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Cosa succederà all’agricoltura pugliese dopo le elezioni? La parola a Raffaele Fitto

Sarà istituito un nuovo e moderno Assessorato all’Agroalimentare e, in tale prospettiva, l’intenzione è di affrontare la riorganizzazione della macchina amministrativa, “da rivoltare come un calzino”, perché vi è necessità di un riferimento all’altezza delle aspettative. Si incentiveranno produttività, sostenibilità economica, ambientale e sociale, nonché l’innovazione, la formazione, le reti e i territori

Olio Officina

Cosa succederà all’agricoltura pugliese dopo le elezioni? La parola a Raffaele Fitto

Per le elezioni regionali in Puglia abbiamo ritenuto opportuno dar voce ai candidati alla presidenza. Il primo a dare disponibilità all’intervista è stato l’onorevole Raffaele Fitto. Seguiranno le altre.

Abbiamo scelto la Puglia perché è un osservatorio nazionale privilegiato. Si pensi soltanto al peso che l’olivicoltura ha in questa regione per la conseguente incidenza sul resto del Paese. Considerando la malgestita emergenza Xylella, e la fallimentare gestione del Psr, questo spazio riservato alla Puglia ci sembra d’obbligo.

 INTERVISTA A RAFFAELE FITTO

Puglia, la posta in gioco è enorme. Onorevole Fitto, in una regione che fonda la propria economia su agricoltura e turismo, il disastro Xylella ha determinato danni ormai irreversibili al settore oleario, per un calo produttivo sostanzioso e la chiusura di molti frantoi. I danni, in prospettiva futura, riguarderanno anche il turismo, per la devastazione del paesaggio. Ora, in vista della sua concreta elezione a governatore, qual è la strategia che intende adottare per arginare l’avanzata del batterio, in modo da salvare il salvabile e non devastare l’intero tessuto olivicolo regionale? E, soprattutto, che soluzioni intravede per quanti hanno dovuto chiudere l’attività? L’impressione è che non si sia pianificato affatto il futuro. È così?

Quando si fa riferimento alla Xylella sono sempre più arrabbiato, perché, anche non volendo pensarci, basta percorrere in lungo e largo il Salento per verificare da semplice cittadino la dimensione del disastro. Comunque, in qualità di candidato presidente della Regione ritengo che il problema debba essere affrontato su due fronti. Da un lato occorre necessariamente arginare l’avanzata del batterio ormai alle porte della provincia di Bari, nell’intento di salvare l’olivicoltura più importante dal punto di vista economico-produttivo della Puglia, dall’altro bisogna con la massima urgenza predisporre un progetto di ricostruzione del territorio salentino completamente devastato. La ricerca sta lavorando a 360 gradi per combattere la Xylella e l’unica soluzione oggi è consentire al territorio infetto di convivere con il batterio, non essendo ormai più eradicabile dalla penisola salentina, dove si è passati da una strategia di eradicazione ad una di contenimento. Le ultime evidenze, tuttavia, ci dicono che il rischio concreto è che anche la strategia di contenimento stia fallendo e i confini delle aree infette possano presto allargarsi in provincia di Bari.

Quindi, l’unica arma di cui disponiamo, in attesa che la ricerca trovi una possibile cura della malattia, è il monitoraggio di Xylella fastidiosa per poter intervenire con immediatezza nel momento in cui vengono individuati focolai di piante infette.

Infatti, la presenza del patogeno Xylella in olivo e la necessità di un monitoraggio propedeutico alla eliminazione di piante infette (ovvero la riduzione della carica batterica ai confini della zona infetta) sono note da tempo e portano alla ovvia conseguenza logica che un controllo costante per il contenimento dell’espansione del patogeno sarà necessario per i prossimi 10-20 anni pena la perdita non solo del patrimonio olivicolo della Puglia ma anche di tutta l’Italia. Ne deriva che già a giugno-luglio di ogni anno debba essere programmata l’attività di monitoraggio dell’anno successivo lasciando giusto da fissare con precisione i confini delle aree da monitorare. In prospettiva, pertanto, la Regione dovrà potenziare la struttura operativa dedicata al monitoraggio, dotandola di personale qualificato.

Per quanto concerne invece il Salento, posso assicurare che, avendo compreso fin dal primo momento la gravità della situazione, unitamente al collega europarlamentare del PD Paolo De Castro, ho a suo tempo coinvolto i Commissari UE all’agricoltura e alla sanità predisponendo le linee guida per un progetto di ricostruzione del territorio.Presentate ad Emiliano sono rimaste lettera morta.

