Economia

Concepire l’extra vergine come dono

La confezione è elegantissima. L’olio viaggia in una scatola ben congegnata, dove c’è spazio per una bottiglia quadra da 500 ml e un vasettino che ospita i confetti dai colori variegati, tutti volutamente somiglianti alle olive. E’ l’idea geniale del presidente Ais Antonello Maietta e della scrittrice Ilaria Santomanco, neo sposi cultori del buon olio

Luigi Caricato

Concepire l’extra vergine come dono

Credetemi, dare in dono una bottiglia d’olio extra vergine di olive e, accanto, confetti come fossero olive è un’idea alquanto geniale. Il tutto, per ricordare, attraverso una bomboniera insolita, certamente unica proprio perché inusuale, il matrimonio tra Antonello Maietta, il presidente dell’Ais, l’Associazione italiana sommelier, e la scrittrice, ma anch’essa sommelier, Ilaria Santomanco.

Il matrimonio è stato celebrato a Milano sabato 5 ottobre, e il dono riservato agli invitati presenti alla cerimonia è stato presentato in maniera ufficiale, nel senso che non è stato consegnato ai presenti secondo abitudine, accompagnato da grandi sorrisi e un affetto sincero, come avviene regolarmente in simili circostanze. In questo caso, oltre ai sorrisi intrisi di affetto sincero, è stato raggiunto un traguardo culturale per nulla secondario. Anche perché di solito in certi casi si prevede un dono classico, e ci si affida in genere all’oggettistica, tendenzialmente di gran pregio, per fare buona figura nei confronti degli ospiti. Scegliere di omaggiare l’olio è una idea ragguardevole, e non lo dico semplicemente per la mia natura oliocentrica.

Questa volta l’eccezione è stata proprio esemplare. Chi avrebbe mai potuto immaginare, tra i presenti al matrimonio, un dono così insolito: una bottiglia di olio extra vergine di oliva. E tale dono, tra l’altro, non è stato fortuito, ma il frutto di una precisa intenzione da parte degli sposi: restituire valore all’olio extra vergine di oliva, eleggendolo a dono prezioso, quale pure è stato in altre epoche. Sta qui il senso profondo di una così bella e insolita iniziativa: l’averla concepita per il bene del prodotto in sé, dando ampio risalto, tanto più che gli sposi non erano comuni sposi, ma entrambe figure pubbliche, quindi trainanti e capaci di creare tendenza. Ed è proprio per questo che ono particolarmente contento e soddisfatto. Sicuramente altre persone avranno pensato di fare altrettanto, ma poi so con certezza che si saranno fermati, quasi fosse, l’olio, un dono poco convincente, o comunque fuori moda, mentre invece è la scelta giusta, un esempio virtuoso da imitare.

Ovviamente il dono non è caduto dall’alto, senza motivazioni. E’ stato spieganto ai presenti, io stesso a raccontarne il significato profondo di un simile gesto, dal momento che nell’estremo Oriente l’olio da olive ha da tempo un’alta valenza simbolica, in quanto dono beneaugurante per il matrimonio. Non si è trascurato nulla, da bravi comunicatori quali sono, gli sposi hanno pensato bene di andare oltre le consuetudini e inaugurare un nuovo corso.

Confesso che tale idea l’ha avuta anche mio fratello Francesco, produttore d’olio nel Salento, la cui moglie, Laura, è anch’essa indirettamente produttrice, attraverso l’azienda condotta dai propri familiari. Sarebbe stato il dono perfetto anche per i loro ospiti, anche se poi non si è preferito optare per un altro dono, in parte fortemente sconsigliati; ma forse è un bene che sia andata così. Anche perché, nel caso specifico della coppia Ilaria e Antonello, loro sì, da soggetti esterni, e perciò estranei al mondo della produzione, hanno potuto sdoganare meglio, e con più efficacia, un’idea finora mai espressa e praticata; e invece sarebbe proprio il caso di insistere, valorizzando una risorsa così importante e altamente evocativa qual è appunto l’olio da olive. Il primo passo? Deve venire da chi non produce, i produttori d’olio si tengano però pronti, con confezioni eleganti e da personalizzare.

