Terra Nuda

Tutto quel che si fa per lanciare la canapa

Coltivare correttamente la canapa e sottoscrivere contratti di filiera remunerativi. Esiste un modo per superare la sfiducia nella pianta a seguito dei fallimenti che negli anni scorsi hanno subito le aziende, con le incertezze sui ritiri della paglia e sul riconoscimento del giusto reddito all’impresa. In Toscana un impianto dedicato alla lavorazione di materia prima destinata ai settori bioedilizia, tessile e cartario

Marcello Ortenzi

Tutto quel che si fa per lanciare la canapa

Fino a oggi tra i colli di bottiglia che impediscono lo sviluppo di una filiera industriale della canapa in Italia c’è la difficoltà di meccanizzazione della raccolta e delle fasi di prima trasformazione. Ultimamente, in giugno si sta portando a termine in Toscana l’avvio di un innovativo impianto dedicato in particolare alla lavorazione di materia prima destinata alla bioedilizia, al settore tessile e a quello cartario.

Canapafiliera Srl a Migliarino Pisano, su un’area complessiva di 1.700 metri quadrati, ha installato un impianto di trasformazione. La struttura è stata progettata per trattare fino a 10.000 tonnellate di sostanza secca ogni anno e ha come obiettivo la produzione di canapulo (il nucleo interno legnoso dello stelo) destinato alla bioedilizia e di fibra di canapa (macerata microbiologicamente) per uso edile, tessile e cartario. Quindi si tratta di produrre oltre che al tradizionale canapulo per l’edilizia, anche fibra macerata per i settori cartari e tessili.

L’impianto è suddiviso in due sezioni. La prima sezione è quella dove le rotoballe e le balle prismatiche di canapa vengono tagliate e stigliate per separare la corteccia esterna, costituita dalla fibra, dal canapulo interno. Questa sezione è stata progettata dalla società e tende a salvaguardare al massimo la qualità della fibra per poi conservarla durante le lavorazioni successive.

Il canapulo prodotto è stoccato in appositi “big Bag”, mentre la fibra viene inviata alla successiva sezione di macerazione. Questa sezione è la seconda parte dell’impianto. La fibra è pressata in appositi cestelli forati di acciaio che successivamente sono poi immersi in una vasca di macerazione anaerobica, operante in ambiente caldo, per il periodo necessario al distacco delle fibre dalle pectine. Una volta macerata, la fibra di canapa viene sciacquata e immessa in una cabina di asciugatura con ambiente freddo e deumidificato. Tutto il processo è stato oggetto di una domanda di brevetto depositata nel 2020.

Canapafiliera ha avviato un confronto con le aziende agricole potenzialmente interessata alla coltivazione della canapa sativa, cercando di superare la sfiducia nella pianta dopo i passati fallimenti che negli anni scorsi hanno subito le aziende, con le incertezze sui ritiri della paglia e del riconoscimento del giusto reddito all’impresa. Costruire l’impianto è stato il fattore primario per riprendere le attività e dimostrare la solidità della proposta di riavvio delle coltivazioni.

Centro di lavorazione della canapa

Secondo Canapafiliere la coltivazione della canapa per produrre fibra di qualità deve rispondere ad un preciso protocollo associato al marchio di qualità della fibra (Italian Hemp Fiber), che prevede di falciare la pianta al momento della fioritura, quando cioè le fibre possiedono la migliore caratteristica per gli usi tessili previsti.

Il progetto di lavoro è necessario che si scelga tra produrre fibra di qualità o produrre seme. Da diverse varietà monoiche di seme di canapa sono possibili entrambe le attività, ma non contemporaneamente. Attualmente il Consorzio sta sottoscrivendo contratti con prezzo di acquisto pari a 150 euro a tonnellata, ma l’intenzione è quella di valorizzare i prodotti ottenuti in modo da portare il valore della produzione agricola almeno a 250 euro a tonnellata.

Relativamente ai settori di interesse per la fibra di canapa l’attività di ricerca della società per il settore cartario si è indirizzata a evidenziare come la fibra macerata possa essere utilizzata immediatamente nei circuiti produttivi di carta e cartone riciclati, con ottimi risultati anche sulle caratteristiche tecniche del prodotto. Il settore tessile vede una seconda ricerca per produrre un filato misto lana e canapa. L’obiettivo finale è di arrivare a produrre a breve filato di sola canapa, recuperando la qualità del passato.

Un’attività in corso è la collaborazione con l’azienda agricole Terre Toscane di proprietà della Regione Toscana per partecipare ad un bando di ricerca nell’ambito della misura 16.2 del PSR. Lo scopo è quello di trasferire alle aziende agricole le informazioni necessarie per poter coltivare correttamente la canapa e per sottoscrivere contratti di filiera remunerativi.

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