Alla base delle linee guida c’è innanzitutto la considerazione che nel Salento l'attività agricola è stata sempre fondamentale non solo dal punto di vista economico per la produzione di beni alimentari ma anche dal punto di vista ambientale per il suo contributo a disegnare il paesaggio, proteggere l'ecosistema e conservarne la biodiversità.

In questi ultimi anni la devastazione prodotta sul nostro territorio con il diffondersi del batterio Xylella fastidiosa ha di fatto sconvolto un sistema plurisecolare. Il mio impegno sarà, quindi, quello di sensibilizzare le Istituzioni locali, ad iniziare dai sindaci, i produttori, le loro Organizzazioni e la cittadinanza in generale al fine di predisporre un piano di ricostruzione del territorio che coinvolga l'agricoltura e tutte le altre attività economiche presenti sul territorio (turismo, artigianato, commercio, piccola e media industria, servizi).

La crescita sociale ed economica di un territorio non può che essere il risultato della convinta adesione della popolazione e della necessità di collaborazione fra i vari soggetti interessati.

È necessaria, quindi, una nuova strategia per lo sviluppo del territorio, al fine di salvaguardare il futuro del Salento ed il diritto delle generazioni future a poter vivere in un contesto più sano, equo e sostenibile.

Naturalmente, dopo il 22 settembre, le linee guida saranno tradotte in programmi esecutivi elaborati con i massimi esperti delle materie interessante e con l’ausilio degli ordini professionali, ad iniziare da quello degli agronomi per la parte strettamente agricola.

 

Sempre in tema di Xylella, cosa non ha funzionato esattamente in Puglia? E in particolare, secondo lei, a chi sono da attribuire le responsabilità dell’evidente cattiva gestione dell’emergenza? Intendo un elenco di nomi e cognomi, più che indicazioni vaghe. A tal riguardo, ritiene sia possibile intentare una causa civile collettiva? Qualcuno può concretamente essere chiamato a pagare in prima persona, o ci sarà un colpo di spugna come è ormai abitudine conclamata in simili casi?

Già nell’ottobre del 2013 quando il compianto Prof Giovanni Martelli, emerito di Patologia Vegetale dell’Università di Bari, riuscì a dare un nome e cognome al batterio che nella zona focolaio di Gallipoli stava determinando il disseccamento rapido di numerose piante di olivo, la mia preoccupazione fu massima.

Tale stato d’animo traeva origine dalla individuazione di un batterio da quarantena, che mai si era manifestato sul territorio, dal fatto che aveva infettato la pianta maggiormente rappresentativa dell'intero Salento e per ultimo, e non certo per l'importanza, dalla prevedibile impreparazione delle Istituzioni competenti a cercare di far fronte all'emergenza.

Sono intervenuto più volte, completamente inascoltato da Emiliano, soprattutto quando all'inizio auspicavo l'applicazione della normativa comunitaria che prevedeva l'immediata rimozione delle piante infette nella zona cuscinetto poco a nord del comune di Gallipoli.

La situazione è precipitata in pochissimi mesi tanto è vero che l'intera provincia di Lecce fu dichiarata zona infetta, con la zona cuscinetto che si è progressivamente spostata sempre più a nord per arrivare attualmente ai confini della provincia di Bari.

In cinque anni il batterio ha "percorso" oltre 120 km! L’irresponsabile gestione politica e amministrativa della problematica Xylella è la vera metafora dell’attività politica di Emiliano. Dapprima la sottovalutazione del rischio, poi il sostegno a guarigioni magiche propagandate da pseudo ambientalisti, paranoie complottiste, messa in discussione di autorità scientifiche, fino a recarsi a Bruxelles per cercare di convincere la Commissione UE quanto “certe misure derivanti dai trattati internazionali e dalle regole di quarantena fossero inutili ed eccessive”. Per non parlare poi del sostegno espresso all’inchiesta della magistratura leccese che ipotizzava che a diffondere il batterio fossero stati gli stessi ricercatori che l’avevano scoperto. Emiliano dapprima dichiarò che avrebbe valutato la costituzione di parte civile della Regione verso i dirigenti regionali coinvolti nell’inchiesta e poi si eclissò come anche l’intera indagine chiusasi con un nulla di fatto. Naturalmente senza chiedere mai scusa ai diretti interessati.E se tutto questo non bastasse: è sua la responsabilità della superficiale e fallimentare gestione dell’Arif che ha visto alternarsi alla guida vari commissari, tutti dimostratisi inesperti nella lotta alla Xylella. È evidente che dal 22 settembre occorrerà iniziare ad individuare tutte le responsabilità che hanno reso possibile la distruzione di in patrimonio incalcolabile non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto da quello ambientale, paesaggistico, storico e identitario per le popolazioni pugliesi.

