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Grande rilievo agli oli

Il prestigioso Premio internazionale Mario Solinas assegnato per la prima volta a un olio cinese. L'Università di Granada presenta l’innovativo progetto il cui obiettivo è lo sfruttamento integrale delle foglie di ulivo. La Giordania investe e avanza, mentre il Coi gli accredita quattro gruppi panel su un totale di sette. In Spagna intanto è stato firmato un manifesto a difesa del Panel Test quale indispensabile metodo di controllo degli oli

Mariangela Molinari

Grande rilievo agli oli

Apriamo la rassegna stampa di questa settimana (QUI) con una notizia letta su diariocordoba.com (ma apparsa su più testate), che la dice lunga sui tempi che cambiano: il prestigioso Premio internazionale Mario Solinas, attribuito ai migliori oli extravergine di qualità, nell’edizione 2018 ha incoronato per la prima volta anche un olio cinese. Sono stati, infatti, Cina, Marocco, Portogallo e Spagna ad aggiudicarsi le quattro medaglie d’oro nelle altrettante categorie del Concorso, che ha visto la partecipazione di 189 oli evo provenienti da 11 Paesi, tra i quali 97 dalla Spagna, 15 dall’Italia, 35 dal Portogallo e 16 dalla Tunisia. La Cina, dal canto suo, si è presentata con due soli prodotti, uno dei quali, quello firmato dall’azienda Longman Garden City Olive Technology Development, è, per l’appunto, salito sul podio nella categoria “maturi”.
Il traguardo tagliato conferma lo sviluppo che l’olivicoltura sta conoscendo nel Paese asiatico, dove si stima che la superficie coperta da olivi sia di 90mila ettari, il 45% dei quali coltivati con regime irriguo, e dove ogni anno si impiantano circa 14mila nuovi ettari.

Passiamo alle pagine di Oleo Revista, dove si dà conto (QUI) della partecipazione dell’Università di Granada a Innoleaf, l’innovativo progetto che si è posto come obiettivo lo sfruttamento integrale delle foglie di ulivo, un sottoprodotto di cui solo in Andalusia si accumulano ogni anno 514.345 tonnellate. Finanziato dai fondi del Partenariato europeo per l’innovazione “Produttività e sostenibilità dell'agricoltura”, l’iniziativa s’inserisce nell’ambito della promozione di un’agricoltura sostenibile e circolare, e punta a ottenere prodotti ad alto valore aggiunto destinati al mercato internazionale della nutrizione animale, senza sottovalutare ulteriori sbocchi futuri nel comparto farmaceutico, nutraceutico e dell’alimentazione umana.
Le principali sfide tecnico-scientifiche sono la produzione di composti bioattivi di seconda generazione, lo sviluppo di tecnologie che migliorino la biodisponibilità dei prodotti, la caratterizzazione chimica degli stessi prodotti attraverso tecniche strumentali e l’ottenimento di evidenze scientifiche che avvallino l’efficacia di tali tecnologie.
Il gruppo operativo è coordinato da PYME Innovaoleo e annovera la partecipazione del Centro di ricerca e sviluppo degli alimenti funzionali (CIDAF), del Dipartimento di chimica analitica dell’Università di Granada, della Stazione sperimentale di Zaidín, appartenente al Consiglio Superiore di Ricerche Scientifiche (CSIC) e della cooperativa oleicola El Tejar Nuestra Señora de Araceli.

Cambiamo argomento su agroinformacion.com, dove si riporta (QUI) come, a fronte della caduta del prezzo dell’olio extra vergine di oliva di oltre il 17% nelle ultime settimane, le organizzazioni agrarie hanno cominciato a mettere in guardia contro possibili movimenti speculativi.
L’Associazione agraria giovani agricoltori (Asaja) e l’Unione dei piccoli agricoltori (UPA) hanno avvertito che i più consistenti cali nei prezzi si sono verificate nell’undicesima e dodicesima settimana della campagna. Il delegato dell’UPA a Córdoba Miguel Cobos ha assicurato che “non esistono motivi oggettivi perché si verifichi una caduta del prezzo dell’olio, se non mosse speculative, avviate dai grandi imbottigliatori e distributori che prevedono senza alcun fondamento raccolte corpose nella prossima campagna come conseguenza delle ultime piogge”.
D’altra parte, il periodo in cui si stanno verificando queste drastiche diminuzioni nei prezzi è uno di quelli “chiave” per le aziende, che necessitano con urgenza di liquidità per poter affrontare i costi dei trattamenti fitosanitari e delle potature che gli uliveti richiedono in questo momento dell’anno.
In termini similari si è espresso pure il presidente dell’Asaja di Córdoba, Ignacio Fernández de Mesa, che non ha mancato di sottolineare pure la flessione dei consumi interni di oltre un 10% e delle esportazioni tra il 5 e il 6%, a favore dell’olio di girasole.

