Terra Nuda

L’esperienza di un olivicoltore non professionista

“Più che per hobby, lo faccio per passione”. Intervista al siciliano Salvatore Scuderi, direttore tecnico della security dell’aeroporto di Comiso: “dietro ai miei olivi c’è tanto duro lavoro e sacrifici, notti insonni e tanti pensieri. Insieme con la consapevolezza di portare avanti la più nobile delle imprese, mi muovo tra le difficoltà di un settore abbandonato a se stesso”

L. C.

L’esperienza di un olivicoltore non professionista

Nei panni di olivicoltore, Salvatore Scuderi opera in provincia di Catania, producendo un olio extra vergine di oliva a marchio “Vasadonna”.

Di professione lei non è un agricoltore, ma fa tutt’altro lavoro, quale per l’esattezza?

La mia professione è molto lontana dall’essere agricoltore nel senso pieno del termine. Lavoro presso il nuovo aeroporto di Comiso, dove svolgo il ruolo di direttore tecnico della security. Sono però figlio di coltivatori diretti che portano marchiato nelle ossa l’attaccamento alla terra e ai suoi frutti. Uomini che hanno passato la vita tra i campi sperando sempre che l’annata migliore sia la prossima. Per questo non potevo abbandonare l’azienda, non potevo svenderla, ma solo recuperarla e rinnovarla.

Però la passione per l’olivo è tanta, vero?

Tanta passione, sì. Già da piccolo aspettavo con ansia il periodo di novembre, momento della raccolta delle olive. Allora seguivo mio papà e mio nonno durante l’olivagione. Mi piaceva osservare i colori della campagna o gli ulivi secolari a ridosso dell’Etna ogni tanto fumante; mi piaceva andare la sera al frantoio, a vedere l’estrazione dell’olio e terminando la giornata con il “pane cunzato” con il nuovo olio.

Va bene la definizione di olivicoltore per hobby o la sente inadatta?

Più che per hobby direi per passione. Passione dietro cui stanno tanto duro lavoro, tanti sacrifici, tante notti insonni, tanti pensieri, ma anche la consapevolezza di portare avanti la più nobile delle imprese.

Da quando tempo si impegna sul fronte dell’olio e come mai si ritrova in tale veste?

In prima persona da dodici anni, cioè da quando mio padre per ragioni anagrafiche e di salute non ha più potuto gestire l’azienda familiare. A quel punto toccava a me. Io ho sempre creduto nell’olio e nella terra.

Che cosa si propone per il futuro, e a cosa ambisce?

Penso che prima del futuro venga sempre il presente. L’unico futuro che conosco è il domani. E l’unica speranza che ho per il domani è di riuscire a mettere a frutto le cose che ho imparato oggi. Solo così si può migliorare.

Cosa pensa della situazione italiana?

E’ parecchio complessa. La crisi non ha risparmiato il settore e l’Italia non è in grado di fornire risposte e aiuti concreti. Per uscire da questo periodo di secca bisogna creare aggregazione e quindi ridurre la frammentarietà, puntare al made in Italy in modo serio, sfruttare le nostre eccellenze. Quello di cui abbiamo bisogno è la progettualità.

C’è sufficiente cultura dell’olio?

La cultura dell’olio nei territori agricoli e tra gli anziani è in qualche modo rimasta, anche se chiaramente non è forte come era molti anni fa e si va sempre di più affievolendo.

Il processo di globalizzazione dei mercati ha spazzato via tanto sapere in favore del mero aspetto economico; si parla di costi di produzione, si parla di frodi ma non si parla più di olio. Oggi serve trasmettere una nuova visione, far nascere una informazione che parli della qualità di questo prodotto, della sua biodiversità, delle sue caratteristiche organolettiche; l’olio deve tornare ad essere concepito come elemento nutrizionale fondamentale della nostra dieta alimentare, l’olio deve essere concepito come elemento “curativo” attraverso la prevenzione. I nostri figli devono sapere che l’olio non si compra al supermercato ma si produce dagli alberi di olivo.

Come olivicoltore che difficoltà ha trovato?

Ho trovato tutte le difficoltà che incontra ogni piccolo imprenditore agricolo ai suoi inizi, purtroppo oggi costretto a muoversi in un settore abbandonato a se stesso. Nessuno ci crede più, nessuna banca concede mutui agricoli. Ma nonostante tutto la buona volontà e la voglia di imparare rimangono.

Viene seguito da un tecnico nel suo lavoro di olivicoltore? E l’olio, lo imbottiglia?

Si mi faccio aiutare da un tecnico specializzato. L’olio viene imbottigliato. Sto cercando di creare un mio marchio, ma siamo ancora nella fase embrionale di questa lunga gestazione. Abbiamo molto da imparare e perfezionare.

Quanto ne produce all’incirca?

L’anno scorso abbiamo prodotto 500 bottiglie. Quest’anno siamo riusciti a raddoppiare arrivando a 1000.

Così a bruciapelo, cosa è per lei L’olio?

L’olio è donna. Profumo, raffinatezza, vivacità, sensualità, dono della terra. L’olio è “Vasadonna”.

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Biagio Cusenza

Biagio Cusenza

02 aprile 2014 ore 08:32

Spero che sia fatto un sunto di quello che si dirà per chi non potrà esserci..

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