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L’olio negli altri Paesi

Si registra la grande avanzata della Tunisia. Nella campagna 2017-18 il Paese ha messo a segno la più forte crescita registrata a livello internazionale nella produzione: +120% rispetto alla precedente campagna. In Grecia, invece, è in procinto di essere avviata l’identificazione genetica delle varietà autoctone di ulivi e la loro registrazione ufficiale. La Spagna, infine, scalza l’Italia e guadagna la leadership delle esportazioni di olio di oliva negli Usa

Mariangela Molinari

L’olio negli altri Paesi

Tra le notizie apparse sulla stampa estera negli ultimi giorni ne figurano un paio che siamo andati a riprendere direttamente alla fonte, sul sito web del Consiglio oleicolo internazionale: oltre all’investitura ufficiale dell’Argentina a presiedere il COI dal primo gennaio al 31 dicembre 2018, di cui già abbiamo dato conto nelle scorse settimane, più riviste hanno riportato l’adesione dell’Uruguay al Consiglio oleicolo, grazie alla recente ratifica dell’accordo internazionale sull’olio di oliva e le olive da tavola. La compagine del COI si arricchisce, così, di un nuovo attore importante sulla scena del mercato mondiale, che contribuirà ad alimentare il dialogo sui temi più attuali di politica economica, tecnica olearia e tutela dell’ambiente.

Passando all’economia, su AGV - Agenzia Giornalistica Il Velino, leggiamo del vero e proprio exploit conosciuto dalla Tunisia nella produzione di olio di oliva, segnalato, tra l’altro, da diverse testate di lingua francese, come Libération e tunisienumerique.com. Nella campagna 2017-18, infatti, il Paese ha messo a segno la più forte crescita registrata a livello internazionale nella produzione: +120% rispetto alla precedente campagna, come ha comunicato una nota diffusa nei giorni scorsi dallo stesso governo, riportando i dati del COI. Perciò, grazie a una produzione di olio d’oliva stimata intorno alle 220mila tonnellate, la Tunisia si viene ad attestare al quarto posto nella classifica mondiale, mentre a detta dell’Ufficio nazionale dell’olio le esportazioni del prodotto dovrebbero portare all’economia tunisina circa 700 milioni di euro.
Secondo le previsioni del COI, ci si può attendere un trend decisamente positivo anche in Turchia, grazie a una produzione di circa 287mila tonnellate (+ 62%), in Marocco (140mila tonnellate, pari a +27%), Algeria (80mila tonnellate, +27%), Argentina (37.500 tonnellate, +74%), Giordania ed Egitto (entrambe in crescita del 25%, con una produzione di 25mila tonnellate) e Libia, con 18mila tonnellate (+12%).

Rimaniamo nel bacino del Mediterraneo per passare, però, in Grecia, dove, come pubblica Mercacei, il governo ha seguito l’esempio spagnolo per quanto riguarda il regolamento sulle bottiglie “antirabbocco” in hotel e ristoranti. Dal primo di gennaio di quest’anno, infatti, con l’approvazione del Ministero delle finanze, è entrata in vigore una norma in base alla quale l’olio venduto in questo canale distributivo deve obbligatoriamente essere presentato in una debita confezione, in modo da sradicare l’abitudine consolidata nel Paese di offrire in bar e ristoranti olio in contenitori generici e unbranded. Per i locali che disattenderanno il nuovo regolamento sono previste multe fino a 500 euro.
Anche l’associazione dei commercianti ha considerato positivamente l’adozione di questa misura, sottolineandone la capacità di garantire la qualità dell’offerta e la salute dei consumatori, e ha espresso la convinzione che per il settore non sarà necessario un periodo di prova.
Mercacei ricorda che lo stesso regolamento è entrato in vigore in Spagna già nel 2014. Da allora, gli oli di oliva disponibili in ristoranti, hotel e servizi catering devono presentarsi in un packaging opportunamente etichettato e dotato di un sistema di apertura che impedisca il rabbocco una volta che l’olio contenuto in origine nella bottiglia sia terminato.

