Saperi

Nuovi linguaggi e tanta creatività: il nuovo approccio delle case olearie al design

Nel corso dell’undicesima edizione di Olio Officina Festival sono state premiate le aziende vincitrici dei contest Le Forme dell’olio e Le Forme dell’aceto. Il tabloid numero 5 è completamente dedicato alle bottiglie e alle confezioni che si sono rivelate delle nuove espressioni di stili e di innovazione. Proprio perché sono le protagoniste assolute, abbiamo deciso di raccontarvele attraverso poche parole, ma tanti scatti

Chiara Di Modugno

Nuovi linguaggi e tanta creatività: il nuovo approccio delle case olearie al design

Se nel tabloid numero 4 di Olio Officina, OOF Special Edition Packaging & design, abbiamo dato spazio alle parole, il numero 5, OOF Special Packaging & Design contest, è un racconto per immagini dei contest Le Forme dell’olio e Le Forme dell’aceto delle ultime due edizioni.

Nei mesi scorsi, latte, orci e bottiglie di ogni forma e dimensione avevano pervaso la redazione di Olio Officina, e ogni giorno giungevano nuovi colori e nuove espressioni di design.

Così abbiamo deciso che fossero gli scatti delle medesime confezioni a raccontarsi in questo numero, e per aiutare i lettori e le lettrici a orientarsi, abbiamo realizzato una legenda con i simboli corrispondenti ai riconoscimenti vinti nelle diverse categorie.

Le aziende premiate sono tante, e il lavoro per decretarle è stato frutto di confronti, scambi di idee, e diverse prospettive perché, comprensibilmente, i giudizi dei giurati non sono stati sempre in armonia.

Ed è stato interessante poter ascoltare le opinioni, capire perché una scelta potesse essere valida e un’altra meno.

L’intera giuria, però, ha percepito il grande e costante impegno intrapreso dalle aziende per offrire dei nuovi prodotti, ricercati e non più indistinti, e ci si accorge di questo già dall’impatto visivo, dove le bottiglie vogliono essere la voce della propria azienda. Alcune ricordano i profumi, mentre altre sono state sviluppate con linee più allungate o, completamente distanti da queste ultime, sono quelle realizzate in ceramica, con un aspetto più rotondeggiante e con un uso dei colori tendenzialmente pastello.

E subito dopo è il tatto a dare un’ulteriore conferma. Così, la carta scelta per l’etichetta avrà delle caratteristiche particolari, degli elementi in rilievo studiati per rendere l’esperienza della presa diversa, e una combinazione di colori molto più ricercata.

Per questo motivo vi invitiamo a sfogliare il nostro tabloid, per vedere con i vostri stessi occhi quante novità stanno caratterizzando il settore dell’olio, quante nuove forme stanno cambiando il volto a un comparto che per troppo tempo è restato immobile, nonostante le infinite potenzialità per elevarsi.

Entrambe le edizioni hanno ospitato una categoria dedicata alla cosmesi. Le aziende che hanno partecipato realizzano dei prodotti per la cura della persona a base di olio extra vergine di oliva, perché l’impiego dell’olio fa bene al nostro corpo qualsiasi sia il suo utilizzo e applicazione. Le aziende Cosmesi Oleangeli e Villa Teresina questo concetto lo conoscono molto bene, ed è per questo che la loro passione è stata premiata con un riconoscimento speciale.

Ecco, quindi, cosa c’è dietro ogni forma rappresentata. Che sia l’olio, una crema o l’aceto il contenuto, ciò che lo racchiude non ha più solo una funzione prettamente ergonomica, anche se non bisogna escludere o mettere in secondo piano un aspetto tanto importante. Qualsiasi sia la scelta materiale, della confezione o dell’etichetta, ognuno di questi lavori racconta una storia. Alcune più recenti, altre meno, ma tutte ricche di sogni per il futuro, con la costante voglia di innovarsi e di conquistare quante più persone possibili, prima ancora che queste diventino clienti.

Il nostro quinto tabloid, quindi, è un viaggio attraverso tutto questo, e lasciamo che siano le sole bottiglie a presentarsi. 

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maria teresa pellegrino

maria teresa pellegrino

27 aprile 2022 ore 20:33

Bellissima iniziativa e bellissime le etichette. Ho solo un dubbio, molte etichette non seguono le indicazioni di legge, sembrano non riportare tutte quelle indicazioni che talvolta "sacrificano" l'aspetto più artistico. La valutazione della giuria ha tenuto conto anche di questi aspetti? Gli oli che hanno partecipato al contest sono tutti in vendita così come li vediamo in foto? Grazie.

