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Le priorità del domani per un nuovo volto dell’agroalimentare italiano

Al sesto Forum sul Food & Beverage organizzato da The European House – Ambrosetti, a Bormio, si sono affrontati i punti fondamentali per il rilancio dell’intera filiera, che deve sempre più guardare ai nuovi bisogni dei consumatori. Chiara Coricelli, Ceo di Pietro Coricelli, nel corso di un incontro ha raccontato l’impegno della casa olearia sul fronte sostenibilità e sulle innovative, e importanti, misure adottate nell’attuale scenario economico e sociale

Olio Officina

Le priorità del domani per un nuovo volto dell’agroalimentare italiano

La presentazione del Position Paper La Roadmap del futuro per il Food&Beverage: quali evoluzioni e quali sfide per i prossimi anni, che ha messo in luce numeri e fatti della filiera agroalimentare italiana, e l’urgenza di una vera (R)evoluzione verso la sostenibilità della stessa filiera: questi i temi portanti affrontati oggi nella prima giornata del sesto Forum sul Food & Beverage organizzato da The European House – Ambrosetti a Bormio.

Un evento che rappresenta un vero “Summit del Food” per il livello degli studi proposti e la partecipazione di stakeholders di aziende alimentari e insegne distributive, esponenti politici, esperti di marketing, nutrizionisti e sportivi di primo piano.

Sono sei le priorità per il rilancio della competitività della filiera agroalimentare italiana:

-favorire la sburocratizzazione del settore per lo sblocco degli investimenti e lo sfruttamento dei fondi Pnrr;

-sostenere e incentivare, anche fiscalmente, il consolidamento del settore Food&Beverage per incrementarne la competitività, anche a livello internazionale;

-combattere il fenomeno dell’italian sounding e promuovere le esportazioni delle eccellenze nazionali;

-rafforzare le filiere made in italy per ridurre la dipendenza dall’estero in un’epoca di continui shock esogeni, soprattutro per i settori agricoli con bilancia commerciale negativa;

-accelerare l’adozione di politiche di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici;

-implementare politiche di sensibilizzazione e educazione alimentare nella patria della dieta mediterranea, a partire dalle giovani generazioni.

Position Paper: la tempesta perfetta si abbatte sull’agroalimentare

La filiera agroalimentare è voce portante dell’economia nazionale.

È la prima per contributo al Pil nazionale con 65 miliardi di euro di valore aggiunto, genera un fatturato totale di 204,5 miliardi di euro, con un incremento del 3,8% dal 2015, mentre oltreconfine nel 2021 l’export di prodotti agroalimentari ha segnato il record storico raggiungendo la soglia dei 50,1 miliardi di euro (il 10,8% in più rispetto al 2020), permettendo alla bilancia commerciale di registrare un surplus pari a 3,3 miliardi di euro.

Il vino si è confermato prodotto italiano più venduto all’estero con una market share sull’export pari al 14,3% e un giro di affari di 7,1 miliardi di euro, mentre la Germania permane il principale paese di approdo assorbendo una quota del 22,4% e generando un fatturato di 8,4 miliardi di euro (+6,6%). Seguono Stati Uniti e Francia, vicini tra loro con una quota rispettiva del 15,1% e del 15%.

A livello occupazionale, il settore offre lavoro a 1,4 milioni di persone (di cui 483.000 nell’industria del Food&Beverage e 925.000 nel comparto agricolo). 

Un settore quindi senza dubbio florido, ma non privo di criticità. Lo studio di The European House – Ambrosetti ne ha evidenziate alcune. Innanzitutto, se è emerso che il settore è stato quello che, nel 2020, ha mostrato maggiore resilienza nei confronti della pandemia, subendo complessivamente una perdita contenuta del Valore Aggiunto dell’1,8%, è anche vero che nel 2021 è cresciuto meno degli altri principali comparti e, pur riportando una progressione del 6,2%, è riuscita a fare meglio solo dell’industria farmaceutica (+2,2%).