 

Altro aspetto imbarazzante: essere diventati il fanalino di coda del Paese, per non essere riusciti a usufruire dei fondi destinati al Psr. Come è stato possibile? Quali vie d’uscita prevede?

Certo è veramente imbarazzante e paradossale rilevare come la Regione che ha il coordinamento della Commissione Politiche agricole della Conferenza delle Regioni sia all’ultimo posto come avanzamento della spesa del Psr.I dati dell’Agea al 31 luglio 2020, infatti, consegnano ancora l’ennesima maglia nera alla Regione Puglia che si conferma ultima in Italia con un avanzamento della spesa dei fondi nazionali ed europei (FEASR) pari al 33,54%, notevolmente inferiore sia alla media nazionale al 49,19% che a quella delle Regioni meno sviluppate al 43,63%. Emblematico, in particolare, l’avanzamento di spesa di appena il 3,15% della misura 6 che sostiene il ricambio generazionale (il futuro della nostra agricoltura!) con l’aiuto all’avviamento di imprese per i giovani agricoltori e il sostegno ad investimenti nella creazione e nello sviluppo di attività extra-agricole. Percentuali che si traducono in risorse economiche che vengono perse in un momento nel quale l’agricoltura pugliese è letteralmente in ginocchio: se tutto dovesse rimanere così alla fine dell’anno il disimpegno automatico sarà di circa 176 milioni di quota FEASR.  I Dirigenti dell’Assessorato regionale all’Agricoltura sono già stati a Bruxelles a spiegare che i ritardi sono dovuti al lockdown che evidentemente ha interessato solo la nostra Regione visto che le altre sono tutte sopra la media e la Calabria, addirittura, ha già superato ampiamente da tempo il target di spesa previsto al prossimo 31 dicembre.

Come è stato possibile tutto ciò?

Una prima risposta viene dalle sentenze del Tar Puglia emesse negli scorsi mesi di maggio e giugno che hanno di fatto sancito il fallimento delle politiche agricole di Emiliano, che hanno provocato danni incalcolabili al mondo agricolo e che innescheranno ulteriori problematiche con risvolti che potrebbero avere impatti negativi sul bilancio autonomo della Regione.

Emiliano deve rispondere della scellerata gestione politica-amministrativa del PSR Puglia 2014/2020 che ha di fatto incentivato l’inoltro di ricorsi al Tar da parte di numerose aziende agricole che non avevano altra possibilità per poter difendere i propri diritti. Perché nonostante da più parti, non solo politiche, fossero piovute critiche e rilievi, con l’arroganza che lo contraddistingue ha preferito andare avanti aggiungendo orrori (annullamento del secondo bando misura 4.1.A e modifica delle regole in corso d’opera delle misure ad investimento) ad ulteriori errori. Ed è sempre e ancora Emiliano il responsabile degli enormi ritardi accumulati nella spesa del PSR (non imputabili solo alla paralisi amministrativa frutto dei ricorsi al TAR), ed è la seconda risposta, determinati dalle carenze organizzative e dalle scarse competenze delle varie Autorità di Gestione del PSR succedutesi in questi anni e dei dirigenti apicali dell’Assessorato all’Agricoltura individuati da Emiliano più per meriti politici che tecnici.

