Visioni

Si preferisce non discutere

Alfonso Pascale

Di Europa non si vuole discutere perché è un tema che mette tutti in questione. Eppure è del tutto evidente che gli Stati nazionali non sono sufficienti per affrontare i problemi quotidiani più rilevanti dei cittadini. La dimensione sovrana dello Stato non è più in grado di fornire una risposta adeguata alle dinamiche globali che hanno investito il pianeta. Non a caso gli Stati egemoni — Stati Uniti, Russia, Cina — hanno una dimensione continentale che supera di gran lunga quella degli Stati nazionali europei.

L’insofferenza verso la politica nasce prevalentemente da una diffusa percezione di impotenza e irrilevanza delle attuali istituzioni e delle attuali rappresentanze politiche e sociali. Ma le ragioni di fondo della condizione di ininfluenza e di incapacità delle istituzioni e delle rappresentanze politiche e sociali nel risolvere problemi di scala globale vanno ricercate nella mancanza di istituzioni democratiche effettivamente integrate a livello europeo, partiti e organizzazioni d’interessi autorevoli ed efficaci di dimensioni europee.

Dinanzi alle istituzioni e alle rappresentanze nazionali non c’è il dilemma se cedere più sovranità all’Europa o ritirare quella già ceduta. La vecchia sovranità non c’è più. Si tratta di costruire una sovranità europea ex novo. Europa politica non può significare che Europa sovrana. Si tratta di dare la dimensione europea alla democrazia rappresentativa e alle rappresentanze democratiche.

La società aperta oggi ha bisogno di un diverso assetto dei poteri, che superi lo status quo dell’attuale Ue, distinguendo bene l’area della cooperazione politica rafforzata da quella che è una una semplice area di libero scambio. È solo con una nuova sovranità europea su alcune questioni chiave che alcuni problemi possono essere efficacemente affrontati e non con patetiche retoriche su fantomatici recuperi di sovranità che isolerebbero l’Italia nella sua impotenza.

Questa sfida può essere vinta solo se prevarranno in tutta Europa forze politiche europeiste su quelle sovraniste. Ma è evidente che un’Europa sovrana, efficiente e democratica presuppone anche partiti e organizzazioni di rappresentanza di dimensioni europee. Non già le forme di coordinamento che esistono oggi, ma nuovi soggetti politici e sociali che abbiano la funzione di agire e influire quotidianamente nel mondo globale. Tale salto di qualità presuppone in chi deve compierlo un coraggio e un entusiasmo non comuni. E’ per questo che di Europa si preferisce non discutere.

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