Codice Oleario

Cosa c’è di nuovo sul fronte Xylella? I sensori multispettrali

Passano gli anni e il grave fenomeno patogeno resta un problema ancora sottovalutato, nonostante gli enormi danni a milioni di olivi. Mediante il remote sensing, ovvero l’impiego di sensori da remoto per il monitoraggio spazio-temporale degli effetti del batterio, ora si possono evitare eradicazioni indiscriminate salvaguardando paesaggio ed economia. Con il calcolo di alcuni indicatori matematici (gli “indici vegetazionali”) sono state poste delle soglie di discriminazione tra olivo potenzialmente sano e olivo potenzialmente malato. Ne abbiamo parlato con l’ingegnere ambientale Sara Dell’Anna

Francesco Caricato

Cosa c’è di nuovo sul fronte Xylella? I sensori multispettrali

A parlarci della questione Xylella, da un punto di vista squisitamente tecnico, che prescinde un po’ da quello biologico o economico cui siamo abituati, è Sara Dell’Anna, ingegnere ambientale, fresca di laurea presso il Politecnico di Torino, nel mese di dicembre 2021, con una tesi sperimentale dal titolo “Monitoraggio spazio-temporale mediante sensori multispettrali dell’epidemia da Xylella Fastidiosa nella Regione Puglia”.

Sara Dell’Anna

Dottoressa Dell’Anna, cosa è emerso dalla sua interessantissima tesi sperimentale?

Attraverso la tesi ho colto l’occasione offertami dal mio relatore, il professor Piero Boccardo, che mi ha proposto di approcciarmi alla tematica epidemiologica mediante il remote sensing, ovvero l’impiego di sensori da remoto per il monitoraggio spazio-temporale degli effetti della Xylella. Infatti, nonostante il mio percorso accademico si sia svolto in terra sabauda, le mie origini sono tutte pugliesi e, in particolare, salentine. E di origini pugliesi è anche il mio correlatore, I’ingegnere Giuseppe Mansueto, guida preziosa e attenta.

Pensa che ci sia una correlazione tra l’epidemia di Xylella e la situazione sanitaria pandemica attuale?

Sì, condivido l’analogia proposta. Le dico cosa penso: se il problema Xylella fosse stato gestito sin dal primo momento in maniera attenta, senza nascondere o non comprendere la reale gravità dell’epidemia, se non fosse stata messa in discussione la reale responsabilità del batterio contribuendo a dilatare i già lunghi tempi di intervento, probabilmente non ci troveremmo oggi, nel gennaio 2022, a dover fare i conti con 8 mila chilometri quadrati di oliveti dissecati e con il 40% del patrimonio olivicolo compromesso.

Bene, ora entriamo un po’ nel vivo del lavoro che ha svolto in università. Perché avete scelto di approcciarvi a questa tematica mediante il telerilevamento? Quali erano gli obiettivi della ricerca?

Non essendoci, ad oggi, una terapia certificata contro la malattia, le acquisizioni con UAV (Unmanned Aerial Vehicle), ovvero i sistemi che vengono comunemente identificati come droni, attrezzati con sensori di vario tipo, sono l’unico strumento che consente di monitorare su larghe estensioni e in tempi rapidi il progredire della malattia evitando eradicazioni indiscriminate con denaturalizzazione del paesaggio.

In che modo l’impiego di sensori da remoto potrebbe evitare eradicazioni indiscriminate?

È questo il cuore del lavoro di ricerca condotto su sei oliveti nelle campagne tra il leccese e il brindisino. Dopo aver rilevato le aree con voli a 30 e 70 metri dal suolo, le immagini acquisite sono state analizzate impiegando diversi software e il calcolo di alcuni indicatori matematici (chiamati “indici vegetazionali”) ha portato alla luce alcune interessanti anomalie anche su alberi che a occhio nudo non presentavano sintomi evidenti di disseccamento. “Albero con anomalie” significa albero potenzialmente malato e quindi destinato ad essere abbattuto, senza che questo implichi l’eradicazione di quelli circostanti (come invece si continua a fare in zona cuscinetto).

Cosa intende per “anomalie”?

Per ciascun indicatore (indici vegetazionali) sono state poste delle soglie di discriminazione tra olivo potenzialmente sano e olivo potenzialmente malato; in alcune chiome che a occhio nudo non presentavano sintomi di disseccamento, sono stati individuati dei “buchi”, ovvero dei punti in cui il valore dell’indicatore è risultato inferiore a quello soglia, spia di una potenziale malattia.

Perché continua a parlare di “potenziale” malattia? I risultati ottenuti dall’analisi computazionale hanno avuto un riscontro nelle analisi di laboratorio?

I risultati ottenuti hanno trovato conferma a seguito della pubblicazione sul sito ufficiale della Regione Puglia (Consultazione Dati Zone Monitoraggio – Fenomeno Xylella Fastidiosa – sit.puglia.it) delle analisi di laboratorio effettuate durante la campagna di monitoraggio 2021 nel comune di Fasano. Tuttavia, è d’obbligo comunque parlare di “potenzialità”, poiché sarebbe opportuno confermare la validità dell’approccio infittendo le acquisizioni tanto temporalmente quanto spazialmente e/o impiegando dei sensori con una risoluzione spettrale maggiore (per avere dei risultati più raffinati).

Da quanto emerge si intuisce che c’è ancora da lavorare a riguardo…

Assolutamente sì, c’è ancora tanto da fare, ma si è sulla giusta strada: sono stati già condotti due progetti, finanziati dalla Comunità europea, e il terzo è in corso (è il progetto REDOX). Consapevoli, e testimoni di quanto successo nel leccese, bisogna assolutamente evitare che lo scenario si ripresenti nelle altre province. È necessario insistere sul telerilevamento, affinché possa diventare, al pari delle analisi di laboratorio, uno strumento certificato per l’individuazione di olivi malati, al fine di intervenire sul singolo albero prima che il disseccamento risulti visibile e possa diffondersi.

Le immagini e il video sono di Sara Dell’Anna

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