Spostando poi l’attenzione verso l’export, la performance dell’ultimo biennio non si può definire sbalorditiva se analizzata rispetto agli altri settori.

Nel 2019-2021 l’incremento del 13,6% colloca l’agroalimentare al terz’ultimo posto nel ranking delle principali filiere italiane.

Il Paese è inoltre solo quinto in Unione Europea per valore delle esportazioni alimentari, un valore pari al 65% dell’export tedesco e al 72% di quello francese.

La performance del Paese non migliora guardando all’incidenza dell’export agrifood sul totale, pari al 9,7%, metà della quota spagnola e il 70% di quella francese.

Se a questo si aggiunge che il settore, in questo momento, è obbligato a operare in un contesto turbolento e caratterizzato da cinque fattori di rischio che sommati tra loro, secondo The European House – Ambrosetti ci troviamo, determinano una vera e propria ‘tempesta perfetta’: la pandemia globale, lo scoppio della guerra, l’impennata dell’inflazione, l’esplosione dei costi energetici e di logistica, l’interruzione di alcune filiere di approvvigionamento.

A rallentare e minare il processo evolutivo del comparto spicca ed è di stretta attualità la preoccupante costante ascesa dell’inflazione, mai così alta negli ultimi 30 anni.

Paragonando aprile di quest’anno a quello del 2021, il prezzo del grano è incrementato senza freni del 230% e quello del mais del 130% (AT: Aprile 2022). Inevitabili le conseguenze negative per le tasche delle famiglie italiane, il cui paniere della spesa è aumentato del 2,9%.

Il conflitto russo-ucraino ha contribuito non poco al fenomeno aggiungendo un problema di reperibilità di alcune materie prime di cui il nostro paese è molto carente con nuovi rischi per alcune filiere agroalimentari chiave del Paese: infatti, l’Ucraina è primo fornitore di olio di girasole per l’Italia, primo fornitore di semi e secondo fornitore di mais e elementi nutritivi per le coltivazioni, con pesi sul totale dell’import che vanno dal 15% fino al 63% (è il caso dell’olio di girasole, elemento chiave anche per alcune filiere di trasformazione).

85 miliardi di euro in dieci anni il costo della nostra dipendenza dall’estero 

La carenza di materie prime agricole è un gap che nel 2021 si è ulteriormente ampliato.

Un dato di fatto confermato dai numeri diffusi da The European House – Ambrosetti, secondo i quali, lo scorso anno, l’Italia ha aumentato di un miliardo di euro ulteriore la sua dipendenza da materie prime agricole, raggiungendo un deficit commerciale complessivo di 8,5 miliardi di euro nel 2021.

In generale, analizzando l’andamento dal 2010 al 2021, il nostro paese ha ‘perso’ oltre 85 miliardi di Pil proprio a causa di questa situazione che lo vede costretto ad acquistare da paesi terzi i prodotti necessari in ambito di produzione agricola.

Spicca soprattutto la scarsità di cereali reperibile a livello nazionale, che comporta un deficit della bilancia commerciale di quasi 5 miliardi di euro, ma si bussa alla porta di fornitori stranieri anche per il pesce lavorato (-4,4 mld) e i prodotti ittici (-1,2 mld), la carne lavorata (-3,6) e gli oli e i grassi (-2,7), molti di questi proprio provenienti da Ucraina e Russia. 

Quali sono le ragioni di questo contesto così problematico? The European House – Ambrosetti richiama l’attenzione su due motivi: a indebolire la competitività della filiera agroalimentare italiana interviene, da un lato, la frammentazione delle imprese della nostra Penisola (il 92,8% fatturano meno di 10 milioni di euro), e dall’altro il fenomeno dilagante dell’Italian Sounding a cui nella seconda giornata del Forum verrà dedicata un’approfondita e innovativa ricerca.

I consumi e la distribuzione

Quali gli impatti di una situazione impensabile fino a poco tempo fa sui consumi?  Sono lo specchio del cambiamento secondo Giuseppe Stigliano, Ceo Spring Studios, Docente di Marketing, Ucl Business School, London, collegato in videoconferenza. 

