Natalino Irti (Avezzano, 5 aprile 1936 – Roma, 11 giugno 2026), morto questa mattina, è stato un grande giurista. Quando incominciai a occuparmi di contratti agrari, cinquant'anni fa, avevo tra i testi da studiare anche il suo Manuale di diritto agrario italiano (Utet, 1978). Da allora ho seguito le sue pubblicazioni fino alle ultime Dialogo sul liberalismo. Tra Benedetto Croce e Luigi Einaudi (2012), L'uso giuridico della natura (2013), Un diritto incalcolabile (2016). Con Emanuele Severino ha scritto il Dialogo su diritto e tecnica (2001) e, con Massimo Cacciari, Elogio del diritto (2019).
Nel marzo 2021 è uscito il suo Viaggio tra gli obbedienti, una sorta di diario scritto nei mesi del lockdown per la pandemia. Rinchiuso in un casale abruzzese, lo studioso rifletteva sull'obbedienza, partendo dall'ondata di decreti e "consigli scientifici" emanati in quel periodo. Sono 63 paragrafi raccolti in 9 capitoli. Irti non risponde alla domanda "che cosa fare", se obbedire o non obbedire a un dato comando. Egli scrive: "La domanda nasce, e rimane, all'interno della coscienza individuale". Il volume è una carrellata nella storia per individuare modi e ragioni, stati emotivi e pensieri riguardanti l'obbedire. Le fonti sono non solo giuridiche ma anche filosofiche, sociologiche e letterarie. Si può obbedire per conformismo, per paura, per scambio, per legittimismo, per cittadinanza, per identificazione, per giuramento, per coerenza, per amore. "Rare - scrive Irti - sono le esperienze di vita in cui pieghiamo le ragioni dell'intelletto alle ragioni del cuore. Rare, poiché obbedienza non è il semplice rispondere sì, ma prendere posizione dinanzi a un comando, a un concreto ordine di fare o non fare. L'universale amore cosmico, o il generoso afflato umanitario nulla hanno da vedere con l'atto di obbedienza, che nasce dall'intimità del volere e dalla nobiltà della sua solitudine. L'autenticità dell'obbedire è nella concreta determinatezza di un comando, nell'intimo destarsi dell'alternativa, e infine, nella risoluta scelta del sì".
Sono andato a rileggermi alcuni passaggi del libro per ricordare la figura straordinaria di questo intellettuale che ci lascia.
In apertura, foto di Alfonso Pascale