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L’agroalimentare italiano in Cina

Nel mezzo di una crisi finanziaria senza precedenti, il Made in Italy non si arrende e crea nuove opportunità. Una accurata analisi del settore food & beverage ci fa comprendere come il Paese che fu dominio assoluto di Mao sia oggi il più grande mercato mondiale della vendita al dettaglio

Alessia Placchi

L’agroalimentare italiano in Cina

Dopo uno stage professionale alla Camera di Commercio Italiana a Pechino, l'Autrice dello studio continua a mantenere rapporti di collaborazione con l'organizzazione, per cui ha realizzato l'overview della xxx uscita del "Quaderno" dedicato al tema Food e che Olio Officina Magazine pubblica in anteprima a puntate. (1. continua)

IL MERCATO F&B IN CINA

Alla fine del 2011, la Cina è divenuta il più grande mercato mondiale nella vendita al dettaglio di generi alimentari, oltrepassando gli Stati Uniti. La Cina è diventata, inoltre, il quarto principale importatore di beni agroalimentari (dopo UE, USA e Giappone).

In termini di provenienza di tali prodotti alimentari, gli Stati uniti sono il primo paese esportatore, seguito da Brasile, Canada e Argentina. Mentre, tra i membri UE, spiccano Francia (che copre da sola il 35% delle importazioni dall’Europa), Paesi Bassi, Spagna e Danimarca.

Se dal 2006 al 2011, l’export F&B europeo verso la Cina si è letteralmente triplicato, raggiungendo i 3.3 bilioni di Euro, le prospettive per i prossimi anni sono altrettanto favorevoli: + 15% annuo fino al 2015.

E’ evidente quindi che l’agroalimentare rappresenta uno dei settori più dinamici del gigante asiatico e con riferimento al “Made in Italy” è un comparto che ha confermato un incoraggiante trend di crescita negli ultimi anni.

Nonostante il primato di export verso la Cina sia detenuto da altri paesi europei, l’Italia appare in ripresa, favorita dalle nuove tendenze del mercato cinese, ora incentrate su prodotti quali vino, formaggi, latticini e prodotti di gelateria, pasta, olio d’oliva, caffè e altri. Tutti prodotti in cui l’Italia ha da sempre fatto valere le sue eccellenze nazionali.

Fino a oggi, una serie di problemi e inefficienze, a livello tanto di sistema quanto d’impresa, ha fatto si che l’enorme potenziale del quale le imprese italiane sono naturalmente dotate sia sfruttato solamente in minima parte e paesi produttori di beni comparativamente inferiori in termini di qualità (quali l’Australia o il Cile per il vino, la Grecia o la Spagna per l’olio) siano riusciti a occupare il mercato locale a scapito delle imprese italiane.

Vediamo quale sia attualmente la situazione dell’importazione e distribuzione dei prodotti agro-alimentari italiani in Cina.

 

INTER-SCAMBIO COMMERCIALE CON L’ITALIA

Nel mezzo di una crisi finanziaria senza precedenti, l’agroalimentare “Made in Italy” non si arrende e crea nuove opportunità oltreoceano ed è in particolare la Cina, con la sua nuova politica diretta a un aumento dei consumi interni, e di conseguenza anche delle importazioni, a rappresentare la nuova terra promessa per le esportazioni italiane nel settore F&B.

Nel periodo Gennaio-Settembre 2013, il valore delle esportazioni italiane in Cina per i prodotti alimentari ha raggiunto i 165,118 milioni di Euro, registrando una variazione del +14,8% rispetto allo stesso periodo del 2012. Mentre il settore delle bevande ha fatturato più di 60 milioni di euro con un + 7,3% rispetto all’anno precedente.

Molte delle eccellenze dell’agroalimentare italiano hanno registrato aumenti da record: tra gennaio e maggio 2013 l’export di vino, pasta, olio e formaggi è aumentato del 22,9%; quello dei prodotti freschi dell’agricoltura addirittura del 65,3%.

Secondo uno studio Coldiretti, a piacere ai cinesi, oltre ai vini per un importo di 67 milioni di euro in crescita record del 63%, ci sono l'olio di oliva per un totale di 24 milioni di euro in crescita del 4%, i dolci e i biscotti con 10 milioni di euro (+20%), la pasta con 5,3 milioni con un incremento del 60 % e i formaggi, 2,7 milioni in aumento del 42%.

I dati dell’export italiano verso la Cina fanno quindi collocare il nostro Bel Paese tra i principali partner commerciali dell’Impero Celeste: l’Italia è infatti il primo fornitore di cioccolato (con una quota di mercato del 39,1%) e pasta (19,6%), seconda nelle esportazioni di olio d’oliva extravergine (20,1%) e di acque minerali (14,9%), terza nel caffè (6,6%), quinta nei formaggi (3,0%).

In particolare il settore wine&food “Made in Italy” si conferma come uno dei settori più dinamici dell’export verso la Cina. Nel 2013 si è registrato un incremento del 6% delle esportazioni di vino, confermando i dati estremamente positivi degli anni scorsi. In particolare, il mercato delle bollicine sembra essere molto attrattivo per i buyers del Paese del Dragone, se consideriamo che lo scorso anno le vendite hanno registrato un incremento del 236%.

 

IL “CASO” VINO

Il vino, esempio della qualità italiana riconosciuto in tutto il mondo, incarna in sé le potenzialità dell’agroalimentare italiano da un lato e le difficoltà del nostro paese di sfruttare appieno tali eccellenze dall’altro. Esso, infatti, costituisce l’esempio calzante di come molti dei prodotti “Made in Italy” di alta qualità non riescano ad affermarsi sui mercati esteri.

Con particolare riferimento alla Cina, nonostante il boom dello spumante, nel Paese c’è ancora molto spazio di crescita per il vino italiano: l’Italia è, infatti, al quarto posto nella classifica dell’import cinese, dopo Francia, Australia e Cile.

A detta dei consumatori cinesi, più dell’80% ritiene che il vino francese sia il migliore, seguito da quello italiano e poi da quello cinese, spagnolo, australiano e tedesco.

Questo risultato è stato determinato principalmente da due fattori: dall’intensa attività di marketing e di promozione portata avanti dai francesi in Cina già vent’anni fa con le prime joint venture e dalla mancanza di ‘educazione’ e sensibilità al gusto del consumatore tipo, che bene vino per il suo valore di status symbol e lo sceglie in base al brand, alla provenienza e al prezzo.

A completare il quadro, l’incapacità del nostro Paese di creare un sistema distributivo efficace in grado di valorizzare i marchi nostrani e sottrarre gli operatori italiani alla concorrenza feroce dei competitors locali.

La via da seguire per incrementare l’export del vino italiano in Cina dovrà quindi puntare su un’intensa attività congiunta delle istituzioni e degli esportatori finalizzata alla creazione di un sistema Italia, un mercato compatto volto alla promozione del prodotto viticolo italiano di qualità, passando inevitabilmente attraverso eventi, corsi di tasting ed educazione del consumatore.

 

1. continua

Alessia Placchi - 11-02-2014 - Tutti i diritti riservati

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