Cambiamento che spinge a una riflessione anche sul futuro del retail a cui hanno partecipato, confrontando diverse “visioni”, importanti protagonisti della distribuzione moderna: Marco Pedroni, Presidente di Coop e Adm Associazione Distribuzione Moderna, e Francesco Avanzini, Direttore Generale di Conad. Sul fronte dei social la parola ad Adriano Accardo a capo di Tik Tok Italia.

I numeri della sostenibilità

Che la necessità di accelerare il processo di transizione ecologica sia una priorità per la filiera agroalimentare è stato ribadito con fermezza a Bormio, dove si sono alternate voci autorevoli sia dell’industria F&B, sia delle istituzioni politiche nazionali ed europee.

Il punto di partenza è stata la ricerca La(R)evoluzione Sostenibile della filiera agroalimentare italiana presentata da Benedetta Brioschi, Responsabile Scenario Food&Retail&Sustainability di The European House – Ambrosetti, che ha coordinato il dibattito successivo tra Giovanni Battista Valsecchi, Dg, Generale Conserve (Asdomar), Eugenio Sapora, Country Manager Italia, Too Good To Go, Katja Seidenschnur, Sustainability Director Europe, Nestlè, in videoconferenza, Davide Franzetti, Country Sales Director, Coca-Cola Hbc Italy, Pompeo Farchioni, Presidente, Farchioni Olii.

Un’analisi approfondita dalla quale sono emersi parecchi indicatori utili, che evidenziano come la filiera debba rispondere alle mutate esigenze dei consumatori, confrontandosi con uno scenario caratterizzato da elementi di criticità che coesistono con lo sviluppo di risposte tecnologicamente innovative.

Il maggior rispetto per l’ambiente è un tema molto sentito per il 70% dei cittadini nel 2021 (+22 punti percentuali rispetto al 2015).

In Italia le pratiche più richieste sono la riduzione del consumo di plastica (90%) e la transizione a packaging sostenibile (89%). 

L’innovazione e il ruolo della filiera come “guida” per il Paese verso la sostenibilità

I lavori del Forum evidenziano come trasparenza e tracciabilità siano due concetti molto richiesti e soluzioni tecnologiche come la Blockchain e lo Smart Label stanno andando incontro a queste crescenti esigenze, grazie a un sempre più costante tracciamento e accumulo di dati.

Ma l’innovazione impatta su tutte le fasi della filiera e il nostro Paese si dimostra all’avanguardia nell’adozione di nuove tecniche e strumenti: ad esempio l’Italia è al quarto posto nel mondo per densità di robot attivi nella produzione alimentare e, ancora, le 210 startup FoodTech costituiscono il 17% del totale europeo.

Numeri che legittimano l’attesa che l’agroalimentare, anche per l’importanza strategica che riveste nell’economia italia, possa assumersi la guida per il Sistema Paese verso quella sostenibilità che, nell’approccio di The European House – Ambrosetti coinvolge la dimensione economica, sociale e ambientale.

L’esempio virtuoso di Granarolo e a quello della Regione Lombardia hanno offerto spunti di discussione al dibattito sul possibile ruolo dell’agroalimentare al centro della strategia di ripresa, oggetto di un focus del Forum.

Le cinque sfide che l’agrifood deve affrontare. Italia, un Paese di genialità tecnologica, virtuoso nel riciclo della plastica, ma campione di spreco alimentare

Tuttavia, non si potrà prescindere dagli allarmi derivanti dalla situazione ambientale del nostro Paese.

Dalla ricerca di The European House – Ambrosetti. emergono cinque sfide preminenti per la filiera agroalimentare (ma non solo). Innanzitutto, un aumento della popolazione mondiale: nell’ultimo trentennio la produzione mondiale di cibo è aumentata del 91%, il doppio di quanto sia aumentata la popolazione (+45%) oggi giunta a 8 miliardi.