Dal 22 settembre in poi è evidente che occorrerà cambiare marcia. Attraverso le interlocuzioni istituzionali con la Commissione Europea acceleremo la spesa, azzereremo i contenziosi ed eviteremo la perdita dei fondi. Naturalmente occorrerà potenziare la capacità istruttoria della struttura operativa dell’Assessorato che possa consentire un veloce monitoraggio dei progetti presentati ormai 4 anni fa e capire lo stato di attuazione o meglio di non attuazione, così come bisognerà capire quanti di quei giovani che avevano presentato la domanda per il bando del PSR dedicato al primo insediamento abbiano deciso di proseguire e quanti invece andranno recuperati. Lo stesso dicasi per i progetti presentati dalle imprese di trasformazione/lavorazione finalizzati a migliorare la redditività, la competitività e la sostenibilità delle aziende agricole. Sarà una lotta contro il tempo per evitare la perdita di risorse, a meno che con ogni probabilità l’epidemia di Covid 19 non convinca la Commissione Europea a derogare l’applicazione del disimpegno automatico, a causa delle difficoltà emergenziali di quest’anno. La mancata spesa, tuttavia, genera problemi, non solo dal punto di vista amministrativo, ma soprattutto per gli agricoltori pugliesi che perdono un sostegno importante per la competitività e la sostenibilità delle imprese, che determina di fatto una disparità con quelle delle altre Regioni più virtuose. Ci sarà tanto da fare nell’interesse dell’Agricoltura pugliese e in ciò saremo certamente aiutati dall’ormai quasi certezza che l’applicazione delle attuali regole della Pac saranno prorogate di due anni, quindi con la possibilità per il PSR di impegnare e rendicontare le spese rispettivamente al 31 dicembre 2022 e al 31 dicembre 2025. Nel frattempo, non si hanno notizie dell’attivazione della nuova Misura 21 del PSR a “Sostegno temporaneo eccezionale a favore di agricoltori e Pmi particolarmente colpiti dalla crisi di Covid-19”. La Regione Puglia, così come hanno già fatto le altre Regioni, avrebbe dovuto solo recepire e quindi mettere a disposizione del settore oltre 32 milioni di euro (pari al 2% di oltre 1 miliardo e 600 milioni di euro della spesa pubblica assegnata alla Puglia) concordando con Bruxelles le modifiche al PSR per poter offrire a ogni imprenditore agricolo nuove risorse a fondo perduto. Ma, evidentemente, saper spendere gli aiuti europei è una pratica che alla Regione Puglia non riesce proprio, soprattutto in agricoltura. Si preferisce distribuire pochi soldi a pioggia, briciole immediate e non procedere con una seria programmazione delle risorse, che così facendo vengono puntualmente perse!

A completare il disastro delle politiche agricole di Emiliano è opportuno evidenziare la, a dir poco compiacente, gestione dei consorzi di bonifica commissariati che ha prodotto e produce ulteriori esborsi a carico del bilancio autonomo della Regione senza che si intraveda, a distanza di anni, la definitiva riforma degli stessi.

Infine, ma non ultima, la populistica gestione dello stato di calamità relativo alla gelata del 2018 che colpì il Nord Barese azzerando del tutto la migliore produzione olivicola mondiale. Ancor oggi nonostante le promesse le aziende agricole non hanno ricevuto il ristoro dei danni subiti.

Per molto meno, ma davvero molto meno, qualsiasi Amministratore pubblico avrebbe avuto il pudore e la dignità di dimettersi per i devastanti danni prodotti a causa degli errori commessi.

 

Per chiudere, che peso darà all’agricoltura nel suo programma? Quali obiettivi intende realizzare a breve termine, e, soprattutto, in prospettiva futura, ci sono progettualità e strategie forti capaci di andare oltre lo stato di emergenza e di soluzione dei problemi?

Certamente l’agricoltura, anzi è meglio dire l’agroalimentare assumerà un ruolo centrale nelle politiche di sviluppo della Regione. Accogliendo anche le richieste delle organizzazioni del settore, sarà istituito un nuovo e moderno Assessorato all’Agroalimentare. In tale prospettiva occorrerà prima di tutto affrontare la riorganizzazione della macchina amministrativa della Regione che ho intenzione di rivoltare come un calzino, in quanto le sfide con le quali dovrà cimentarsi l’agricoltura pugliese dei prossimi anni avranno bisogno di un riferimento all’altezza delle aspettative. Nel merito occorrerà incentivare la produttività, la sostenibilità economica, ambientale e sociale, l’innovazione, la formazione, le reti e i territori.  I prodotti della nostra agricoltura sono espressione di un patrimonio di conoscenze, di una cultura millenaria radicata nei territori, che appartiene a tutta la filiera produttiva; poi però devono trovare le "strade" del mondo per far conoscere e apprezzare il “Made in Puglia”. Per fare questo dobbiamo necessariamente modernizzare la nostra agricoltura e le nostre filiere. I mercati globali si presidiano con la competitività, che passa attraverso l’innovazione che migliora i processi, i prodotti e, in ultima analisi, la redditività degli operatori. Per questo la Regione Puglia punterà sulle imprese, sia singole che associate, che abbiano una valenza economica, che siano in grado di stare sul mercato, perché solo incrementando la loro attività, e quindi in prima battuta la produzione e la produttività, si potrà conseguire l’obiettivo di favorire uno sviluppo del settore che garantisca crescita ed occupazione a vantaggio di tutti e che allo stesso tempo sia sostenibile. In tale ottica non c’è contrapposizione tra filiere "corte" e "lunghe": il vero tema dell'agricoltura pugliese riguarda l’organizzazione economica dei produttori per imporsi sui mercati, quello interno e quello globale anche attraverso il web. Per agevolare ed incentivare tale percorso la Regione dovrà investire in infrastrutture visto lo stato dell’arte, per esempio, dell’accesso ad internet nelle aree rurali. La Puglia nel 2019, secondo l’ultima rilevazione dell’Istat, con il 59,7% è la regione con la quota più bassa di utenti connessi ad internet, contro il 62,5% del Mezzogiorno e il 76,1% del dato nazionale.

