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I consumatori di extra vergine

Speciale Filo d'Olio 2018 | Segmentare l'extra vergineUna ricerca Doxa, commissionata da Federolio,  approfondisce il rapporto tra gli italiani e l’olio da olive. Ne emerge che l'85% dei consumatori nostrani utilizza in prevalenza l’olio extra vergine di oliva, giacché ritenuto il "migliore da utilizzare" (36%), "un olio di qualità" (27%) e un olio che "fa bene alla salute" (18%). Non solo, si scopre che il 39% degli italiani spende mediamente meno di 6 euro al litro, il 48% da 6 a 10 euro e il restante 13% va invece oltre i 10 euro

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I consumatori di extra vergine

Riportiamo, tal quale, a beneficio di chi ci segue, la nota stampa diffusa da Federolio in relazione allo storico accordo tra la stessa Federolio e Coldiretti e Unaprol. L'incontro si è svolto a Roma lo scorso 28 giugno, nell'ambito della convention "Filo d'Olio. Segmentare per crescere: nuove prospettive di consumo e di offerta".

Oltre a quanto già riportato nel resoconto ufficiale (QUI) dello storico accordo tra le tre organizzazioni di categoria, nell'ambito della convention Federolio, che si è svolta presso il Palazzo Rospigliosi a Roma, proprio accanto al Quirinale, un ulteriore spunto di riflessione sono stati i risultati di una ricerca Doxa commissionata da Federolio per approfondire il rapporto tra gli italiani e l’olio d’oliva, presentati in occasione della convention. 

L’olio extra vergine d’oliva - si legge nella nota stampa diffusa da Federolio - è risultato di gran lunga il più utilizzato (85% del campione), sia perché è l’olio migliore da utilizzare (36%) e perché un olio di qualità (27%) ma anche perché fa bene alla salute (18%). L’indagine ha mostrato anche una variabilità nel costo per l’acquisto con il 39% degli italiani che mediamente spende meno di 6 euro al litro, il 48% che spende da 6 a 10 euro e il restante 13% che va oltre i 10 euro.

L’acquisto avviene presso la grande distribuzione per quasi la metà del campione (56%) con un prezzo medio di 6,2 euro al litro ed una frequenza d’acquisto inferiore al mese e per il 33% direttamente nel luogo di produzione con un prezzo medio che raggiunge gli 8,4 euro/l ed acquisti che avvengono un paio di volte l’anno (32%) e una volta l’anno (26%).

Nella scelta dell’olio tra le caratteristiche prese in considerazione c’è l’origine e la provenienza italiana delle olive (52%), il rapporto qualità prezzo (39%) ma anche la trasparenza di tutte le fasi produttive (31%) ed una filiera produttiva certificata (23%). Decisamente forte il legame con la produzione gestita da famiglie storiche che è rilevante per un italiano su 6. La motivazione è legata all’esperienza e alla qualità che i marchi legati alle famiglie storiche sono capaci di esprimere oltre che la capacità di valorizzare il Made in Italy.

Nel portare il proprio contributo al dibattito, il Consorzio CEQ – Consorzio Extra Vergine di Qualità ricorda come “Garantire e promuovere un extra vergine italiano di fascia alta è l’ambizione del Consorzio Ceq da molti anni. Un progetto che oggi si arricchisce anche del prezioso supporto di Federolio, convinti ormai che, come paese produttore tradizionale, abbiamo l’interesse di scrivere pagine nuove sull’extravergine, per riaffermare una leadership anche sul piano culturale, che faccia leva possibilmente su un’innovazione radicale. La costruzione del nuovo concept di extravergine italiano di alta qualità è l'unico obiettivo che il Consorzio CEQ intende perseguire nei prossimi anni e per il quale ha messo a punto un suo marchio di Garanzia. Si tratta di un’operazione dove ciascun operatore avrà una parte del merito e delle responsabilità, dal produttore allo stesso distributore e ristoratore, perché la sfida è quella di portare in tavola un extra vergine ad alto valore nutrizionale, con un patrimonio di profumi e di fragranze integre anche a dodici mesi dal suo confezionamento”.

L’Italia gode ancora di un forte prestigio internazionale sulla qualità del suo extravergine, che è oggi in calo per le tristi vicende produttive interne e per la crescita inarrestabile, qualitativa e quantitativa, del nostro principale concorrente, la Spagna. La soluzione passa attraverso una strategia a doppio pedale, dove nel pieno rispetto della trasparenza e della chiarezza, trovino spazio due tipologie di extravergini, uno italiano di alta qualità, nuovo nei valori e nelle modalità di distribuzione e consumo, in grado di rafforzare il primato italiano e una selezione più ampia di blend costruiti intorno ad un olio e a una reputazione di uno standard italiano, in attesa dell’auspicata crescita della produzione interna.

 

 

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La foto di apertura è di Olio Officina

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