Tale situazione porta a un maggiore impatto della filiera agroalimentare sugli ecosistemi ambientali e, come si dice nella ricerca, è fondamentale fare ricorso a un’agricoltura 4.0 per conseguire un risparmio di circa il 30% degli input necessari per l’attività agricola e una crescita del 20% della sua produttività.

Il terzo elemento critico si lega alle condizioni meteorologiche che danneggiano la filiera agroalimentare.

Il 21% del territorio italiano è, infatti, a rischio desertificazione e allo stesso tempo il numero di eventi estremi cresce del 25% ogni anno.

In Italia, tale situazione causa un danno stimato di un miliardo di euro a livello annuale.

Nel 2021 le avversità climatiche hanno determinato una perdita di produzione media del 27% della frutta, del 10% del riso e del 9% del vino.

Gli impatti più severi sono stati raggiunti nella produzione di miele, quasi totalmente scomparsa nell’anno (-95%), delle pere (-69%) e delle pesche (-48%).

Non irrilevante poi l’imbarazzante problema dello spreco alimentare che, nel mondo, pesa per il 17% del cibo prodotto e ammonta a quasi un miliardo di tonnellate all’anno.

In questo contesto, l’Italia rientra tra i primi dieci Paesi europei (Ue-27+UK) per spreco alimentare, buttando via e non consumando mediamente 89 kg pro-capite all’anno di cibo, pari a 5,3 milioni di tonnellate.

The European House - Ambrosetti ha richiamato l’attenzione sull’utilità di frenare il più possibile questa cattiva abitudine facendo ricorso, in particolare, ad app create appositamente per aiutare i consumatori a seguire comportamenti virtuosi in tema di cibo.

Infine, la dipendenza dall’estero della filiera agroalimentare italiana per l’approvvigionamento di materie prime agricole, che provoca un deficit commerciale del settore agricolo cumulato di 85,8 miliardi di euro dal 2010 al 2021.

Una situazione che comporta ricadute significative in termini di sostenibilità economica, sociale e ambientale della filiera. derivante da una forte esposizione all’andamento della produzione e dei prezzi delle materie prime dal resto del mondo e quindi da una crescente vulnerabilità a shock di approvvigionamento per alcuni prodotti chiave alla base della catena di lavorazione italiana

L’eco-sentiment di industria e politica

La tecnologia di Ibm Food Trust applicata alle aziende del food è stata oggetto di un incontro che ha permesso di ascoltare alcuni top manager descrivere l’impegno concreto della loro azienda sul fronte della sostenibilità: Pietro Lanza, Director Banks & Insurances, Ibm Italia, Stefano Graziani, Ceo, Sas Informatica, Chiara Coricelli, Ceo, Pietro Coricelli, Daniele Grigi, Ceo, Food Italiae.

Uno sguardo sulla filiera ittica

È stato distribuito in anteprima ai partecipanti al Forum un Summary del Libro Bianco della Pesca e dell’Acquacultura che verrà presentato ufficialmente durante gli Stati Generali della Pesca che si terranno in Veneto dal 5 all’8 luglio.

Come dimostrato dalle analisi del Libro Bianco, la filiera della Pesca e dell’Acquacultura può dare un contributo alla rivoluzione sostenibile della filiera agroalimentare italiana lungo le tre dimensioni della sostenibilità: economica (per ogni euro di Valore Aggiunto generato dal settore, si attivano 1,18 Euro addizionali nel resto dell’economia), sociale (gli occupati nel comparto in regione Veneto crescono del 23% in cinque anni, la crescita più alta in Italia); ambientale (il Libro Bianco rivela che i molluschi sono una delle poche specie a carbon credit positivo perché in grado di assorbire la CO2 presente nelle acque.

Al dibattito sul tema La filiera ittica nel contesto dell’agrifood italiano ha partecipato l’Assessore a Territorio, Cultura, Caccia e Pesca, Sicurezza e Flussi Migratori della Regione Veneto, Cristiano Corazzari.

 

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