L’olio, non trascuraiamo l’olio. Nel caso in questione è un extra vergine ligure, prodotto a partire da olive Razzola dall’azienda agricola Giacomelli, proprietà di Roberto Petacchi, con sede a Castelnuovo Magra, provincia di La Spezia. L’olio al momento è ancora integro, nella sua confezione, molto bella e ben curata, personalizzata dai coniugi Maietta Santomanco, ma presto, dopo aver a lungo contemplato il regalo (perché ha bisogno di far compagnia) renderemo conto ai lettori del profilo sensoriale con cui l’olio si contraddistingue al momento della degustazione. Lo faremo sempre qui, su Olio Officina Magazine, all’interno della rubrica “Saggi Assaggi”.                  

Tornando, per chiudere, al prezioso dono, io ho scritto un testo di accompagnamento, che riporto di seguito. Per il resto, la lettura di questa mia nota dovrà servire a sensibilizzare le coscienze, favorendo un ricorso all’olio inteso non solo quale bene comune di uso quotidiano, ma anche quale dono-bomboniera, e non solo nei matrimoni, anche in altre circostanze di festa.

Si tratta di educare a nuove consuetudini, si tratta di far suscitare l’esigenza di regalare olio e il piacere di farlo. In tal modo si colmerebbe oltretutto una grave lacuna tutta italiana, trascurare i propri tesori più importanti. All’estero, perfino nei supermercati esistono confezioni regalo, collocate nei piani bassi degli scaffali. E’ il caso di riflettere e di muoversi in tal senso. Non è mai troppo tardi, per rendersi conto di quanto sia importante favorire un simile approccio al dono – diverso, inconsueto, e tanto più prezioso per questo motivo.

Ora, non posso che chiudere augurando tanta felicità a Ilaria e Antonello, ringraziandoli per il loro buon esempio, e per il grande rispetto che hanno dimostrato di avere verso una materia prima, qual è l’olio da olive, così nobile e pure così bistrattata in Italia.

Per ridare valore agli extra vergini, in fondo si può ripartire anche da qui.

Il dono dell'olio

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emilio francioso

emilio francioso

13 febbraio 2014 ore 09:51

Perdonate l'incursione. Resta il solito inghippo... Vedi quanto accaduto per il vino... Non avremo alcuno sviluppo, al di là di ogni teoria economica o principio di cooperazione, se il consumatore non imparerà a distinguere il meglio dal peggio. E la "domanda di conoscenza" c'è: valorizziamo e diamo spazio, per un tempo medio-lungo, al sapere di assaggiatori qualificati ed onesti che sappiano raccontare l'olio dal campo alla tavola. Mandiamo in tv quelli che sanno fare più audience. Se manca la domanda d'eccellenza non c'è storia, il prezzo più basso vince... Grazie per questo dibattito.

emilio francioso

emilio francioso

06 novembre 2013 ore 23:58

Caro Luigi, mi stupisce il tuo sconcerto... Dovresti essere orgoglioso del fatto che ti copino come si fa solo con i grandi marchi. Goditi il momento di gloria e poi... Portali in tribunale. Non avvilirti e non perdere tempo con le bestialità e fa che se ne occupi un buon avvocato.

emilio francioso

emilio francioso

04 ottobre 2013 ore 17:51

Caro Luigi, all'esordio di questa nuova felice fatica non basta un semplice augurio. Ci vuole un abbraccio, uno di quelli di cui gli amici abbisognano quando attraversano il cielo con lampi di creatività oppure quando tracciano un solco nella terra e chiedono di seminare insieme. La prima non esclude la seconda. E comunque, per quanti respiri ripeteremo imperterriti, ciascun respiro non sarà mai uguale a un precedente o ad un prossimo. Resterà uguale la voglia di vivere e di crescere nella conoscenza. Ecco perché in questa officina forgeremo nuovi capitoli di storia e bellezza. Vale per chi scrive, vale per chi legge.

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