Redazione Olio Officina

Redazione Olio Officina

28 aprile 2022 ore 13:14

Sì, è una iniziativa fantastica, di cui andiamo molto fieri. Puntare sulla bellezza, oltre che sulla bontà di un progetto di design, è un passo necessario.

Acquisire l’idea che una materia prima come l’olio extra vergine di oliva si debba raccontare in modo differente e discontinuo rispetto al passato è fondamentale, ma non soltanto in termini strettamente commerciali e di puro marketing. L’olio extra vergine di oliva è un marcatore culturale e come tale non può esimersi dal presentarsi in modo coerente con il suo vero e profondo valore.

Il ricorso al design è una svolta che il settore sta ora compiendo, seppure in grandissimo ritardo.

I suoi dubbi sono legittimi. Purtroppo, per l’imbarazzante situazione che si è venuta a creare - dovuta a una ossessiva legislazione che ha penalizzato fortemente negli anni il comparto oleario rispetto ad altri settori merceologici - la creatività è stata sacrificata e le aziende, per difendersi dagli eccessi e dagli abusi della burocrazia, in passato hanno sempre risolto, e tuttora risolvono, destinando alla retro-etichetta il ruolo di etichetta ufficiale. È una situazione paradossale, questa, è vero, ma d’altra parte si preferisce vivere di ipocrisia pur di non risolvere problemi reali.

Le retro etichette contengono tutte le indicazioni di legge, anche quelle più retoriche, le più pletoriche e pertanto inutili, come ad esempio la cantilenante dicitura “Olio di oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici”.

Si dovrebbe porre mano alle norme che disciplinano l’etichettatura degli oli al fine di giungere a una semplificazione radicale, puntando sull’essenzialità, onde consentire di utilizzare l’etichetta non solo per il suo scopo fondamentale - indicando correttamente quanto necessario per legge, a tutela del prodotto, delle aziende produttrici e commerciali e, soprattutto, a tutela dei consumatori - ma anche al fine di favorire una comunicazione efficace, che consenta al prodotto di essere raccontato nel miglior modo possibile, senza sacrificare né il senso estetico, né tanto meno il fascino della narrazione.

Nelle varie edizioni dei contest “Le Forme dell’Olio” e “Le Forme dell’Aceto”, la giuria nella sua variegata composizione ha avuto come giudici oltre ad autorevoli designer, come è giusto e opportuno che sia, anche altre figure professionali, tra cui gli esperti di diritto alimentare, nonché tecnologi alimentari ed esperti di materiali di imballaggio, in modo che il giudizio non si fermi al solo progetto di design. Tuttavia, la priorità assoluta, nel giudizio espresso dalla commissione, viene rivolta soprattutto al design.

Se le bottiglie siano o meno disponibili in commercio? Non credo che le aziende investano in progetti fini a se stessi. Si investe sempre per collocare i propri prodotti sul mercato con l’occhio vigile rivolto al consumatore.

C’è ancora un altro grosso lavoro da fare, tuttavia: superare lo scoglio ostile e non collaborativo della burocrazia. Più volte avevamo proposto l’approvazione preventiva delle etichette, in modo che non vi siano incertezze, ma senza ottenere alcun esito positivo alla nostra proposta, senza la benché minima volontà di creare una collaborazione e una linea di dialogo tra aziende e organismi di controllo.
L’Icqrf, da noi a suo tempo interpellato, non ha voluto saperne, ritenendo che una simile soluzione può essere presa in considerazione solo a livello politico e non per iniziativa di un organismo di controllo.
Un anomalia che va al più presto risolta, anche perché la nostra proposta resta di fatto la soluzione ideale per trovare una mediazione tra le esigenze delle aziende, di comunicare in modo creativo ed efficace il prodotto, e le disposizioni delle norme sull’etichettatura degli oli extra vergini di oliva che, il più delle volte, per errata interpretazione delle norme da parte dei vari organismi di controllo, danno luogo a problemi inutili e che, per eccesso di prudenza, castrano l’impegno degli imprenditori nel comunicare al meglio i propri oli, rendendo le etichette - così come in teoria dovrebbero essere - un veicolo per trasmettere non solo la natura della merce, ma anche la sua unicità.

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