Lasciamo la Spagna per trasferirci in Giordania (QUI). Anche nella sua versione inglese Mercacei punta i riflettori su questo Paese, dove quello oliandolo è uno dei principali settori economici, grazie non da ultimo ai consistenti investimenti che ad esso sono stati indirizzati. Senza contare, poi, che qui si trova uno dei più antichi insediamenti di ulivi al mondo. In Medio Oriente, infatti, questa pianta è coltivata per la produzione di olio da oltre 6mila anni e, come è stato messo in evidenza da un team di archeologi franco-giordano, la valle del Wadi Rum, nella parte meridionale della Giordania, ha ospitato ulivi dal 5400 a.C.
Oggi la loro coltivazione è diffusa in particolare nell’Ovest e nel Nord-Est del Paese.
Secondo i dati del Dipartimento di statistica della Giordania, l’area coperta da uliveti (12 milioni di alberi) rappresenta il 24% della superficie agricola complessiva, mentre negli ultimi cinque anni la produzione annuale di olive è stata di 151mila tonnellate, di 27mila tonnellate quella delle olive da tavola e di circa 23mila tonnellate quella di olio di oliva.
Dal 2000 la Giordania ha raggiunto l’autosufficienza nella produzione sia di olio di oliva sia di olive da tavola, raggiungendo il record produttivo di 37mila tonnellate di olio di oliva nell’annata 2006-07. La maggior parte della produzione è destinata al consumo interno, con una media pro capite di 2,5 kg; quanto rimane è inviato sui mercati esteri, tra cui Pakistan, Kazakhstan, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar.
Le varietà di ulivo presenti in Giordania sono una trentina, molte delle quali utilizzate per la produzione sia di olio sia di olive da tavola. Tra le autoctone vanno ricordate la Nabali, la Rasie Nassohi e la Souri, qui coltivate da secoli. Nell’annata 2016-17 l’export di olive da tavola giordane ha conosciuto un incremento del 43% rispetto alla campagna precedente, passando dalle 7mila tonnellate a circa 10mila. In questo caso, la principale destinazione è Israele, che assorbe il 35% delle esportazioni totali, seguito da Arabia Saudita (21%), Emirati Arabi Uniti (20%), Kuwait (12%) e Stati Uniti (4%). Alla Giordania, membro del COI, sono stati riconosciuti e accreditati dall’organizzazione internazionale quattro panel test su un totale di sette, accreditati e amministrati dal Ministero dell’Agricoltura.

E, a proposito di panel test, torniamo in Spagna, sulle pagine di Mercacei, dove si riporta (QUI) che associazioni e organismi politici pubblici e privati del settore oliandolo hanno firmato il 10 aprile un manifesto di difesa del Panel Test come indispensabile metodo di controllo degli oli vergini. Un’iniziativa, questa, che sorge in risposta a quanto espresso da Asoliva (l’associazione dell’industria degli esportatori di olio di oliva) e Anierac (l’associazione nazionale degli imbottigliatori e raffinatori di oli commestibili), che nelle scorse settimane avevano dichiarato questo metodo insicuro dal punto di vista giuridico.
Nel documento in difesa del Panel Test applicato agli oli vergini, invece, esso viene definito uno “strumento indispensabile per la classificazione degli oli di oliva vergini, che consente di differenziare quelli extra vergini dai vergini e dai lampanti, al di là delle analisi fisico-chimiche”. In considerazione di ciò, dunque, si ritiene imprescindibile che vergini ed extra vergini passino questa prova sensoriale, non solo per dare valore all’enorme sforzo dei produttori, ma anche per garantire ai consumatori oli conformi alla categoria dichiarata in etichetta, di elevata qualità e senza difetti organolettici.

 

La foto di apertura è di Olio Officina

Mariangela Molinari - 10-04-2018 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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