Ma l’investimento più importante previsto dal mio programma è senz’altro quello dedicato alla formazione. Per il futuro delle imprese agricole sarà, infatti, sempre più determinante, oltre che al lavoro e al capitale, la conoscenza. Per tale motivo alla base delle politiche agricole regionali diviene di fondamentale importanza il rinnovamento delle aziende agricole attraverso il ricambio generazionale, che è il più importante obiettivo da perseguire nella politica di innovazione del settore. In agricoltura occorreranno sempre più giovani diplomati e laureati capaci non solo di valorizzare la propria intelligenza e preparazione generale, ma soprattutto di acquisire una formazione specialistica mirata alle attività da svolgere.

Per il prossimo futuro l'avanzare delle conoscenze potrà portare in agricoltura cambiamenti oggi neppure immaginabili. I giovani imprenditori agricoli di domani saranno certamente gli artefici di un nuovo e creativo capitalismo imprenditoriale, basato sulla conoscenza, cioè su un capitale intellettuale, per il quale occorrono soprattutto preparazione, idee e capacità manageriali. Il settore lamenta, anche, una scarsa preparazione dei giovani diplomati provenienti dagli istituti tecnici e professionali della zona, lontana dal mercato del lavoro e dalle esigenze delle imprese, che trovano con difficoltà cantinieri, operatori di frantoio, tecnici caseari ai quali, comunque è richiesta rispetto al passato una preparazione più elevata e più specifica. In Puglia è molto difficile reclutare personale per lavori stagionali di raccolta, ma anche per mansioni operaie nelle aziende di trasformazione alla linea continua, nel reparto di confezionamento, nel magazzino e alle spedizioni. Rispetto al passato si sono interrotti i meccanismi di passaggio delle competenze che avvenivano direttamente sul campo anche a seguito di un'entrata nel mondo del lavoro più precoce. Al tempo stesso la necessità di aumentare il valore aggiunto delle imprese puntando sulla qualità e sul rapporto con il territorio rende sempre più necessario un percorso di specializzazione che deve partire dalla scuola ma confrontandosi costantemente con le realtà produttive del territorio. La forte vocazione agroalimentare della nostra regione richiede anche professionisti con un grado di formazione più elevato: veterinari e alimentaristi specializzati nella cura degli animali da produzione, agronomi esperti del territorio (specie antiche, nuove produzioni possibili a seguito del cambiamento climatico, prodotti tipici) e di agricoltura biologica, chimici e scienziati dell'alimentazione. Per migliorare le capacità di vendita e ampliare i mercati di sbocco si richiedono soprattutto competenze relative al marketing e alla commercializzazione. Si evidenzia inoltre un legame stretto tra agribusiness e vocazione turistica del territorio e di conseguenza la domanda di figure professionali specializzate nell'accoglienza. Un altro punto importante riguarda la formazione per gli imprenditori, finalizzata ad avvicinare le nuove generazioni alla filiera agroalimentare, ad avviare processi di consolidamento e crescita, a introdurre innovazioni e a favorire strategie cooperative tra le aziende locali, prevalentemente di piccole e piccolissime dimensioni. In tutto questo percorso diviene, quindi, fondamentale il ruolo che sarà impegnata a svolgere la Regione, attraverso l'FSE e con il coinvolgimento del sistema della formazione, di cui fanno parte gli Istituti tecnici e professionali con vari indirizzi, gli ITS per le eccellenze agro-alimentari e le Università di Bari, Foggia e del Salento. Tutto ciò comunque non basta.

