Visioni

Rinascita: interni e dintorni di una parola

Daniela Marcheschi

La decima edizione di Olio Officina Festival, che ha avuto come tema portante “L’olivo rinasce”,  si è appena conclusa, e la professoressa Daniela Marcheschi, direttrice della rivista di letteratura Corso Italia 7, edita da Olio Officina, è intervenuta proprio intorno a questo tema, scavando, per noi, nel senso profondo della parola rinascita, la quale va intesa come una “nascita che rinnova radicalmente l’atto della nascita stessa.”

 

Rinascita: ossia ri-nascita, “nascita per una seconda volta”, perché il prefisso ri- indica proprio la ripetizione. Ma lo stesso prefisso suggerisce anche il significato di un “cambiamento” che si genera nella iterazione; e ha inoltre un valore intensivo: rinascita è allora una nascita che rinnova radicalmente l’atto della nascita stessa.

         Nel termine rinascita si trovano così racchiusi diversi significati di ambiti concettuali molteplici.

         Nascita è l’atto unico di essere generati da qualcuno, dal suo volere e dalla sua carne: non abbiamo voluto noi, sul piano biologico, la nostra nascita, non ci sarebbe stato possibile, bensì i nostri genitori. Alla nascita biologica dell’essere umano, nelle varie fasi di sviluppo naturale di tutte le funzioni già in nuce (cognitive, affettive ecc.), non corrisponde subito una piena nascita intellettuale e spirituale. Si deve innescare un processo: si devono acquisire nel tempo, fra l’altro, la coscienza di sé e dell’ambiente, il linguaggio in quanto suoni che significano cose e concetti, concreto e astratto, padronanza del corpo. Natura e cultura sono inscindibili, ma, se si ha presto o subito la consapevolezza dei propri bisogni immediati (bere, mangiare ecc.), la coscienza della cultura è acquisizione non immediata.

         La rinascita è un rimanere legati alla consistenza vitale della nascita, ma per liberarla in tutte le sue potenzialità intellettuali e spirituali: per rafforzarla e cambiarla di segno nella direzione di una piena esperienza, che si realizza in un nuovo agire. Un dimorare per imprimere un movimento nuovo.

         La rinascita è frutto della coscienza. La rinascita è così per noi possibile volerla e generarla. In questa si è coinvolti in modo attivo: il generato può generare una nuova nascita, di sé e di ciò che ha intorno.

         Nella cultura noi nasciamo nelle tradizioni, in una tradizione; ma rinasciamo per nostra precisa scelta e volontà nelle tradizioni, in una tradizione: prendendocene la piena responsabilità e restituendo vita. "Tradizione" è per molti il semplice far passare di mano in mano: la trasmissione lineare di memorie e informazioni da una generazione all'altra. Invece le tradizioni o una  “tradizione” sono ben lontane dall’essere una acquisizione passiva: cioè epigonismo.

La “tradizione” è la trasmissione al futuro di quanto ci riguarda da vicino e, appunto, per nascita: è un'originale reinterpretazione della cultura e delle sue forme. Etica ed Estetica in mutua tensione.

         Eraclito esortava a non agire esclusivamente da figli dei propri genitori, ovvero secondo quanto ci è stato tramandato. Il compito degli intellettuali, di ogni generazione è diventare poli vitali di ri-orientamento e cambiamento. Da generati devono generare altro. E nutrire il senso delle tradizioni è l'unico modo che un autore ha per coltivare la consapevolezza formale, la coscienza del contingente in cui si colloca il proprio lavoro, ma anche delle multiformi prospettive storiche, artistiche, letterarie entro cui una opera instaurerà una larga rete di riferimenti nuovi, diventando un polo dinamico in grado d'originare e diffondere altre energie creative.

         La rinascita per questo non può essere evento ciclico, bensì radicale: deve realmente e profondamente rigenerare, cambiare destino, tappe, modalità del nostro cammino. È il passato della nascita, il presente e l’urgenza della scelta per avviare il futuro. Incipit vita nova: scrive non a caso Dante nel proemio della Vita Nuova, opera in cui dichiara di sperare di poter vivere abbastanza a lungo per «dicer di lei quello che mai non fue detto d’alcuna» (conclusione della conclusione: il cap. XLII).       

         La rinascita come orizzonte della cultura nella ricerca della verità: che ne è la mèta sempre intravista, mai raggiunta.

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