Visioni

La ricerca in Italia. Non ci resta che sperare

Francesco Visioli

Io sono in una posizione particolare, nell’ambito della ricerca agro-alimentare: perchè mi occupo dell’effetto dei prodotti vegetali (e dei loro derivati) sulla salute umana. Ne so quindi poco di agronomia, politiche agricole, investimenti ecc.

Quello che so è che l’Italia è ricca di eccellenze non sfruttate. La Commissione Europea classifica l’Italia come un “innovatore moderato”, al di sotto della media europea.
Ci sono forti disparità a livello regionale e un disinteresse della politica che sfiora lo scandaloso.

Anche l’Ambrosetti Innosystem Index vede l’Italia ultima in un campione internazionale. Non siamo un Paese con materie prime, con petrolio, con industrie manifatturiere di basso livello che possano esportare a prezzi competitivi. Siamo però un Paese con poche realtà economiche sfruttabili, ma di alto livello (penso all’industria del lusso – anche automobilistico – agli artigiani, all’abbigliamento).

Nel turismo siamo crollati, ma anche per l’agroalimentare ce la stiamo mettendo tutta per farci del male. Poca fiducia in noi stessi, molta litigiosità, corporativismo, invidie, interessi personali anteposti a quelli della comunità.

Credo sia ora di smetterla con i proclami e passare ai fatti: investimenti mirati, rendicontati, valutati per vedere se hanno reso (in termini economici, ma ancora di più in termini di innovazione), filiere disegnate per efficienza e qualità del prodotto finale e molte altre cose.

Tra l’altro iniziare è facile, basta copiare la Spagna e migliorarla. Altrimenti, se non ci diamo una mossa, non potremo mai sfruttare il grande patrimonio di conoscenza tramandato da generazioni e migliorabile grazie alla ricerca.

Non ci resta che sperare…

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