Occorre lavorare insieme, una cosa molto complicata nella nostra Puglia, perché esiste la tendenza ad essere individualisti e gelosi. Ma nel mercato globale di oggi l'individualismo non paga più. Una strategia che la Regione dovrà perseguire è senz'altro quella di mettere in comune le eccellenze, la qualità e l'organizzazione, anche attraverso premialità che il Psr 2021/2027 dovrà prevedere per incentivare la costituzione di società di capitali o di persone per ricondurre ad una dimensione economica ottimale la gestione delle attuali aziende agricole. Al fine poi di migliorare la valorizzazione, la promozione e quindi la commercializzazione sarà fondamentale l’implementazione di un nuovo modello di organizzazione economica in tutte le filiere agricole, rivolto al mercato, attraverso un progetto di rilancio dei contratti di rete, della cooperazione e dell'associazionismo, prevedendo anche lo sviluppo e potenziamento di marchi commerciali collettivi.  Inoltre, per sostenere gli investimenti, sia nel settore agricolo che in quello agroalimentare, saranno attivate specifiche linee di credito. È evidente che vi saranno altre importanti sfide da affrontare, sollecitate dai cambiamenti climatici con i quali l’agricoltura pugliese dovrà sempre più confrontarsi. Ad iniziare dalla gestione del rischio che, secondo gli ultimi dati, indicano che le imprese agricole pugliesi si sono assicurate per un valore pari al 3,1% del valore complessivo nazionale. In termini di superficie (SAU) in Puglia viene assicurato appena il 2% contro la media nazionale che è pari all’8%, al 21% di Emilia Romagna e Veneto o al 31% del Friuli Venezia Giulia! Occorre invertire la rotta sia a livello regionale che nazionale, con proposte che avanzerò in sede di Conferenza delle regioni, finalizzate a tutelare il reddito degli agricoltori e il tempestivo rimborso anche attraverso appositi accordi con il sistema bancario. Ma una moderna e più produttiva agricoltura avrà bisogno sempre più della risorsa acqua, in contrasto con la desertificazione che avanza. La Regione predisporrà un piano per la gestione delle risorse idriche che preveda, prioritariamente, infrastrutture per la raccolta e la distribuzione dell'acqua, onde permettere un più economico utilizzo dell'irrigazione, anche attraverso, laddove sarà possibile, l'impiego delle acque reflue opportunamente trattate. Anche per il settore della pesca saranno previste misure specifiche in grado di rafforzare la filiera, sostenendo ogni iniziativa utile a rafforzare il reddito degli operatori e l’ammodernamento delle flotte. Naturalmente il programma sull’agroalimentare pugliese dovrà anche rispondere alle sfide poste dal Green Deal, che ho particolarmente seguito da europarlamentare e co-presidente di ECR, che si innestano su uno scenario fortemente mutevole e condizionato dagli impatti della pandemia da Covid-19. Tuttavia, tali sfide rispondono ad obiettivi ed esigenze condivise a livello socioeconomico che la stessa pandemia ha rafforzato nella sensibilità e percezione della popolazione e dei consumatori di prodotti alimentari, sotto diversi punti di vista (dall’attenzione all’ambiente ad una maggior «italianità» delle produzioni). Per quanto impegnative tali sfide possono diventare opportunità per le imprese agroalimentari pugliesi, in quanto il Green Deal, a fronte di politiche ed interventi mirati, può rappresentare una importante leva di sviluppo. La Puglia vanta un posizionamento competitivo a livello europeo e mondiale di leadership per qualità, immagine e brand nell’agroalimentare, riconosciuto e testimoniato dalla continua crescita nel valore del nostro export. Paradossalmente, alla luce delle mutate sensibilità dei consumatori, il Green Deal può anche rappresentare uno strumento in grado di fornire leve e motivazioni ai nostri concorrenti che, non potendo competere sul fronte della medesima qualità e reputazione, possono così recuperare competitività e quote di mercato, sfruttando il valore della «sostenibilità». Se invece valorizziamo i nostri punti di forza in una logica di sostenibilità (biologico, assenza di residui negli alimenti, riduzione degli sprechi, energie rinnovabili, ...), saremo noi a trasformare il Green Deal in un’opportunità per aumentare il distacco con i competitor. Innovazione (a tutti i livelli), investimenti nelle infrastrutture e negli strumenti digitali, accordi e contratti di filiera per un rafforzamento delle relazioni tra agricoltori e industria di trasformazione rappresentano interventi che, declinati a livello regionale e per filiere specifiche, possono permettere al sistema agroalimentare pugliese di cogliere questa opportunità.

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