Visioni

Perché una cattedra del dubbio

Sante Ambrosi

La nascita di una esperienza fondata sul dubbio e sull’idea della cattedra è venuta innanzitutto come reazione spontanea di fronte a quella esasperante ostentazione di un sapere su tutto a livello epidermico. Basta aprire la televisione ed ascoltare un qualche dibattito politico, ma anche culturale. Si ascoltano un’infinita pluralità di persone che espongono la loro visione su qualsiasi argomento senza argomentare, riflettere, gridando le proprie idee come se la verità dipendesse dalle corde vocali e dal volume della voce. E questo, ancora non è niente, perché le discussioni diventano accuse , improperi contro chi pensa diversamente.

Quello che manca e che si nota immediatamente, con grande fastidio, è l’assenza dell’ascolto. Manca l’ascolto non solo di chi è invitato a confrontarsi, ma anche, e soprattutto, del tema discusso. Per fortuna non sempre è così, ma questa è la linea generale: di tutto si sa , di tutto si pretende di conoscere natura e concetto. Per tacere delle cause dei problemi trattati e discussi, ma peggio ancora delle soluzioni. Tutto è a portata di mano, forse , meglio a portata del proprio istinto e dei propri punti di vista, che molto spesso sono miseri ed egoisti.

Riflettendo su questo comportamento che investe tutti i campi, da quello politico a quello etico e religioso, abbiamo pensato che sia il caso di tornare ad alcuni insegnamenti del grandi maestri, e perché no, allo stesso Socrate, perché la sua filosofia, che poi diventerà la filosofia di Platone e Aristotele, come quella dei grandi pensatori distribuiti nel tempo della nostra storia. Con un gruppetto di amici di diverse formazione culturali ci siamo convinti che per tentare di arrivare alla verità, alla verità un po’ su tutto, bisogna partire dal loro metodo, che fu quello di mettere il dubbio su quello che viene definito verità.

Quei saggi filosofi per affrontare correttamente il metodo di ricerca hanno chiarito la profonda diversità anche terminologica tra la Doxxa , che consiste nell’opinione comune, e la Verità nascosta che definirono come” Aletheia”, parola intraducibile per noi, ma che voleva dire quella verità profonda, insita nella natura delle persone e della cose in genere. Lo sforzo di questi filosofi verteva sulla fatica del comprendere, che non era e non è qualcosa di immediato.

Platone afferma che la conoscenza della verità, che riguarda la natura dell’uomo, ma anche la natura della società di cui si deve occupare la politica, pensata come l’arte sublime delle regole che devono orientare la convivenza in una città ben governata. Individuare regole giuste per una città e per un paese, è un compito non facile, esige un lavoro faticoso di analisi su ciò che è il vero bene per tutti e non per una singola parte. E’ un compito faticoso che si muove dal desiderio di esplorare quella verità nascosta nel profondo delle cose e della natura dell’uomo. Per realizzare tutto ciò egli suggerisce che sia necessaria una duplice navigazione, una concentrata sull’investigazione delle leggi fisiche, un’altra che verta sui fini trascendenti della vita umana.

Non ci interessa entrare nei dettagli di queste argomentazioni. A noi basta cogliere un metodo che riteniamo ancora attuale e necessario se vogliamo superare quel modo di affrontare i problemi dentro quel circolo vizioso dei singoli interessi soggettivi che diventano amplificazione infinita di pareri contrastanti. E lo spirito che crediamo di aver individuato significa una cosa semplice, ma molto fruttuosa: partire dall’ascolto, mettendo in dubbio i vari punti di vista, convinti che la verità non è offerta dalla somma delle posizioni soggettive, non fondate sulla verità dei problemi e delle soluzioni.

La strada da intraprendere inizia dal dubbio: mettere in dubbio anche quello che ci sembra giusto e vero. Porre come punto di partenza e come metodo il dubbio, significa mettersi ad ascoltare le opinioni in un dialogo sincero, prendere sul serio i vari punti vista e confrontarli con la verità nascosta del problema.

Per far questo abbiamo pensato che non bastasse un confronto spontaneo, ma un confronto che partisse da una documentazione oggettiva e attuale, come potrebbe essere un saggio scientifico, un romanzo di attualità, un documento da cui partire per una discussione orientata dal testo di base.

Abbiamo pensato di partire dalla lettura di un testo perché riteniamo che i primi beneficiari di tale metodo devono essere quelli che si fanno carico di leggere, schematizzare e proporre le parti più interessanti del testo . Diventa così un fatto di vera attività culturale: saper leggere un testo, coglierne il senso oggettivo e le implicanze sul piano pratico, prima di aprire un dibattito ed anche, se necessaria, una critica.

Abbiamo, così, messo in cattedra il dubbio perché ,come i grandi filosofi ci hanno insegnato, è l’unico modo per tentare di trovare indicazioni e soluzioni sui vari problemi che il mondo continuamente propone. La discussione che ne consegue può così diventare un’esperienza veramente costruttiva.

Aggiungiamo , infine, che tale discussione non si deve chiudere nel dibattito immediatamente successivo, ma continuare attraverso interventi successivi che verranno raccolti alla voce “La Cattedra del dubbio”, e che sta diventando un’esperienza di vera partecipazione.

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati.
Se sei un utente registrato puoi accedere al tuo account cliccando qui
oppure puoi creare un nuovo account cliccando qui

Iscriviti alle
newsletter