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Dan Flynn lascia la direzione dell’Olive Center della UC Davis

Un solido punto di riferimento negli Stai Uniti d’America. Un pioniere nella valorizzazione di una materia prima come l’olio extra vergine di oliva. Con la sua determinazione, tenacia e professionalità, è riuscito a creare un centro in grado di trasmettere una nuova visione rispetto a un prodotto spesso visto come qualcosa di esotico

Francesco Visioli

Dan Flynn lascia la direzione dell’Olive Center della UC Davis

L’ho conosciuto proprio a Davis, California, nel 1997, quando, con il prof. Peri, ha co-organizzato il primo meeting locale (ma, credo, statunitense) sull’olio d’oliva, la sua tecnologia e gli effetti sulla salute.

Ricordo che era deferente e quasi intimidito. In realtà aveva le idee chiare su come far germinare e poi crescere la cultura dell’olio d’oliva in USA, dove, ricordiamolo, è un prodotto di nicchia allora quasi sconosciuto se non dagli americani che venivano in vacanza in Italia, Grecia e Spagna.

Dan è stato un pioniere e mi ricordo il suo racconto della genesi dell’Olive Center: trasformare un problema (i pedoni scivolavano sulle olive che cadevano sui marciapiedi del campus) in opportunità (produrre olio in California). Assieme ad un manipolo di produttori entusiasti ed investimenti lungimiranti è riuscito a creare un centro che sta valorizzando la cultura dell’olio da olive in un Paese dove, lo ripeto, viene spesso visto come un prodotto esotico associato alla vacanza e a popoli che gesticolano molto.

C’è, ovviamente, ancora molto da fare anche dal punto di vista comunicazionale e di innovazione. Da quest’ultimo punto di vista è interessante raccontare un esempio di pragmatismo americano: Alexandra Devarenne ci ha messo sotto il naso quattro bicchierini con oli diversi. Ha poi detto (vado a memoria): “sono meglio i mulini a martello o quelli a lame? E la gramolatura? Beh, avete di fronte quattro oli diversi e non vi diciamo come li abbiamo prodotti. Assaggiate e ditemi”.

Credo che spesso non dovremmo sentirci superiori per diritto divino, in questo e in tutti gli ambiti della vita. C’è sempre qualcosa da imparare da qualcuno ed è meglio studiare senza sosta.

Gli USA non hanno, ovviamente, la tradizione e la cultura dell’olio che abbiamo nei Paesi mediterranei, ma rappresentano un valido ed utilissimo alleato con cui migliorare e valorizzare ulteriormente quest’alimento. Lo dice uno che ha fatto il dottorato a New Orleans e che poi d’estate invece di andare in spiaggia andava a lavorare a Corvallis (Oregon): gli Stati Uniti sono una nazione che investe molto in ricerca e sviluppo e ha fiducia nel futuro.

Ho poi rivisto Dan in altre occasioni, l’ultima volta a Siviglia, nel 2019, e abbiamo fatto molte chiacchiere su olio d’oliva, UCDavis, Mondavi Center e vita in generale.

Non brindate con lui, però! In quell’occasione ho scoperto che il suo organismo non tollera neanche una molecola d’etanolo. Per cui festeggiamolo virtualmente ed auguriamogli tutto il meglio per i suoi nuovi incarichi.

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