Economia

Olivagione 2021/22, la conferma di Ismea: saranno 315 mila le tonnellate di olio italiano

Rispetto alle previsioni di settembre si registrerebbe addirittura un incremento del 15%. Le piogge delle ultime settimane, infatti, hanno permesso in alcune aree un miglior sviluppo delle drupe, mentre in altre aree, soprattutto quelle dove si raccoglie presto, i danni da siccità sono stati più importanti del previsto. Resta il rammarico per una stagione che avrebbe dovuto essere di “carica”, ma pur risultando in crescita rimane nettamente inferiore alle aspettative e alle potenzialità

Olio Officina

Olivagione 2021/22, la conferma di Ismea: saranno 315 mila le tonnellate di olio italiano

La situazione per aree geografiche è molto eterogenea e, pur con differenze importanti anche a livello di zone contigue, dalle indicazioni disponibili emerge un incremento produttivo al Sud, tale da indurre il segno positivo sull’intera produzione nazionale. A trainare la ripresa è sicuramente la Puglia dove il +38% su uno scarso 2020 non soddisfa certamente i produttori.

Nelle province settentrionali la raccolta è partita in ritardo rispetto allo scorso anno ed è per questo che ancora sussiste un buon grado di incertezza soprattutto rispetto alle rese che, nelle prime moliture, sono apparse inferiori alle medie.

A fare la differenza è stata soprattutto la possibilità di irrigare perchè solo a ottobre e nelle prime settimane di novembre le piogge sono intervenute a riequilibrare la situazione e a favorire lo sviluppo delle drupe.

Discorso diverso al sud della regione dove la situazione resta difficile nelle aree colpite da Xylella nonostante l’entrata in produzione di alcuni nuovi impianti.

Intanto le operazioni di raccolta stanno subendo dei ritardi anche di due o tre settimane per il posticipo della maturazione. In alcune aree anche le continue piogge impediscono di entrare in campo.

In Calabria (+9%) si stima un segno positivo sebbene più contenuto rispetto a quello pugliese. Si prospetta una buona annata anche in Sicilia dove la maggior produzione è da imputare alla normale alternanza e al clima favorevole durante l’allegagione.

Le attese sono state un po’ ridimensionate dalla siccità accompagnata al persistere di alte temperature arginate, laddove possibile, dalle irrigazioni di soccorso. Le precipitazioni di settembre e ottobre sono risultate quindi provvidenziali anche se hanno inciso negativamente sulle rese in olio.

Anche in Abruzzo le piogge autunnali hanno ridato vigore alle olive che si stimano in quantità superiore allo scorso anno così come in Basilicata e Molise. Rispetto al resto del Sud, la Campania ha una produzione stimata inferiore all’anno passato.

Male il Centro dove per Toscana, Umbria e Marche, si attendono riduzioni importanti. Il Lazio sembra essere la regione di quest’area che ha resistito meglio, mentre al Nord l’annata è da considerarsi pessima sotto il profilo quantitativo.

In Liguria si stima, infatti, un calo del 30% ma in altre regioni la produzione sembra più che dimezzata rispetto allo scorso anno.

Guardando i risultati degli ultimi 10 anni, si osserva un’estrema variabilità produttiva da un anno all’altro e una graduale riduzione della produttività anche negli anni considerati di carica: dalle 506 mila tonnellate del 2012, livello più alto del decennio, alle due pessime annate del 2014 e 2018 (con una produzione rispettivamente di 222 mila e 175 mila tonnellate), passando per recuperi produttivi deludenti anche negli anni di carica.

Negli ultimi anni, in particolare, le oscillazioni produttive sono andate oltre la fisiologica alternanza scontando eventi climatici avversi e fitopatie a cui non sempre si è fatto fronte in modo efficace.

L’eccessiva variabilità produttiva crea scompensi nel mercato perché da un lato mina la stabilità del reddito dei produttori, dall’altro rende difficile, ad esempio, la programmazione degli acquisti di prodotto italiano da parte dell’industria di imbottigliamento esponendo il settore al ricorso sempre più massiccio alle importazioni.

Da considerare anche il tema dell’aumento dei costi che non è sempre andato di pari passo a quello dei ricavi comprimendo sempre più il reddito dei produttori.

Tutto ciò è il risultato dell’ulteriore ricognizione effettuata da Ismea e Unaprol relativamente alla campagna olivicola in corso, in attesa che si entri nel vivo della produzione in Puglia e Calabria, conferma sostanzialmente la stima di 315 mila tonnellate (+15%) già indicata a settembre.

Le piogge delle ultime settimane, infatti, hanno permesso in alcune aree un miglior sviluppo delle drupe, mentre in altre aree, soprattutto quelle dove si raccoglie presto, i danni da siccità sono stati più importanti del previsto.

Resta il rammarico per una stagione che avrebbe dovuto essere di “carica” e che invece risulta sì in crescita ma nettamente inferiore sia alle aspettative che alle potenzialità.

Molti – si legge nel Rapporto di Ismea – sono stati i fattori climatici che hanno contribuito alla perdita di produzione: le gelate primaverili, la siccità estiva e la frequente alternanza di caldo freddo che non ha favorito l’ottimale sviluppo vegetativo degli oliveti.

Le alte temperature estive e l’assenza prolungata di precipitazioni hanno ulteriormente aggravato la situazione in tutti gli areali italiani, soprattutto in quelli non provvisti di impianti irrigui.

Scarica cliccando QUI il rapporto completo, compresa la situazione mondiale della campagna 2021/22, nonché la situazione del mercato alla produzione e l’andamento dei consumi e del commercio con l’estero.

La foto in apertura è del Frantoio di Sant’Agata d’Oneglia, storica impresa ligure della famiglia Mela. Cliccando QUI è possibile accedere direttamente al sito dell’azienda imperiese, se avete voglia di curiosare.

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