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La cucina di strada è per sua natura accogliente, sociabile

Magno è il marchio scelto da una rete di imprese agricole dell’Agro Pontino, una terra ricca di storia fin dai tempi dell’antica Roma. Marco Berardo Di Stefano, con la sua tenuta di famiglia, Fattoria Solidale del Circeo, riscopre i sapori della tradizione rurale e reinventa i saperi salutistici e alimentari di istituzioni monastiche del territorio, come l’Abbazia di Fossanova. Un esempio virtuoso di agricoltura sociale aperta alla novità e all’ibridazione di culture diverse

Alfonso Pascale

La cucina di strada è per sua natura accogliente, sociabile

Non sono vegano o vegetariano ma trovo deliziosi i burgers e le polpette prodotti con ingredienti proteico-vegetali. A tavola continuo a bere un Sagrantino di Montefalco o un Aglianico del Vulture ma non mi dispiace affatto assaggiare una buona bottiglia di vino dealcolato prodotto da Michele Tait, proprietario dell’azienda trentina Princess.

Sono convinto che in cucina bisogna essere curiosi e avere gusti eclettici, senza coltivare pregiudizi. Per questo non ho esitato quest’anno a inserire nel menu del pranzo di Natale e del cenone di fine anno in famiglia i prodotti della filiera Magno.

Magno è il marchio scelto da una rete di imprese agricole dell’Agro Pontino, una terra ricca di storia fin dai tempi dell’antica Roma. Dopo la prima guerra mondiale, su queste terre definite fino a quel momento “Paludi pontine”, si avviò un’imponente opera di bonifica per iniziativa dell’Opera Nazionale Combattenti, che espropriò l’area. Non mancarono, tuttavia, proprietari terrieri che provvidero a bonificare a proprie spese i loro possedimenti.

Michelangelo Di Stefano, che aveva acquistato nel 1900 la tenuta Mazzocchio, si rivolse direttamente a Benito Mussolini dicendo: “Se il vostro scopo è quello di bonificare sarà interesse dello Stato spendere il meno possibile, quindi date modo ai privati che hanno voglia di bonificare di farlo in proprio e sarà tutto denaro che lo Stato risparmierà”.

Il duce accolse la sollecitazione e Di Stefano non subì l’esproprio ma provvide ad acquistare una pompa idrovora per togliere l’acqua che si accumulava in un territorio collocato sotto il livello del mare. Si trattava della seconda pompa più grande d’Europa. La prima era una pompa di acqua salata e stava in Olanda.

Settant’anni dopo, il pronipote Marco Berardo Di Stefano fonderà nella tenuta di famiglia la Fattoria Solidale del Circeo. E dimostrerà ancora una volta sulla scia del bisnonno come la società civile – quando viene posta nelle condizioni di poterlo fare – consegue direttamente obiettivi di interesse generale senza gravare sul bilancio pubblico.

Oggi l’azienda è capofila della rete Magno che ha riscoperto i sapori della tradizione rurale e reinventato i saperi salutistici e alimentari di istituzioni monastiche del territorio, come l’Abbazia di Fossanova. Investendo in ricerca e innovazione, contribuisce alla sostenibilità ambientale e sociale. Le lenticchie, i piselli, le carote, le barbabietole, i pomodori, le cipolle che servono per fare i burgers e le polpette sono prodotti dalle aziende agricole della filiera. Una filiera di agricoltura sociale. Ogni giorno, infatti, persone fragili lavorano nelle diverse fasi di produzione. E così migliorano la propria vita grazie ad un’occupazione e tanti nuovi amici.

La caratteristica principale dei prodotti Magno è che si tratta di cibo di strada. Li trovate, infatti, non solo nelle piattaforme e-commerce ma anche nelle fiere street food. Una tradizione presente in ogni angolo del mondo e che in Italia è particolarmente viva, sia nei piccoli che nei grandi centri lungo gli itinerari di pellegrinaggio o di viaggio studio d’arte e d’autore.

La cucina di strada è per sua natura fortemente differenziata, veicola un gusto viandante ed è sempre aperta alla novità, all’ibridazione di culture diverse. Senza forchette, senza tavole imbandite e conservato nei cartocci di carta pane, il cibo di strada stravolge molte regole del consumo privato, rivaluta l’alimentazione nelle sue accezioni sociale e culturale e rende il pasto uno strumento di comunicazione pubblica. Si uniscono, infatti, figure eterogenee: pizzaioli, pastai, macellai, salumieri, pescivendoli, gelatai, fruttivendoli, caldarrostai, birrai, vinai, venditori di dolci, sementi e fusaglie varie, ognuno con il suo veicolo, il suo chioschetto, la sua pensilina.

Agli operatori tradizionali si aggiungono ora gli operatori di cucina vegana e vegetariana di strada. E insieme fanno posto agli chef che preparano e distribuiscono velocemente kebab, felafel, tacos e altre specialità che la globalizzazione da luoghi lontani ha diffuso dappertutto.

La cucina di strada è per sua natura accogliente, sociabile.

La cucina di strada distingue ma non separa i gusti. Rispetta ma non contrappone le scelte salutiste o dietetiche e ancor meno quelle etiche. È attenta all’origine e alla storia di un prodotto ma non ammette pregiudizi alimentari, gastronazionalismi, pulsioni xenofobe variamente mascherate.

I prodotti Magno sono squisiti e appetitosi ma, soprattutto, sono portatori di una cultura del rispetto reciproco e della pratica solidale. Ed è, per questo, che ve li consiglio.

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