Economia

La mancanza di lavoro trova le sue radici nello sfruttamento, ed è un problema

Il settore agricolo pugliese non trova manodopera. Superate le accuse al reddito di cittadinanza, il quale secondo molti è la causa principale per il quale non si reperiscono lavoratori, i salari bassi e la mancanza di rispetto dei contratti sono i veri motivi di questa assenza secondo Pino Gesmundo, segretario regionale Cgil Puglia. Questo avviene in una regione dove l’1,5 di Pil proviene dal comparto agroalimentare. Ma fino a quando le aziende non si apriranno al dialogo, favorendo così un incontro legale tra domanda e offerta, questa situazione resterà immutata, rallentando la raccolta e altre attività manuali

Roberto De Petro

La mancanza di lavoro trova le sue radici nello sfruttamento, ed è un problema

Di questi tempi, ogni anno, ricominciano le denunce degli imprenditori circa la difficoltà di reperire manodopera nei settori del turismo e dell’agricoltura, con tanto di accuse a una misura come il Reddito di cittadinanza.

Questo in estrema sintesi, quanto denunciato da Pino Gesmundo, segretario regionale della Cgil Puglia. Parla di “un accanimento quasi patologico nei confronti dei poveri”, ma la colpa, secondo Gesmundo, e lo dicono i numeri, non è del Rdc ma “è in primis nello sfruttamento, nel sommerso e nei bassi salari”.

Le cause vere, secondo il sindacato, nel settore agroalimentare si chiamano caporalato, cottimo, sfruttamento, lavoro nero, lavoratori stranieri costretti a ricoveri di fortuna che mettono a rischio salute e sicurezza.

Con l’1,5 di Pil in Puglia nel settore agroalimentare non si riesce a comprendere come si può parlare ancora di caporalato e sfruttamento in province dove l’ortofrutta è una produzione d’eccellenza con aziende che esportano ed operano in competizione sui mercati nazionali ed internazionali.

“Assolutamente sì, dice Antonio Gagliardi, segretario regionale Flai Cgil: non lo certifichiamo noi ma l’Ispettorato Nazionale del Lavoro con rapporti anche legati ai controlli che nel passato, per dirla tutta, non sono stati molto efficaci per la mancanza di personale ispettivo. Pensi che in alcune province vi è un solo ispettore. Il Ministero del Lavoro ha avviato quest’anno l’assunzione di oltre duemila ispettori in tutta Italia che andranno sul campo nei prossimi mesi”.

Dall’approvazione della legge 199/2016 sul caporalato sono stati avviati molti controlli con relative denunce, e numerose indagini/denunce condotte anche dalle forze di polizia.

“Queste indagini, sottolinea Gagliardi, alcune stanno arrivando a conclusione e prossimamente a sentenza, altre indagini, e sono numerose, non si sono ancora concluse”.

“Questi controlli puntano soprattutto verso le aziende che occupano lavoratori stranieri e soprattutto extracomunitari che è la manodopera più esposta e più debole. Poi c’è una parte della legge 199 che non funziona o non è stata ammessa ad operare. Faccio un esempio: lo scorso anno in provincia di Taranto, nell’ambito della Rete Agricola di Qualità (solo il 2,5% delle aziende in Puglia è iscritta), è stato emesso un bando per i trasporti degli operai agricoli. Bene nessuna azienda ha aderito facendo perdere 280mila euro di finanziamento. È chiaro il perché della mancata adesione: il rifiuto di comunicare e sottoscrivere i contratti, gli orari e i salari”.

Poi non c’è alcun riconoscimento professionale: dei 437mila rapporti di lavoro attivati tra agricoltura, silvicoltura e pesca in Puglia nel 2021, 348mila hanno avuto durata inferiore ai 30 giorni, e oltre 402mila sono stati inquadrati come operai non specializzati.

Ci sono imprenditori che in questi giorni si lamentano per la mancanza di manodopera per la raccolta delle ciliegie, e si pensa al peggio quando inizierà la campagna di raccolta dell’uva da tavola.

Non ci sarà, secondo Gagliardi, una manodopera sufficiente e regolare per la raccolta dell’uva da tavola.

Le imprese non sono disposte a confrontarsi sul potenziamento dei Centri per l’impiego per favorire un incontro legale tra domanda e offerta di lavoro perché secondo il sindacato non intendono applicare i contratti soprattutto con i lavoratori stranieri ed extracomunitari stagionali.

Dopo pandemia, guerra in Ucraina, inflazione, mancanza di materie prime: la Puglia agroalimentare ce la farà a superare questo momento? “Certamente si, afferma Gagliardi anche se il 50% delle aziende naviga ancora, per quanto riguarda il lavoro e la manodopera, nella irregolarità più diffusa”.

In apertura, uva da tavola Apirene. Foto di Roberto De Petro

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