[...] il rapporto in questione [quello dell'Istat, NdR] arriva alla conclusione che l’agricoltura italiana è profondamente diversa da quella di vent’anni fa [...]
[...] il caso dell’olio è il più significativo. Dal 2006 al 2025 la produzione di olio di oliva è passata da 603,3 a 378,6 milioni di litri (-37,6%). Un bel declino per una coltura di cui facciamo vanto. Nel 2025, solo il 21,4% della produzione nazionale di olio di oliva è destinata al mercato interno (81 milioni di litri su 379): il fabbisogno interno di olio di oliva è alimentato con 565 milioni di litri di olio di oliva importato, livello pari a 1,5 volte la produzione nazionale.
È o non è un paradosso? L’Italia mantiene una forte identità produttiva e commerciale legata all’olio di oliva, ma una parte consistente del fabbisogno nazionale viene soddisfatta attraverso il mercato internazionale.
Se non stiamo proprio messi male ma bene non stiamo, allora stiamo in trasformazione. Invece di vantarci di questo e di quello e della bontà delle nostre antiche e tradizionali produzioni, dovremmo analizzare con attenzione la trasformazione e capire come intervenire.
Antonio Pascale
Così lo scrittore e agronomo in un suo editoriale apparso su “AgriFoglio”, il supplemento agricolo del quotidiano il Foglio, a proposito dell'ultimo rapporto Istat che analizza quasi vent'anni di produttività agricola nazionale.
Tra i vari libri di Antonio Pascale, autore di romanzi e saggi, gran parte dei quali editi da Einaudi, consigliamo il volume La foglia di fico. Storie di alberi, donne, uomini, disponibile ora, sempre presso lo stessoi editore, nella collezione dei Tascabili. L'ultimo libro pubblicato è il romanzo Cose umane, edito da Einaudi nel 2025.