barchetta di carta argentata (di caramella?). Nel portamonete appoggiato al piattino il padrone la vide e sorrise. L’uomo pagò e si diresse al banco.

‹‹Buoni bambini›› disse una bella ragazza ai suoi figli mentre entrava nel caffè. Le signore spettegolarono: ‹‹Che fisico per avere già due figli››. L’uomo della cassa la guardò pure lui con grande attenzione. Lei si piegò. Cercava qualcosa che era caduta alla bambina. Lui la guardò meglio. Poi lei si sollevò: ‹‹Ecco il tuo barquito››. ‹‹Il barquito della nonna›› ripetè la bambina mentre riponeva la barchetta rossa, una bustina di English breakfast, nella borsettina di cui sembrava molto orgogliosa. Tutti e tre andarono al banco prima di pagare. Il gestore seguì la flessuosità delle gambe della ragazza e la rotondità del suo fondoschiena.

Un vecchio ed elegante signore con loden e bastone entrò nel caffè. Si capiva che, data l’età, doveva essere conosciuto a molti. Le signore del tavolo commentarono: ‹‹Sempre elegante››. Un'altra aggiunse: ‹‹Da giovane anche bello. Ricordate che da ragazze ci nascondevamo dietro le siepi per guardarlo?››. La signora seduta sola gli fece un sorriso amichevole. Poi, con voce un po’ stridula, gli chiese: ‹‹Ma lei… tu sei ***?››. ‹‹Sì›› rispose timidamente il signore. Probabilmente lui non si ricordava di lei. Le donne invecchiano peggio… Lei capì e prontamente aggiunse: ‹‹Sono°°°. Ricordi?››. Si capiva benissimo che lui non ricordava, ma finse. Le signore del tavolo accanto ebbero nuovamente di che dire. Alla cassa il signore ordinò: ‹‹Due toast e una birra››. Poi spostò l’ingombrante loden per raggiungere con la mano la tasca dei pantaloni dove teneva i soldi. Ne tirò fuori pezzi da dieci, venti e cinquanta euro. Mentre cercava il taglio giusto, gli cadde a terra una barchetta… quasi una barca, viste le grosse dimensioni (forse un tovagliolino?). L’uomo alla cassa se ne accorse, ma non si mosse. Lui si chinò con l’ingombro del bastone. Una mano più veloce della sua gliela raccolse. Lui, con voce riconoscente, disse: ‹‹Grazie… grazie››. Poi guardò il giovanotto che gliela aveva raccolta.

Era entrato in compagnia di un amico. Giovanotto. Giovanotto per il vecchio signore. In realtà un prestante cinquantenne con i capelli argentati. Le signore del tavolo lo guardarono a lungo con interesse: 
‹‹Affascinante›› commentarono quasi all’unisono. Si recò alla cassa e chiese all’amico: ‹‹Ci prendiamo una cioccolata calda? Dubito che la sappiano fare come si deve. Qui non è il posto giusto… ma sì, proviamo›› si rispose da solo. Le signore si chiesero che rapporto ci fosse tra i due. Aprì lo zaino per cercare i soldi. Ne uscì di tutto: libri, notes, penne, tre barchette. Per forza dovette appoggiare le cose vicino alla cassa, visto che l’amico se ne stava sulla porta del caffè a guardare il passeggio. Finalmente trovò il portafoglio. Pagò. Poi ripose accuratamente libri, notes, penne, barchette. Il gestore lo guardò e scosse la testa.

Una coppia, in là con gli anni, si avvicinò al caffè. Entrò solo la donna. Una bella donna. L’uomo rimase sulla porta con un grosso cane peloso. Sorrideva mentre cercava di tenerne a bada l’esuberanza. Le signore al tavolo li guardarono con curiosità. La donna andò alla cassa e ordinò un caffè d’orzo. Prese dalla tasca del piumino un borsellino. Iniziò a contare monetine mescolate a diverse barchette. Cercava di prendere le monete, ma queste le venivano tra le dita con le piccole imbarcazioni di carta. Ne aveva di rosse, di gialle, di argentate, di bianche e di carta lucida. Sorrise in direzione della ragazza al banco con i bambini. Questa rispose con un: ‹‹Ciao, nonna››. I due bambini le corsero incontro. Poi andarono, felici, dall’uomo col cane sulla porta. ‹‹Bella la nipote e bella la nonna›› fu quanto dissero le signore del tavolo. ‹‹Perché, il nonno com’è?›› aggiunse quella che finora era rimasta zitta. Si avvicinò alla donna anche il prestante cinquantenne dai capelli argentati. ‹‹Che piacere vederla! Non è ancora tornata in città?››. La donna non fece in tempo a rispondergli perché la signora sola al tavolo le chiese informazioni sul cane che, nel frattempo, con uno strattone e tra le risate dei bambini, aveva trascinato l’uomo dentro. Parlare del suo cane era l’argomento che più appassionava la donna. Il gestore dovette così attendere che la donna finisse i suoi molteplici racconti con la signora seduta al tavolo, mentre i bambini mostravano segni evidenti d’impazienza. Meno evidenti, ma segni ugualmente d’impazienza, li mostravano pure il marito, la nipote e il cinquantenne che approfittò così per salutare e andarsene con l’amico. Dal banco dei consumatori seguivano la scena del cane il vecchio signore, Sean Connery, il pescatore, lo svizzero in viaggio che imponeva con severità a Bock, il suo disciplinato terrier, di stare fermo.

Il gestore si intromise tra le chiacchiere della donna e della signora al tavolino: ‹‹Mi dice come mai ha tutte quelle barchette? Chi è l’armatrice?››. ‹‹Oh, è mia figlia. Pensi che a casa ne ho montagne. Un pezzetto di carta e lei… subito una barchetta!››. I signori dal banco guardarono la donna, poi si guardarono tra loro e uno dopo l’altro uscirono. La donna riprese a chiacchierare con la signora al tavolino del suo cane.

Lucca, 11 gennaio 2009

La foto di apertura è di Mariapia Frigerio

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