Visioni

L’importanza della letteratura anche nel settore oleario

Chiara Di Modugno

Quando sono entrata a Olio Officina per la prima volta, nella sede della redazione, sono stata rapita dall’infinita quantità di libri che riempivano l’ambiente. Fin da subito ho capito che quello era un posto in cui non solo si produceva cultura attraverso qualsiasi forma – dai contenuti scritti al Festival – ma la si respirava proprio.

Quindi, insomma, immaginate quanto possa essere stimolante un luogo in cui si è immersi da coste e copertine dai temi più disparati, immaginate quanto possa essere bello lavorare in una realtà che contribuisce a rendere sempre più ricco questo mondo, tanto affascinante quanto complicato, dell’editoria. Complicato, sì, perché spesso si ha la tendenza a ignorare quanto i contenuti racchiusi nei libri possano essere funzionali alla nostra quotidianità o, più nello specifico, al nostro lavoro. Nel mio caso, per allenarmi con la scrittura, ho comprato alcuni volumi che mi aiutassero a migliorare lo stile, a trovare degli spunti per introdurre i molti argomenti con cui mi confronto.

Così, mi chiedo, perché gli operatori di un determinato settore non sono i primi ad acquistare libri inerenti al proprio ambiente? Si tratta di una formazione necessaria per migliorare, per avvicinarsi a nuove riflessioni e, conseguentemente, a specifiche azioni. Questa domanda, che apre a tanti altri argomenti su cui occorrerebbe soffermarsi e discutere, nasce perché da quando lavoro per la redazione di Olio Officina ho assistito alla pubblicazione di molti volumi sull’olio, sommati a quelli che già componevano il ricco listino delle edizioni, eppure, la risposta da parte delle aziende produttrici davanti a un nuovo titolo non è stata come mi aspettavo. Forse mi immaginavo un entusiasmo maggiore, un interesse maggiore.

Ora, credo sia giusto specificare che mi sto relazionando con questa realtà da neanche un anno, e i miei giudizi si basano su quello che potuto vedere giorno dopo giorno, ma pur sempre in un periodo limitato. Però, ciò di cui sto parlando, corrisponde esattamente a ciò che ho visto, e non percepito, ovviamente senza generalizzare ma prendendo come esempio i casi più diffusi.

Proprio perché credo fortemente che la fame per la conoscenza sia necessaria e, anzi, deve essere quella, soprattutto, a muovere il lavoro di una specifica realtà, che non si può migliorare  migliorare se non si è pronti a uscire fuori e guardare il mondo in cui ci si muove con occhi diversi. E un libro fa esattamente questo.

I volumi di Olio Officina, pensati ed elaborati da figure competenti, che studiano questo comparto, che trattano l’olio come prodotto alimentare ma anche come qualcosa che va oltre il suo impiego e consumo, nascono con l’obiettivo di apportare un contributo significativo al lavoro degli attori del settore oleario, a volte troppo fossilizzati su questioni che non permettono una svolta. È un comparto difficile, questo dell’olio, perché è soprattutto la tradizione ciò che muove questa realtà, più che in tanti altri contesti, perché si ha la credenza di essere arrivati ai consumatori se si produce un olio di alta qualità grazie alle conoscenze tramandate nel tempo.

E non dico che non sia vero, questo sicuramente ha una sua importanza a livello commerciale ed economico. Ma per quanto riguarda tutto ciò che esula dal profitto, dalle questioni di questo taglio, penso che l’alleato migliore sia un buon libro. Sostengo che l’aspetto pratico e materiale, per quanto è rilevante in una qualsiasi azienda, non può discostarsi troppo dal potere delle parole. Da quello che possono scaturire. Per dare un’idea o per, di contro, far suscitare un dubbio o una curiosità che si può sopperire solo con la lettura di un altro volume.

Ma questo graduale cambiamento verso una nuova prospettiva può concretizzarsi solo se si modifica la mentalità comune. Non è facile e non sarà immediato, ma qualcuno deve spingere perché possa avvenire. Come già si sono materializzate tante svolte in questo settore, serve lavorare con costanza per spingere a una nuova consapevolezza, abbandonando, oppure rivedendo, i capisaldi del settore oleario.

E, domando nuovamente, quale può essere il motivo per cui non si accoglie una nuova edizione con lo stesso entusiasmo con cui un lettore accoglierebbe il nuovo romanzo del suo autore preferito? Ogni figura professionale che opera in questo comparto dovrebbe dedicare uno spazio ai titoli che possono contribuire alla sua crescita personale e aziendale, perché quello che puoi trovare in un volume, poi, lo puoi tradurre in qualcosa di concreto, può essere lo stimolo necessario che mancava e forse non lo si sapeva.

Credetemi poi se vi dico che i libri di Olio Officina sono fatti su misura per chiunque, lasciando i tecnicismi ad altri manuali. Si pongono, infatti, come un punto di incontro tra la conoscenza e i lettori, vogliono essere quell’elemento in più in cui ci si rifugia o, almeno, è quello che ho percepito io.

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