Restiamo in Grecia, per leggere su www.greekreporter.com che, in base a quanto reso noto dallo stesso Ministero dell’educazione, ricerca e affari religiosi, è in procinto di essere avviata l’identificazione genetica delle varietà autoctone di ulivi e la loro registrazione ufficiale. L’obiettivo dell’iniziativa, che fa capo al settore Ricerca e Innovazione del ministero, è arrivare a decifrare tutto il materiale genetico degli ulivi presenti in Grecia, utilizzando la tecnologia del DNA e la genomica, in modo da mettere in evidenza le peculiarità di queste varietà, migliorare la qualità della produzione e incrementarne il valore aggiunto.
Il progetto sarà condotto in collaborazione con il Ministero dello sviluppo rurale e conterà sulla partecipazione dei principali istituti universitari e di ricerca specializzati in genomica e biologia molecolare. In prima battuta si procederà alla descrizione e autenticazione del materiale genetico e, parallelamente, anche alla salvaguardia e conservazione di importanti cloni. Per la fase iniziale, che dovrebbe essere condotta in un periodo di due anni, sono intanto stati assicurati fondi per 5 milioni di euro, ma il progetto ha tutte le potenzialità per attrarre anche altre risorse.

Dalla ricerca ai consumi, dalla Grecia alla Spagna. Su Revista Almaceite leggiamo che nel mercato spagnolo il consumo di olio di oliva non accenna a riprendere. Certo l’aumento dei prezzi di vendita al pubblico verificatosi nelle ultime due campagne non è stato d’aiuto, ma la tendenza in realtà era già in atto in precedenza. Il cambio di modelli di consumo (dai nuclei familiari sempre più ristretti all’aumento dei pasti fuori casa, fino al boom dei piatti pronti, apprezzati soprattutto dai più giovani) ha senza dubbio avuto un influsso significativo sul trend. Parrebbe, dunque, che alla crescita per l’apprezzamento di olio extra vergine di oliva nel resto del mondo corrisponda in Spagna un significativo calo dei consumi.
Sebbene si riferiscano al 2016, i dati dell’ultimo Informe sobre la Alimentación en España di Mercasa mostrano come il consumo pro capite di olio di oliva in Spagna si aggiri ormai sugli 8,5 litri. Di questi, 3,5 litri sarebbero di olio di oliva vergine ed extravergine e 5 litri di altre categorie di olio di oliva, principalmente raffinate. Lo scorso anno la spesa complessiva per l’olio di oliva sarebbe stata di 1.355 milioni di euro, pari a 30,9 euro pro capite. Secondo il report di Mercasa il fattore prezzo continua a essere decisivo, come prova il fatto che i punti vendita di fascia alto o medio-alta registrano i consumi più elevati.

Torniamo sulle pagine di Mercacei, dove si riporta che, secondo il Census Bureau, che fa capo al Dipartimento del commercio negli Stati Uniti, nel 2017 la leadership delle esportazioni di olio di oliva negli Usa è andata alla Spagna. Le vendite spagnole di olio di oliva oltreoceano avrebbero, infatti, raggiunto le 82.350 tonnellate, per un valore di 346 milioni di euro. L’Italia, invece, scalzata dal podio, avrebbe portato oltreoceano 79.739 tonnellate di olio di oliva, per un valore di 341 milioni.

Terminiamo citando da Mercacei una buona notizia. Alla fine dello scorso novembre, la Consejería de Agricultura, Pesca y Desarrollo Rural ha realizzato oltre un migliaio di azioni specifiche di vigilanza contro la Xylella fastidiosa in Andalusia, con prelievi di 6.036 campioni di materiale vegetale, che sono poi tutti risultati negativi alla presenza del patogeno.

 

La foto di apertura (un oliveto in Tunisia) è di Luigi Caricato

Mariangela Molinari - 09-01-2018 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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