Terra Nuda

Quale Italia del vino si incontra a Vinitaly?

È ormai alle porte la cinquantaseiesima edizione, in programma dal 14 al 17 aprile presso Veronafiere. Concorrenza estera, marketing e, soprattutto, regolamentazione e burocrazia, sono tra i punti chiave che il settore deve affrontare, partendo da un dialogo che punti a un miglioramento del prodotto e alla diversificazione dei mercati di esportazione

Roberto De Petro

Quale Italia del vino si incontra a Vinitaly?

C’è tutto il made in Italy enologico da tutte le regioni italiane e da oltre trenta nazioni alla cinquantaseiesima edizione di Vinitaly, in programma a Veronafiere dal 14 al 17 aprile prossimi.

Il quartiere fieristico di oltre 180mila mq netti è pronto a diventare l’agorà internazionale del wine business per quattromila realtà, con una numerosa partecipazione delle cantine e dei vini pugliesi e lucani.

Una partecipazione espositiva consolidata che conferma la centralità del salone internazionale del vino e dei distillati sempre più targettizzato sulle esigenze delle imprese e sulla promozione del settore in Italia e sui mercati esteri, storici ed emergenti.

Ma qual è attualmente lo stato di salute del settore vitivinicolo ed enologico? Sicuramente ci sono problemi con molteplici sfaccettature e cause. Proviamo ad analizzarne alcune.

Partiamo dal vino invenduto, sfuso e di qualità: c’è stata la tendenza negli ultimi anni a produrne sempre di più portando ad un eccesso di offerta sul mercato, peraltro condizionato da due guerre, con conseguente pressione sui prezzi e sui margini di profitto per i produttori.

Quindi cambiamenti climatici: le variazioni climatiche hanno influenzato la qualità e la quantità delle uve prodotte.

Eventi climatici estremi come siccità, piogge e grandinate hanno danneggiato i raccolti ed influenzato negativamente la produzione. Per non parlare della peronospora che nella scorsa annata ha distrutto il 30/40% della produzione.

Passiamo ai costi di produzione che hanno avuto un’impennata notevole: dalla manodopera (in campo ed in cantina) ai tappi, botti e capsule, dal vetro (aumentato a dismisura) alle etichette, dai trasporti alla promozione e marketing.

Altro tema importante e da non trascurare è la diminuzione dei consumi interni, principalmente a causa dei cambiamenti nelle abitudini, come una maggiore preferenza per bevande diverse dal vino (o scelta di vini meno impegnativi) e un calo del consumo durante i pasti causa sempre gli aumenti dei prezzi.

Concorrenza estera, marketing e, soprattutto regolamentazione e burocrazia, sono altre problematiche che bisognerà una volta per tutte affrontare e risolvere definitivamente.

Ma con quali strategie rispondere a questa crisi? Innanzitutto, puntare sempre più al miglioramento della qualità del prodotto, la diversificazione dei mercati di esportazione, l’adozione di pratiche agricole sostenibili e l’innovazione tecnologica.

Si parla anche di “ridisegnare” le Doc, diminuire le rese per le Igt e “rottamare” i vigneti. Tutte iniziative da analizzare con ponderazione. Di sicuro è che c’è bisogno per superare questa crisi anche del sostegno da parte delle istituzioni, anche europee, per aiutare il settore a superare le sfide che si prospettano “delicate e complesse”.

Poi, c’è tutta la problematica dei cosiddetti “piccoli chimici”. È un capitolo a parte peraltro noto da molto tempo. Ne riparleremo in altro momento.

Adesso “gustiamoci” questa cinquantaseiesima edizione del Vinitaly con i vini dal nord a sud della penisola che sventolano la bandiera della qualità e del made in Italy.

In apertura, foto di Olio Officina©

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