Festival

Ricordo a più voci di Sossio Giametta

Anticipazioni Olio Officina Festival 2024. Sabato 2 marzo un appuntamento da non perdere. A commemorare il grande filosofo, tra i più insigni studiosi e interpreti di Friedrich Nietzsche, scomparso lo scorso 15 gennaio, ci saranno Vincenzo Barone, Andrea Camprincoli, Mario Carparelli, Giuseppe Girgenti, Francesco Iannello, Federico Leonardi, Niccolò Rapetti e Gino Ruozzi, in un incontro a cura di Marco Lanterna

Olio Officina

Ricordo a più voci di Sossio Giametta

Nello Spazio letterario di Olio Officina Festival sarà ricordato il filosofo Sossio Giametta, a poche settimane dalla sua scomparsa, avvenuta a Bruxelles lo scorso 15 gennaio.

L’incontro è frutto dell’iniziativa di Marco Lanterna e Luigi Caricato, e si sviluppa in una serie di interventi a più voci, coordinati da Marco Lanterna, autore e pubblicista, con l’introduzione di Luigi Caricato, secondo la seguente scaletta.

 

  1. Lettura di Federico Leonardi da Caleidoscopio filosofico, Mimesis edizioni, 2023.

Soliloquio sul valore della vita (to be or not to be). Qual è allora il senso e il valore della vita? Quale la fonte dei grandi e splendidi doni e godimenti di cui la vita è pur capace e ricca per le parti infinitesimali della natura che sono, sulla superficie della terra, gli esseri viventi, in particolare per coloro cui è dato accedervi? Ai viventi, si può rispondere, è data comunque l’esistenza, rispetto alla quale fa testo la reazione di profonda commozione, che ebbe Kant quando lesse che l’esistenza stessa è Dio. Se non è Dio o l’essere, come si preferisce (entrambi i termini sono inadeguati, indicando un’infinita potenza e splendore che però per noi è solo un’oscurità, un’ignoranza e un’inaccessibilità), perché l’esistenza è comunque la fondamentale, misteriosa-miracolosa caratteristica di Dio, se non Dio stesso, di cui anche noi esseri umani siamo ammessi a partecipare e a godere, per la nostra breve-lunga parte, godendone però automaticamente e senza metterla a confronto con l’inesistenza, con il nulla, col quale nessun paragone è possibile, l’esistenza essendo l’unica, esclusiva, elementare, necessaria e indefettibile realtà e il nulla nient’altro che una congetturazione, una fisima umana (ogni volta che si parla del nulla se ne parla dunque a vanvera), gli uomini non hanno minimamente l’idea di fruire della stessa qualità primaria di Dio o dell’essere. Tutt’al più, se ci pensano, pensano alla sua brevità, alla brevità della vita, e la mortalità è certo la tragedia fondamentale degli uomini, che, a differenza degli altri animali, ne hanno coscienza. […] La felicità che nella vita è dato godere, corrisponde alla vocazione di ogni essere che nasce, il quale “schizza per il piacere nell’esistenza”, come dice Zarathustra, e nel piacere dell’esistenza rimane piantato, se gli va bene. […] Come una nuova foglia nasce in mezzo a innumerevoli altre foglie, e insieme con le altre trae nutrimento dall’albero e dalle sue radici, così l’essere umano nasce in mezzo ad altri esseri umani e si nutre dalle stesse fonti degli altri, le quali però non bastano per tutti, donde la concorrenza, fin troppo spesso accanita e feroce. […] Dopo aver dato la vita e alcune doti per difendersi o offendere alle sue creature, la natura le abbandona al loro destino, e solo se esse sono capaci di costruirsi una testa di ponte di calma nelle tempeste della vita, possono aggrapparsi a un’ancora di salvezza. La civiltà, pur malferma e precaria, ma che sospende la legge della giungla e proclama quella della coesistenza pacifica, della solidarietà e della collaborazione, è il grande miracolo che l’uomo ha fatto per se stesso. Il bene per gli uomini non può venire, infatti, né dalla natura né da Dio, ma solo dagli uomini stessi, dalla solidarietà e dall’amore reciproco.

  1. Intervento di Vincenzo Barone, autore e docente di Fisica teorica all’Università del Piemonte Orientale.
  2. Intervento di Andrea Camprincoli, autrice e giornalista di Libero.
  3. Lettura di Federico Leonardi, da Dio impassibile, Babbomorto editore, 2019.

La grandezza di Dio è il male degli uomini.
Nietzsche, patito del divenire, quando impazzì diede i noumeni.

Non l’uomo fa la storia, ma la storia l’uomo.
La moglie: una calamita, poi una calamità; una fata, poi una fatalità.
La vera indipendenza è la dipendenza più profonda.
Dall’aereo, l’oceano è il cielo rovesciato.
A Weimar Giorgio Colli mi disse: «Tracotante». Risposi: «Tra cotanti». Outcoming: sono veterosessuale.
La moglie di Polibio: «Fa troppe storie».
Non c’è un fuori; c’è sempre e solo un dentro verso il fuori.
Il filosofo cozza contro l’enigma del mondo e dice cozzate.
La bellezza è la verità del corpo, la verità, la bellezza della mente
Tacito: quanto ha parlato!
Gli evi sono i nostri avi.
La donna: musetto, musa, musona.
Dopo i rapporti carnali della gioventù, Sant’Agostino ebbe solo rapporti neoplatonici.
Vivo per scimunirmi di verità e bellezza.
In mancanza del successo ci si accontenta della gloria.

 

  1. Intervento di Mario Carparelli, autore e docente di Storia della filosofia moderna all’Università del Salento di Lecce.
  2. Intervento di Giuseppe Girgenti, autore e docente di Storia della filosofia antica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
  3. Lettura di Federico Leonardi, da Capricci napoletani, Olio Officina edizioni, 2018.

Voi, come credete che si diventa filosofo? Forse mettendosi in mente, come Nietzsche, di scrivere un capodopera (Hauptwerk) per figurare a fianco dei filosofi classici? O smaniando di emularne le vite avventurose? O magari facendosi incantare dai discorsi incomprensibili, ma brillanti e suggestivi dei nostri filosofi nei festival e nelle loro trionfali tournées nelle città d’Italia? Allora – voi forse pensate ancora – uno si iscrive a filosofia e diventa filosofo. Eh no! Proprio quelli che si iscrivono a filosofia, non è affatto detto che diventino filosofi, anche se si chiameranno tali. Diventeranno più facilmente eruditi, svolgendo ricerche con super-annotati studi di questo o quel filosofo del passato o magari dell’ultimo filosofo alla moda, o disegnando arabeschi concettuali su spunti arzigogolati. Intendiamoci: non è che dalla scuola non possano venir fuori filosofi autentici. Ne son venuti fuori non pochi. Cominciò il divino Platone ad alloggiare la filosofia in una scuola, l’Accademia, seguito da Aristotele col suo Liceo. Poi ce ne furono altri, provenienti dall’università, per esempio – venendo verso di noi – Kant, Schelling, Hegel, Heidegger. I più, però, non vengono dalla scuola, perché la filosofia non è una professione ma una vocazione. Esempi: Giordano Bruno, “accademico di nulla accademia”, Spinoza, che rifiutò una cattedra a Heidelberg per poter filosofare liberamente, Machiavelli, fino a Croce. C’entra anche il genius loci. Non tutti i luoghi, cioè, sono ugualmente feraci per la filosofia. I filosofi, beninteso, possono nascere dappertutto. Per esempio Sant’Anselmo nacque ad Aosta e per poco non nasceva fuori d’Italia. Una città particolarmente qualificata per la filosofia, di cui è impregnata tutta la popolazione, è Napoli, intorno alla quale ruota il più ampio ventaglio di grandi filosofi italiani. I filosofi nascono soprattutto per caso mentre sono intenti ad altro. E quando se ne accorgono, se ne stupiscono, perché magari non si ritenevano adatti alla filosofia. […] Ciò dico a chi, sentendo le mie conferenze, mi chiede oggi perché non ho fatto la carriera universitaria. Qui c’entra però appunto il genius loci, la souche napoletana. È stato così che, dopo aver passato la maggior parte della vita dedito ai miei uzzoli, ho poi letto in Schopenhauer che solo quello che uno fa per sé è veramente utile agli altri, non quello che uno fa direttamente per gli altri. Allora mi sono visto sotto un’altra luce, e vedendo poi girare sotto nomi altisonanti libri mancati, sono passato da un’umiltà auto-negatrice a una superbia aggressiva, fomentata dal comprendere che la filosofia è una battaglia continua, da cui non è lecito tirarsi indietro. Bisogna anzi buttarcisi senza risparmio, assumendosene le responsabilità, per accrescere la consapevolezza umana e dare il proprio contributo di chiarificazione e di lotta a errori e storture, conservando la fede nel proprio demone e subendo all’occasione la sorte di tutti i guerrieri. Ho fatto, insomma, come Lucio nell’Asino d’oro di Apuleio: trasformato in asino, diventa poi sacerdote di Iside.

  1. Intervento di Francesco Iannello, autore e regista.
  2. Intervento di Niccolò Rapetti, autore e laureando in Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
  3. Intervento di Gino Ruozzi, autore e docente di Letteratura italiana all’Università di Bologna.
  4. Lettura di Federico Leonardi, da Il Mago del Sud, Olio Officina edizioni, 2022.

When forty winters shall besiege thy brow, io non ci sarò più. Ma forse alcune cose che ho dette dureranno un po’ di più: Not from the stars I do my judgement pluck. Ho disinnescato la bomba Nietzsche, liberandone la purezza e grandezza; ho rinnovato il conte philosophique; ho dimostrato il fondamento della morale (in base alla solidarietà biologica) e agguagliato la moralità alla grandezza; ho messo la specie al posto di Dio; ho rivestito di “care itale note” Cesare, Spinoza, Goethe, Nietzsche, Stirner e Schopenhauer; ho distinto il bene e il male di Croce, filosofo dei distinti; ho assegnato lavera origine a fascismo e comunismo, come nessuno storico ha fatto. Ma non ho solo vissuto nella sfera intellettuale, bensì anche e più in quella affettiva. Ho amato fantasmi, opere e persone, e in queste ultime vorrei che i miei sentimenti perdurassero dopo di me.

In apertura, il filosofo Sossio Giametta nel ritratto di Gianfranco Maggio per Olio Officina

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